La scorsa settimana ho avuto la straordinaria opportunità di vivere una settimana a stretto contatto con un corpo militare ( mi manterró estremamente dul vago. Aggiungo solo che è uno dei corpi che operano sul mare ). Piuttosto che soffermarmi a raccontare cosa io abbia fatto e cosa no, voglio soffermarmi su alcune persone che ho conosciuto. Avendo vissuto in una caserma ho incontrato ufficiali, sottoufficiali e personale di truppa. Una caserma è davvero un piccolo mondo, dove ognuno interpreta un ruolo, anche se non puó fare a meno di reprimere il proprio carattere. E dunque, per due giovani ufficiali pieni di sé che credono di avere il mondo ai piedi, ne trovi uno che sembra la personificazione dell'umiltà, e che ti considera comeun altro essere umano, e non come uno sciocco civile. Chi piú mi ha stupito è stato il personale di truppa: ragazzi della mia età, a tutti gli effetti militari, che peró hanno ancora un piede nel mondo civile, e pertanto si trovano - loro malgrado - in una sorta di limbo. La prima cosa che voglio riportare è quanto sia incredibile la differenza dell'impressione suscitata dal vedere il medesimo ragazzo in borghese o in divisa. Non so per quale strano meccanismo inconscio, ma quando indossano la divisa questi ragazzi sembrano tutti anni e anni piú grandi della loro età. E non è un discorso del tipo "l'addestramento li ha fatti crescere". In parte è vero, ma posso assicurarvi che, svestita la divisa, tornano ad essere dei comuni ragazzi di 22,23, 28 anni. Sono peró ragazzi che, a differenza dei coetanei civili, vivono una vita dura e sacrificata, con lunghi turni di lavoro ( 8 ore/dí sulla carta, ma di fatto molti di piú, perché ogni turno di 8h consta di un incarico differente ). Questi sono ragazzi che volontariamente lasciano le loro case, fanno 40 giorni di addestramento a Taranto, e a cui poi viene assegnato dall'alto un incarico ( prima differenza e piú importante differenza: imbarcato o meno ) e successivamente il luogo in cui trascorreranno i restanti 11 mesi, per una paga mensile di poco piú di 900 euro. È quindi comprensibile che tutto questo rafforzi enormenente il loro carattere. Eppure, nonostante le prime esitazioni, alla fine sono tutti disposti a scherzare e chiacchierare con te civile, anche se nella maggioranza dei casi è sempre ben percepibile il confine tra te e loro, che tu non puoi oltrepassare. Loro sanno cosa significhi essere civili, mentre tu non puoi sapere cosa significa essere un militare. Tutti quelli che ho conosciuto sono ragazzi straordinari, e mi si stringe il cuore a pensare che tutti loro sono assolutamente precari; che, qualsiasi sia il motivo per cui si sono arruolati, rinunciano a molto per uno stipendio misero, e si preparano ad un concorso per prolungare la ferma con un numero ridicolo di posti rispetto a quello dei partecipanti. Mi si stringe il cuore a pensare che in un paese come il nostro, dei ragazzi debbano prendere la strada delle armi per evitare di finire in mezzo alla strada perché il loro datore di lavoro li sta per licenziare. Mi si stringe il cuore a sentire le storie di miei coetanei che scelgono questa strada perché altrimenti non avrebbero futuro. E poi, quando ti raccontano quello che gli fanno passare durante l'addestramento, ti senti una cretina a lamentarti delle tue piccole disavventure quotidiane. E nonostante tutto, col senno di poi, mi è stato detto che quei 40 giorni sono stati belli. La cosa che non hanno ( ancora? ) perso questi ragazzi, rispetto a quelli usciti dall'Accademia, è l'umanità e l'umiltà. Sono sí militari, ma anche ragazzi e ragazze, che seppure in alcuni casi vogliano mantenere le distanze, sono ben disposti a chiacchierare in amicizia con te civile, o ad andare al mare con te. È stata davvero un'esperienza straordinaria, che mi porteró sempre nel cuore. Non dimenticheró facilmente i volti di questi ragazzi, che seppur destinati a mansioni di terra sono dei militari, e che comunque, all'improvviso, dal rispondere al centralino della caserma potrebbero ritrovarsi a svolgere ruoli ben piú rischiosi e impegnativi. Dentro di me auguro loro di poter davvero realizzare tutti i loro progetti, che siano quelli di vincere il concorso ed entrare con il tempo in servizio permanente, oppure di riuscire a trovare un lavoro e congedarsi. E comunque, conosce queste persone, mi fa venir voglia di dar ragione a chi sostiene che sia educativo reintrodurre un mini servizio militare obbligatorio ( una sorta di mini naja come quella introdotta da Ignazio-ildiavolo-La Russa ). Non c'è palesemente piú il tempo di "sprecare" un anno nelle forze armate. Eppure, ritengo che potrebbe essere assai proficuo anche un breve periodo come quello di 3 settimane. È innegabile che siamo una generazione di pappemolli impunite e senza alcun tipo di senso del rispetto e del dovere. E io non mi tiro fuori da tutto questo. Qualche giorno di vita militare, senza andare a rischiare la pelle in giro per il mondo - a meno che non lo si voglia davvero fare - penso non ucciderebbero nessuno, né lo priverebbero della sua libertà. Confesso che sto seriamente valutando l'idea di aderire a questa mini naja, l'anno prossimo. Non voglio arruolarmi; non credo che potrei essere in grado di svolgere questo mestiere, ma sono sicuramente dell'idea che una piccola formazione militare possa aiutare nella vita, per quanto riguarda l'impostazione di pensiero. (Ho scelto deliberatamente di non inquinare il post con argomentazioni di assai minor elevatezza morale per cui seguirà un altro post ).