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carla bozulich.
Carla Bozulich - Lazy Crossbones
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Carla Bozulich "Lazy Crossbones" From Boy Out 04 March 2014 on Constellation cstrecords.com/cst102
ricordo ancora benissimo la faccia di un mio caro amico e di una ragazza che era con lui quando, nell'attesa che cominciasse un concerto, chiacchierando di musica, fieramente dissi loro: "il mio gruppo preferito è forse il più importante di sempre della musica rock: i FAUST" (mentre loro, giustamente, si dividevano tra beatles e pink floyd). poco dopo (o anche probabilmente poco prima, non lo ricordo più) con quello stesso amico lo vidi addirittura dal vivo questo portentoso gruppo teutonico, proprio nella mia città, in un piccolissimo teatro, e l'esperienza rimarrà indelebile, questa sì, nella mia memoria. a posteriori posso dire (ammettiamolo: anche rivalutando quell'affermazione) che in quel periodo ero preso da una fortissima krautrockmania, dopo la quale questo "genere" ha sicuramente trovato un posto più che speciale nel mio cuore; eppure ero già passato per una forte beatlesmania, pinkfloydmania e forse anche già per una neilyoungmania e una zappamania. in ogni caso ancora oggi ascoltando un brano come questo così "retro, actual and futuristic at the same time" (come dice un illuminato commento su youtube) riesco ancora perfettamente a comprendere come abbia potuto così tanto innamorarmi di questo gruppo, tanto da metterlo addirittura, per un certo periodo, un gradino sopra i beatles!! (in questi giorni sto riguardando l'anthology e sto seriamente valutando l'ipotesi di far assurgere McCartney a Dio di una mia personale religione, ma probabilmente qualcuno l'avrà già fatto). come promesso qui, son quindi tornato a parlare di krautrock ma in realtà, davvero, sono decine e decine i gruppi strabilianti che ho scoperto quando mi sono interessato a questo filone, tipo quando piansi di gioia ascoltando per la prima volta Hallogallo, ed allora non posso non promettervi che ne parlerò ancora ed ancora: Deutschland Über Alles!
Impressions vol.13 a 16kbps
come promesso vi posto interamente il 13esimo volume della fighissima serie (un unico blocco di 78min) nella stupenda veste sonora a 16 kilobit per secondo! la sensazione è quella di ascoltare una vecchia radio dove qualcuno si diverte costantemente a cambiare stazione; e per costantemente intendo 50 volte:
Radio / Xhol / 1972
Three O' Clock In The Morning / Toad / 1972
Crappie Tactics / Gastr Del Sol / 1996
Which Do You Love / Quicksilver Messenger Service / 1969
Je Ne T'aime Plus / Manu Chao / 1998
Saídas e Bandeiras nº1 / Milton Nascimento & Lô Borges / 1972
Naked, If I Want To / Moby Grape / 1967
Too Soon / The Radio Dept. / 2003
Nine / Kode9 + The Spaceape / 2006
Kapsburger / Clogs / 2006
Mandragola / Pierrot Lunaire / 1974
Longships / The Stranglers / 1979
Ben And Joey / Hymie's Basement / 2003
Crude Blues Pt.1 / Nucleus / 1970
Hobo's Blues / Paul Simon / 1972
Tranquilizer / The Lively Ones / 1963
Onsay / Fennesz / 2004
Six Shooters / Queens Of The Stone Age / 2002
Hymn / Dzyan / 1972
Tempo No Tempo / Os Mutantes / 1968
Passaggio / Banco Del Mutuo Soccorso / 1972
Replicant Emotions / Dadamah / 1992
Packet Switching / Rachel's / 2003
Hanged / Tunng / 2006
Rücksturz / Agitation Free / 1972
Glömd Konst Kommer Stundom Änyo Till Heders / Dungen / 2005
Creature Eternal / Chrome / 1979
Well Of Destiny / The Pretty Things / 1968
Caracas Night September 11, 1975 / Jon Hassell / 1977
Got No Time / Embryo / 1970
Israeli Dig / Cop Shoot Cop / 1993
Boats / Spring / 1971
Bright Summer's Day '68 / Curved Air / 1971
Why Can't I Be Free / Spirit / 1971
Departure / The Moody Blues / 1968
Greed / Fugazi / 1990
Canção De Nora / Tom Zé / 2005
Entropy / Quatermass / 1970
Song Of The Heart / Deuter / 1980
Clapping / The Animals / 1966
Ah! Melody / Serge Gainsbourg / 1971
Happy House / Shuggie Otis / 1974
Strohhalm / Hölderlin / 1972
Vinegaroon / Calexico / 1999
Found Photograph / Kopernik / 2003
A Word From Big D / Fuzzy Duck / 1971
*#.. / The Dillinger Escape Plan / 1999
Altistus/Exposure / Pan Sonic / 2004
AD2003 / Juan Maclean / 2005
Area 41 / Eluvium / 2005
Il Tempo dello Zucchero
Una delle sostanziali differenze tra uomini e animali è il concetto di futuro; ovvero il fatto che l’uomo possegga quest’idea e l’animale no. Se l’animale non pensa al futuro, per l’uomo esso invece può essere un’ossessione. Per fortuna l’immaginazione dell’essere umano su cosa l’attenda è stata con il passare degli anni codificata in uno stile artistico che ha generato capolavori sci-fi in letteratura (Asimov e discendenti), cinema (chicche anni ’50 su alieni e ultracorpi) ed anche musica (i pionieri operarono a cavallo tra anni ’40 e ’50). Riasoltate a distanza di così tanto tempo queste composizioni hanno tutto il sapore della preveggenza. Sembrano musiche per videogiochi, anche se i videogiochi non esistevano affatto!
La Germania dei primi anni ’70 era una tale fucina di idee e esperimenti in ambito musicale che un tale stile non poteva passare inosservato, anzi. I krauti (sul kraut-rock tornerò spesso) composero musica così spaziale che la stampa specializzata non poté fare a meno di chiamarla kosmiche music: enormi brani che sembravano portare il suono dei buchi neri all’interno delle case degli ascoltatori.
Ma l’album del quale vi voglio brevemente parlare ha un’altra visione ancora: zuckerzeit (il tempo dello zucchero) è opera di un duo di strambi polistrumentisti; le note del disco dicono che Moebius e Roedelius suonano entrambi questa serie di strumenti: organo, piano, rhythm-machine, sintetizzatori, chitarra hawahana e elettrica.
Titoli come Caramel e Marzipan rendono bene l’idea di quale fosse la loro intenzione: generare musica elettronica caramellosa, da mangiare, di facile consumo, da sottofondo (non a caso Brian Eno si innamorò di loro e poco dopo decisero di incidere degli album insieme). La chicca dell’album è a mio parere Rotor.
Insomma una di quelle opere facilmente catalogabili sotto “pretenzioso sperimentalismo" a meno che non si abbia voglia di immaginarsi come nel 1974 immaginassero il FUTURO.