Al Cuore Ramon...
...se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore.
A questo giro non uccidiamo nessuno e parliamo di balistica.
Dell'anima però.
Qui dentro giusto due o tre tumbleri sanno che sono appassionato di armi da fuoco e più precisamente di armi a canna corta (pistole).
Solo una, dei revolver (a tamburo).
Ma non è questo il punto.
Premetto che non sono un fanatico, sono contrario alla vendita libera delle armi e preferisco la lotta di cuscini a quella con le armi vere e detesto la violenza.
Però frequento i poligoni di tiro e mi alleno con gente davvero preparata e in questi anni ho raggiunto una ragguardevole preparazione al tiro operativo. Oggi, parlando con una persona a cui voglio davvero tanto bene (per lei potrei passare davvero alle maniere forti) stranamente sono finito a pensare sul puntamento dell'arma. Di cosa si tratta?
Sono tutti quei movimenti che portano ad allineare tacca di mira e mirino, collimandoli al meglio delle proprie possibilità, al fine di dirigere il proiettile verso il bersaglio.
Ma che brutto accostamento perdio...sticazzi!
Può sembrare una procedura semplice, ma in realtà, prima di arrivare a centrare un bersaglio ad una distanza diciamo di, dodici metri, ci vuole parecchia esperienza e tecnica.
Amare per me è la stessa cosa. Con la differenza che tutt'e due sono il bersaglio dell'altro e al posto dei colpi, nell'arma si hanno gioia, incertezze, sicurezza, esperienze, paura, amore, gelosie, rancori, dolcezza e tutti quei pezzetti di vita, che nel bene o nel male, ogni persona si porta appresso, come un fagotto appeso ad un bastone poggiato sulla spalla. Più la distanza aumenta, più la mano dev'essere ferma, il respiro, nel momento del tiro va interrotto e il dito che comanda il grilletto, dovrà "tirare" solo nell'attimo in cui si è sicuri di sparare. La pressione dev'essere ferma e costante, evitando ogni movimento brusco.
E' una questione di precisione, di delicatezza e armonia. Ogni errore infinitesimale, sulle lunghe distanze, si può tradurre in una deviazione di metri, mancando irrimediabilmente l'obiettivo. Gli errori più comuni che si commettono è impugnare troppo debolmente l'arma o avere i muscoli irrigiditi. E la più comune, concentrarsi troppo sul bersaglio e non sul mirino.
Eugen Herrigel, nel suo "Lo Zen e il tiro con l'arco" descrive magnificamente sul come liberarsi da tutto, per rimanere vuoti e riuscire infine a scoccare il colpo che riuscirà ad allineare freccia e bersaglio. Quello che gli arcieri chiamano "Un Colpo-Una Vita" racchiude il gesto perfetto, che andrà si a colpire il bersaglio, ma il bersaglio in realtà, è l'arciere stesso.
La prossima volta forse, parlerò anche di armi.















