exhibition view & performance Marina Calcagno
IN SOSPESO opere su carta di Manuela Sedmach, Barbara Stefani, Elisa Vladilo a cura di Elena Cantori EContemporary, via Crispi 28, Trieste
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exhibition view & performance Marina Calcagno
IN SOSPESO opere su carta di Manuela Sedmach, Barbara Stefani, Elisa Vladilo a cura di Elena Cantori EContemporary, via Crispi 28, Trieste
Retrospettiva, 2022 stampa fotografica fine art cm 40x60
LE TRACCE MNEMONICHE SONO VIVE
Hommage à E. Hopper
progetto per IN SOSPESO opere su carta di Manuela Sedmach, Barbara Stefani, Elisa Vladilo a cura di Elena Cantori EContemporary, via Crispi 28, Trieste 10 giungo - 30 luglio 2022
Alla collettiva IN SOSPESO, opere su carta di Manuela Sedmach, Barbara Stefani, Elisa Vladilo a cura di Elena Cantori, partecipo con un progetto dedicato all'atmosfera “sospesa” di uno dei più noti capolavori di E. Hopper, The nighthawks (I nottambuli ), del 1942. Riproponendo la cifra operativa dei lavori della serie “Troppo presto, troppo tardi?”, la sottrazione dei cromatismi originari, delle figure e dei loro accessori, consegna allo spettatore la completa gestione narrativa all'interno dello spazio urbano – di iconico impatto teatrale - proposto da Hopper. Lo sguardo soggettivo si sovrappone così alla scena ideale di partenza che viene scomposta – come una pellicola mentale – in 18 fotogrammi, materializzati in altrettante pitture ad acrilico su carta, disposte in sequenza. Ogni quadro ritrae un presente, l'intensa relazione di un intimo indugiare. Uno stato emozionale fissato in peculiari scelte cromatiche che, per ogni immagine che emerge dal supporto tridimensionale, riverberano nello sfumare tra coppie di tinte (tra nero, bianco titanio, bianco avorio, grigio di payne, rosa carnicino, viola, verde.......) Ogni dipinto si fa ricordo. E “Le tracce mnemoniche sono vive” (cit. Byung-Chul Han). In quanto costantemente sottoposte a riordino e trascrizione, in una narrazione pulsante, che ci consente di emergere dalla frammentarietà, generando senso, recuperando complessità. Confidando nel potere catartico di una passeggiata notturna in The nighthawks, alla luce del suo “attraversamento”, intendo trasfigurare l'alienazione dei nottambuli – la distanza da sé – nella prospettiva di un riavvicinamento. Un approccio, quello contemplativo, che emerge in filigrana dalla trama di tutte e tre le cifre stilistiche in mostra, Stefani, Sedmach, e Vladilo, fulcro del nostro dialogo nell'esposizione IN SOSPESO. La realizzazione del polittico Le tracce mnemoniche sono vive si è svolta in un arco temporale esteso, di oltre sei anni. Le basi dei singoli “ritratti” sono state stese a partire dal 2015, prediligendo una certa immediatezza compositiva, che rifletteva il peculiare scorcio emozionale. Nell'ultimo anno sono stati poi ridefiniti pittoricamente, rilavorando in senso inverso ed infine nuovamente dal primo all'ultimo, il diciottesimo. Questo procedere - che presenta delle inattese affinità con l'esercizio della retrospettiva serale, utilizzato in ambito meditativo – mi ha consentito di attraversare spazialmente e temporalmente la scenografia hopperiana, raggiungendo un effetto di armonizzazione narrativa tra le diverse istantanee, pur conservandone l'unicità. Anche in questo progetto, come un collezionista, ho recuperato i supporti – scatole di cartone di occhiali, veri e propri objet trouvé - interessandomi alla loro storia, al loro destino, sottraendoli dalla mera funzione consumistica. I caratteri di fragilità, opacità, permeabilità ed erotismo della carta, sono per me gli stessi della materia pittorica, come degli incorporei ricordi. Da trattare con cura, perché vivi. Barbara Stefani
Le tracce mnemoniche sono vive, 2017-2022 Hommage à E. Hopper Serie “Troppo presto, troppo tardi? Sottrazioni.” pittura ad acrilico su scatole di carta di occhiali Polittico di 18 opere, 8 x18 cm ognuna e “Retrospettiva”, stampa fotografica fine art cm 40x60
EYE WIDE SHUT
progetto per il manifesto del cortometraggio IO di Francesco Tribuzio
Metti un amico caro, conosciuto tempo fa proprio sui primi set di film nella nostra città. Metti in mezzo le distanze e le esperienze di una mappa variegata di percorsi creativi paralleli. Metti che per caso un giorno di primavera lo coinvolgi nelle riprese di un live musicale dei LadyB. Metti che, non per caso, lui abbia da poco firmato il suo primo cortometraggio. La collaborazione, affatto programmata, proposta quasi per scommessa alla mia connaturata timida ritrosia, si compie in una domenica notte. Senza quell'intervallo, quell'accordo esplicito che una “progettualità” vorrebbe. Ma con il ritmo fulmineo dell'intesa, di quel sottile riconoscersi che coglie naturalmente l'occasione per farsi materia.
Ho realizzato la locandina per il cortometraggio IO di Francesco Tribuzio, dipingendo, ad acrilico su cartoncino, il frame di un dettaglio del suo occhio. E l'ho intitolato Eye wide shut, con dichiarato rimando Kubrick, a quel capolavoro in cui il “sogno è sempre anche realtà” e che del sogno fa la sua forma (cfr. Umberto Curi, Film che pensano). L'esplorazione di una frontiera (che non distingue né divide ma, al contrario, connette e con-fonde) può avvenire con quella visione della penombra, in cui la vista degli occhi si attenua e un'altra forma di visione risulta accessibile.
Eye wide shut, 2022 Hommage à Francesco Tribuzio, Stanley Kubrick originale pittura ad acrilico su carta cm 25x30
INTERFERENZE è l’opera con la quale partecipo a TAKE CARE PROJECT la open call di Fondazione107 di Torino per ricucire i contatti allentati dal distanziamento attraverso la produzione di una mascherina protettiva.
Fino al 31 maggio puoi scoprire la gallery di tutte le opere partecipanti e “votare” a questo link
Barbara Stefani INTERFERENZE, 2021 mascherina protettiva auto prodotta per TAKE CARE PROJECT - Fondazione 107 tecnica mista su carta (cartoncino, velina, filo di seta, foto d'epoca, pittura acrilica), cm 16x11x11
“Il sorriso di lui mentre ti guardava, le gambe scoperte, i tacchi, una mano senza posa, l'orologio al suo polso, il Fenghuang di un antico vaso di porcellana di Wuhan” Un fragile dispositivo - assembramento di carta, veline, foto d'epoca, brani di pittura e fili di seta dorati - imita una sequenza di display, una maschera multimediale pronta a colmare la censurata comunicazione non verbale cinesica. Nella matericità e plasticità del manufatto, l'evocazione della corporeità negata, la protezione dei ricordi, la promessa di un sorriso sincero: “non sono una minaccia”. Interferenze.