"Quando giunse il momento di separarsi, per l'ennesima volta, e ancora, nessuno dei due si era abituato a queste stroncature violente del loro divenire insieme, Thomas infilò, di nascosto, un biglietto nella tasca di Leo. Lo ritrovó solamente il giorno dopo, a Milano. Diceva: "Sto ascoltando la nostra canzone, mentre ti stai preparando, nell'altra stanza e ogni tanto mi raggiungi, mi guardi e mi chiedi cosa possa mai ascoltare di così commovente in cuffia. Io non ti sento, ma ti capisco. Tutto è così forte che faccio fatica a ordinare le parole, una dietro l'altra. Ieri sera, tornando a casa, non avevo paura né di separarmi né di andare avanti, né di fermarmi a pensarti. Sentivo solo una forza che mi sospingeva in avanti, come un surf sull'onda dell'oceano.
Volevo farmi esplorare, di nuovo guidarti e poi cambiare rotta, perché anche tu provassi le vertigini del mio eterno mal di mare.
Spero di esserci riuscito. Ora devi partire. Mi sembra tutto circondato da un mantello di indifferenza. I miei sensi sono concentrati a preservare il tuo ricordo e il suono della tua voce. Ti sto interiorizzando. È un processo che richiederà qualche ora e dal quale mi riavrò soltanto quando sarai un puntino indecifrabile contenuto in un altro puntino, lontanissimo nel cielo di Berlino."
Pier Vittorio Tondelli, Camere separate













