Sta Orvieto li' arroccata sulla sua rupe, maestosa come un tempio tibetano se la vedi dal basso, misteriosa come una rovina azteca se ne respiri le vie, le pietre ruvide, i pertugi. Qui gia' gli Etruschi creavano vino: testimoni ne son antri ed anfratti sotterranei,che la fatica di mani pazienti ha scavato per secoli nel tufo, a crear grotte che per incanto davvero competono con la natura. Il bianco di Orvieto: secco o amabile, ma pur sempre dritto, deciso, longevo; almeno, cosi' dovrebbe essere. Da qualche anno ambiziosi vignaioli han tentato strade nuove, sfruttando le nebbie del vicino lago di Corbara ed il sole, gia' mediterraneo, che sa baciare con voluttuoso amore i colli dell'Umbria; vie nuove per la zona, vie dolci, vie di alata divina poesia. Barberani -storica cantina - e il suo Calcaia. Qui si piegano il territorio e le uve nostre alle nordiche usanze dei vini dove una muffa -la botrytis cinerea, propizie certe condizioni climatiche, appunto- sugge acqua dai grappoli, concentrando aromi e sostanze ed altre donandone, in un processo simbiotico, che l'uomo, con la sua intelligenza e la sua manualita', ha imparato a dominare. Il liquido che ne conseque e che ho nel mio calice e' dorato, limpido, luminioso, di grado alcolico si' leggero, ma avvolgente, oleoso, ungendo con decisione voluttuosa i bordi del mio calice. Sprigiona un aroma intenso, che colpisce al cuore: cedro e limone canditi, albicocche e pesche, miele di agrumi e di millefiori, solvente, petrolio, croccante alle mandorle, foglie di abete e di ginepro a rinfrescarlo. Ricorda un francese vin dolce di Sautern, ma e' la bocca a far la differenza. Il vino d'Oltralpe -vera delizia, se di quel giusto- si gode di rigore ben fresco; questo d'Orvieto, nella mia sera estiva, sta a temperatura ambiente, ma al palato non ne cale: perche' resta continuo, armonioso, senza cedimento alcuno; ricco ed avvolgente si', ma con freschezza, slancio, intensita' amorosa, contrasto chiaroscurale tra attacco morbido e dolce, svolgimento lungo avvolgente, brioso, diritto, guizzante perfino, ed un finale acido, salino, che invoglia ammaliante ad un altro sorso, e poi un altro, senza mai alcun accenno di stanchezza. Con un'intensita' che conforta e innamora, sorso dopo sorso: senza esotismi; ma nostrale, vera, che canta la storia e la novella di un tempo che fu. Gli dei greci sull'Olimpo bevevano ambrosia; bevevano questo vino gli dei etruschi? Domanda oziosa: godiamo insieme a chi si ama il piacere di quest'attimo del 2006 concentrato, liquefatto in una bottiglia da 500 millilitri. Sui tradizionali dolci del centro Italia, o da meditazione: se avrai li' piccoli bocconi o scaglie di pregiati pecorini, i pensieri fluiranno ancor piu' perfetti.