progetto per Ćuprije | Ponti, hommage à Ivo Andric
a cura di Massimiliano Schiozzi
per Varcare la frontiera #9 promosso da Cizerouno
Cavò, via San Rocco 1, Trieste
10 dicembre 2021 – 15 gennaio 2022
Di ponti, perseverante tensione a procedere. Attraversamento di ostacoli. Sconfinamento.
Ponti esili e fortuiti, o ponti possenti e solidi, comunque testimoni imperturbabili di infiniti passi di genti d'ogni dove e verso ogni dove.
“Di tutto ciò che l'uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla, secondo me, è più prezioso dei ponti.”
“..perché indicano il posto in cui ha incontrato un ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto”, “..simboli dell'eterno e mai soddisfatto desiderio di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, perché non ci siano divisioni, contrasti, separazioni.”
Dopo Reciṡi, Hommage à Katsushika Hokusai del 2019, un nuovo progetto promosso da Cizerouno nell'ambito del festival Varcare la frontiera #9, con un omaggio ai ponti e a Ivo Andrić.
Ćuprije, titolo del progetto, è la declinazione plurale del turcismo adottato da Ivo Andrić nel titolo originale del suo romanzo, Na Drini Ćuprija (Il ponte sulla Drina), per il quale fu insignito nel 1961 del Nobel, di cui il 10 dicembre 2021 ricorrevano i 60 anni dalla consegna.
Viene definito “romanzo della storia”, quella che abbraccia quattro secoli nei Balcani, tra domini e convivenze, quotidianità e leggende, a partire da quel punto, il ponte di Mehmed Paša Sokolović a Višegrad, significativo prima di tutto nella sua biografia, e che fornisce la base del dipanarsi di una trama e della letteratura, che tutto contiene e ci restituisce.
Ćuprije è un hommage costituito da una serie di 12 dipinti su tavolette in legno essenza rovere foderate in carta, dal formato archetipico del supporto della scrittura, libro o tablet che sia. Un'installazione dal ritmo e dalla sequenza aperta in cui ogni tavola può, di volta in volta, essere sillaba, parola o frase. Una narrazione per immagini e segni pittorici del percorso intellettuale e di vita dell'autore che per studi e carriera diplomatica visitò città di mezza Europa, e ne attraversò i fiumi. Dalle sponde della Drina, ci conduce a quelle della Seine, o alla Spree, la Miljaćka, il Tevere, la Sava, il Donau, il Dâmbovița, la Bosna, la Lašva, la Žepa. E ai loro ponti.
Come nel testo lo scrittore oscilla tra ampia visuale storica e partecipazione e gusto dell'esistenza particolare, ogni opera accosta liberamente suggestioni cartografiche dei dodici corsi d'acqua e delicate riproduzioni di documentazioni fotografiche su Andrić.
I riferimenti idrografici di partenza perdono ogni riferimento descrittivo, e, con un'astrazione di gusto orientale, si fanno dorati territori sovranazionali. Territori in cui la sacralità del non colore racconta di una incessante luminosa vitalità, solcata da flussi di colore, lampi di puri pigmenti, nelle tinte degli azzurri, dei verdi e delle varietà carnicine.
Sospesi su questi fondali, fluttuano ritagli circolari, brani “marginali” dagli scatti d'archivio che Barbara Stefani ha tradotto con una pittura monocroma, tra avorio e grigio di Payne, che recupera pienamente prospettiva, plasticità, carnalità. Una scelta di visioni discrete ma emozionate su ritratti e luoghi, memorie pubbliche e private: una donna velata al multietnico mercato di Baščaršija a Sarajevo, la mano in tasca nell'iconico scatto di Andrić davanti al suo ponte, il sorriso da giovane, lo sguardo nella casa di Herceg Novi negli anni '60, le giacche di Andrić e di Miroslav Krleža, i minareti della sua Travnik.
E ancora: la sua biblioteca, il palazzo di Via Prizrenska a Belgrado dove terminò il Ponte sulla Drina, il sorriso della compagna della sua maturità, Milica Babić, i loro passi, i pontoni di Belgrado distrutti nella II guerra mondiale, momenti dalla consegna del Nobel a Stoccolma.
Come a non interrompere quel fluire di universali sentimenti, l'accumulo di storie nell'alternarsi delle stagioni, il ritmo della scrittura di questo cantore dell'animo umano.
Il progetto si è arricchito di una sonorizzazione, Suoni lungo il cammino, nella quale Paolo Fagiolo legge brani di Ivo Andrić. L'attore legge la raccolta di prose meditative pubblicate postume e considerate il testamento spirituale dell'intellettuale. La selezione dei testi, a cura di Barbara Stefani, ci consente di “ascoltare” alcune annotazioni.
“Se questi segni, piccoli e poco chiari, non riusciranno a salvarci dal vagare senza meta e dalle tentazioni, potranno almeno aiutarci, dimostrandoci che in nessuna circostanza siamo mai soli, né primi né unici.”
L'importanza dell'oblio, la diffidenza, la difficoltà quanto la necessità del vivere, il segreto del silenzio, la pregnanza del presente, le definizioni d'opera d'arte e di stile, la bellezza come varietà, le riflessioni e i fatti nella creazione letteraria, sono soltanto alcuni dei temi affrontati.
La sonorizzazione, oltre ad accompagnare i visitatori durante l'esposizione, sarà accessibile ai passanti tramite scansione del QR code presente sulle vetrofanie Cavò.
Paolo Fagiolo è stato anche la generosa e sensibile “voce” di Andrić in ben tre letture del testo Ponti ed dal romanzo ll ponte sulla Drina, che hanno accompagnato l'esposizione in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI ed altre serate.
Barbara Stefani
ĆUPRIJE | PONTI, 2021
Hommage à Ivo Andrić
serie di 12 opere
acrilico su carta e legno rovere
cm 17x24x1 cad