“Capiva che quel che ora la vita dava a lui era qualcosa che non a tutti è dato di fissare a occhi aperti, come il cuore più abbagliante del sole. E nel cuore di questo sole era silenzio. Tutto quello che era lì in quel momento non poteva essere tradotto in nient'altro, forse nemmeno in un ricordo”.
- Italo Calvino, Gli amori difficili
Un viaggio nelle emozioni
Eri così dannatamente eccitante. Una bellezza piuttosto insolita, impressionante e irresistibile, la tua. Ho ancora nella mia mente l’immagine di te. Il ricordo di quella visione non mi abbandona. Sai, ho sempre trovato esaltante ammirarti. Bastava vedere come mi si illuminavano gli occhi quando ti guardavo. Occhi profondi e scintillanti. Era evidente che non avevo nessuna voglia di staccarli da te. Rimanevo folgorata, ogni singola volta, anche se tu non te ne accorgevi. Ti trovavo attraente. Difficile immaginare quanto lo eri per me. Avevi colonizzato la mia mente e il mio cuore. Ho percepito sin da subito una tacita intimità e un naturale trasporto. Mi piaceva la tua affettuosa espansività, la tua istintiva esuberanza, la subitaneità dei tuoi gesti e movimenti, l’alone di mistero che ti permeava. Avevi una grande immaginazione e una capacità unica di indagare i desideri della mia mente. Riuscivi ad individuare tutti i miei stati emotivi attraverso le mie espressioni. Avevi il potere di rapirmi. Accendevi i miei sensi, trasmettendomi la tua euforia. Ti bastava poco per far scoccare la scintilla del mio interesse. Non riuscivo a resisterti che pochi minuti. Eri passionale e ti concedevi di esprimere appieno quella passione sfrenata. Mi lasciavi sbalordita, tutte le volte. Non eri certo un tipo noioso. Rimaneva sempre un senso di curiosità e soddisfazione alla fine. Eri la fonte di appagamento dei miei desideri, di felicità corrisposta, di origine e continuità di un amore travolgente.
Se è bello scoprire nuovi posti era ancor più bello tornare a casa, trovarti e riscoprire quelli già esplorati insieme a te.
Scivolavo silenziosa in quella camera dalle pareti celesti, facevo qualche passo verso di te, distrattamente. La flebile luce si rifletteva sulle pareti, appena leggermente schiarite dalla velatura della lampada. Mi muovevo lentamente. La mia mente era già altrove. Ero in preda all'esaltazione. Esploravo nuovamente ogni centimetro della tua pelle seguendo tragitti inediti. Facevo con te un viaggio ogni volta ancora più dinamico ed elettrizzante. La forte passione faceva da traino. C’era tutto un mondo di sfumature inespresse da percorrere. Cambiavamo strada. Incoraggiavi i miei vagabondaggi. La novità non era solo nei paesaggi. Io sceglievo sentieri che salivano dolcemente in un lento crescendo. Adoravo i deliziosi adagi, le delicate sinfonie. Tu preferivi i percorsi alternativi a quelli segnati sulle mappe,le vie inesplorate a quelle più brevi e facili da percorrere. Condividevamo esperienze nuove e intense.
Ammiravo estasiata il tuo corpo disteso sul letto in penombra, la tua schiena al vento, la pelle morbida, rapita dalla tua naturale sensualità. Il panorama era suggestivo. Godevo di ogni momento con te, senza avere alcuna fretta. Scoprivo che, dopo anni, il mio desiderio di te non era affatto diminuito. Una sensazione magnifica. Ti trovavo ancora così attraente.
Sentivo crescere l’eccitazione e non riuscivo più a contenerla. Ti toccavo prima lievemente e superficialmente, poi con maggior trasporto. Vertebra dopo vertebra. Ti accarezzavo piano il viso, seguendo il tuo profilo. Ti sfioravo delicatamente il collo con le labbra, indugiavo apposta sulla piega tra il collo e la spalla, lasciandoti in uno stato d’attesa. Sentivo il repentino cambiamento nel tuo respiro. Ti sfioravo ancora e ancora. Sentivo l’odore della tua pelle mischiato al tuo profumo, mescolarsi al mio. Respiravo la tua essenza. Assaporavo la tua lingua. Mi lasciavo annientare dalle tue carezze. Mi abbandonavo completamente a te. Mi lasciavo completamente andare a quell'intreccio di sensazioni inebrianti. Mi lasciavo trasportare dal desiderio ancestrale di tuffarmi in quel mare di emozioni.
Nessuno di noi due era più in grado di controllare o fermare la corrente.