Sia santificato il divano, primo del suo nome, signore dei pisolini e custode del telecomando, che mi ha vista e ha detto: "Vieni, creatura affaticata".
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Sia santificato il divano, primo del suo nome, signore dei pisolini e custode del telecomando, che mi ha vista e ha detto: "Vieni, creatura affaticata".
scusate lo so che è triste pubblicare da solo le proprie battute ma ieri a lavoro ne ho fatte un paio che secondo me vale la pena conservare. dovete sapere che sono specializzato nella comicità seria, prendo alla sprovvista il mio interlocutore con battute dette con un tono serio che fanno venire il dubbio. punto al così detto “scoppio ritardato”, quella risata che esplode dopo qualche secondo, il tempo che l’interlocutore impiega a capire, uno che scherzavo e due per capire la battuta.
situazione uno. sono in cassa, accanto a me c’è la mia formatrice/capa/store manager che mi conosce bene. si avvicina una coppia, lui ordina due gelati poi chiede “ma possiamo sederci in sala?”. io dico: certamente. e la cosa sarebbe finita qui, ma lui chissà come mi chiede “possiamo sederci ovunque?”. (roberto non dirlo, roberto non dirlo) gli dico: certo, a patto che la sedia sia libera, mi raccomando non sederti sugli altri clienti. uno, due, tre. la ragazza ride e si copre la bocca dall’imbarazzo, la mia formatrice/eccetera ride e mi dice: “che coglione che sei”
situazione due. mi avvicino alla zona crêpes dove il mio collega sta facendo crêpes da mezz’ora, c’è fila. gli chiedo se va tutto bene. lui incazzatissimo mi dice che la piastra attacca l’impasto. alzo lo sguardo e vedo la fila: sono cinque sei persone, tutte giovani, hanno braccia incrociate in attesa ma sembrano rilassate. capiscono i disagi del mio collega. la cosa sarebbe finita qui, ma il collega dice: “sembra che non so fare più le crêpes”. (roberto non dirlo, roberto non dirlo) ad alta voce, rivolgendomi alla fila, dico: fa il modesto, in realtà è così bravo che i radiohead gli hanno dedicato una canzone, crêpes. uno, due, tre. la fila si rilassa, il mio collega chiede: “in che senso?”
" Il termine umorismo deriva dal termine «umore» e si riferisce ad una sottile e felice disposizione mentale solitamente basata su un fondamento di equilibrio psicologico e di benessere fisiologico. Schiere di scrittori, filosofi, epistemologi, linguisti hanno ripetutamente tentato di definire e spiegare l'umorismo. Ma dare una definizione dell'umorismo è cosa difficile per non dire impossibile. Tanto è vero che se una battuta umoristica non è percepita come tale dall'interlocutore è praticamente inutile se non addirittura controproducente cercare di spiegargliela. Chiaramente l'umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l'aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più. Anzitutto, come scrissero Devoto e Oli, l'umorismo non deve implicare una posizione ostile bensì una profonda e spesso indulgente simpatia umana. Inoltre l'umorismo implica la percezione istintiva del momento e del luogo in cui può essere espresso. Fare dell'umorismo sulla precarietà della vita umana al capezzale di un moribondo non è umorismo. D'altra parte quando quel gentiluomo francese che saliva i gradini che lo portavano alla ghigliottina, avendo inciampato in uno dei gradini, rivolgendosi alle guardie esclamò: «dicono che inciampare porti sfortuna», quel gentiluomo meritava certamente che la sua testa venisse risparmiata. "
Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana.
NOTA: L’autore stese questo breve saggio ("che gli eruditi settecenteschi avrebbero chiamato «una spiritosa invenzione»”) in lingua inglese mentre era professore di economia alla UC Berkeley e lo pubblicò nel 1976 in edizione ristretta riservata ai soli amici. Come un suo altro scritto informale (Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo, distribuito in una ristretta cerchia nel 1973) anche questo pamphlet conobbe una rapida diffusione per mezzo di copie xerografiche e manoscritte. Il fenomeno assunse però proporzioni tali che, pur avendo rifiutato a lungo una traduzione in lingua italiana ritenendo che lo spirito del testo potesse essere colto solo in lingua inglese, Cipolla acconsentì nel 1988 ad una revisione e pubblicazione dei due saggi satirici in lingua italiana da parte della casa editrice Il Mulino. Da questa versione, intitolata Allegro ma non troppo, sono poi state tratte le ulteriori edizioni in altre lingue, compresa quella inglese.
21 Agosto 2025, Policlinico Umberto I di Roma.
Intorno alle 21 una ragazza che conosco personalmente vi si reca per una tac intercranica. Arrivata lì con tanto di mascherina sul viso per un sospetto di covid le viene richiesto di togliere la mascherina "perché ha il ferretto", le viene detto.
Non avendo mai avuto necessità di fare tale controllo, non sapendo come funzionasse, ingenuamente chiede "ma anche il reggiseno ha il ferretto. Devo togliere anche quello?"
Si sente rispondere con una delle battute più infelici e sessiste, da uno dei medici presenti:
"No, ma se vuoi togliere anche il reggiseno fai felici tutti."
La violenza sulle donne inizia molto prima del primo livido sulla pelle! Inizia dalle battute sessiste, che fanno tanto godere gli uomini ma che fanno tanto schifo a noi donne, che abbiamo la sfortuna di vedercele pure sbattute in faccia!
E quando ci rimaniamo male, quando ci incazziamo, quando pubblicamente lo raccontiamo veniamo pure additate come pazze, squilibrate, in cerca di visibilità!
Bisogna smettere di normalizzare la violenza di genere!
Bisogna smetterla di normalizzare le battute sessiste!
Bisogna smetterla di normalizzare il patriarcato in ogni sua disgustosa forma!
Non siamo oggetti inanimati e privi di sensibilità! Non siamo delle bambole di pezza a cui si può fare ciò che si vuole!
Una testata giornalistica ne ha parlato e ne ho letto i commenti, anche di donne, che minimizzano tranquillamente la battuta del medico come se fosse una cosa normale, additando la ragazza come "esagerata". E mi domando seriamente, se fosse stata figlia loro, se le avessero detto ugualmente che era esagerata!
Tanto succede sempre, no?
Succede sempre a tutte di sentirsi fischiare mentre si cammina per strada, di sentirsi urlare "che bel cul*!" E permettetemi di dirlo:
Quelle squilibrate sono le donne che ritengono che questi comportamenti siano complimenti!!!
È violenza, caxxo!
Mettetevelo bene in testa: è violenza! È sessismo! È patriarcato becero!
In 3 parole esatte: È UNO SCHIFO!
Albert Einstein è stato un genio ... ma suo fratello Frank è stato un mostro.
Cit.
Quali sono le principali differenze tra film e commedia teatrale?
La commedia teatrale offre un contatto immediato con il pubblico, permettendo una maggiore interazione e un feedback diretto durante le battute e le scene comiche, influenzando la calibrazione del livello di comicità e la reazione del pubblico in tempo reale. Il film, invece, offre una dimensione visiva più ampia e una maggiore libertà di esplorare ambienti e situazioni, ma perde il contatto diretto con il pubblico, rendendo difficile bilanciare il timing di battute e scene comiche.
Il mio terapeuta mi ha detto: "La ragione per cui ridi e fai battute sul tuo trauma invece di piangere è perché hai insegnato a te stesso a invalidare i tuoi sentimenti in modo che non faccia male".