“Beria” di Amy Knight è un libro uscito in Italia nel 1999 per Mondadori e ormai fuori catalogo; lo si può trovare, al limite, in qualche libreria dell’usato o di libri fuori commercio. Come si può facilmente dedurre dal titolo, racconta la vita di Lavrentij Pavlovič Berija, noto soprattutto come il crudele capo dell’Nkvd (la polizia politica sovietica) durante il regno di Stalin.
Si tratta di un ottimo testo storico, ampiamente documentato e scorrevole nella lettura, il cui tentativo di ricostruire la storia e la personalità di una figura responsabile di innumerevoli crimini viene condotto con l’ammirevole capacità di mantenere un rigoroso distacco scientifico. Anche per questo spero che prima o poi la casa editrice decida di ripubblicarlo, restituendolo a un pubblico non di soli studiosi ma anche di semplici lettori interessanti alla storia dell’Urss (come del resto è il mio caso).
La vicenda politica e umana di Berija è interessante per molte ragioni.
Innanzitutto per le caratteristiche della persona. Uomo crudele e spietato ma anche intelligente e scaltro; fedele esecutore materiale della volontà di Stalin ma attivissimo “destalinizzatore” dopo la morte del dittatore; appassionato di intrighi e di repressioni sanguinose ma anche artefice organizzativo del programma nucleare sovietico. Knight riesce a rappresentare bene le varie sfaccettature di Berija, trasmettendoci l’inquietudine che siamo soliti provare quando leggiamo la vita di un criminale politico (perché di questo si tratta) illuminato nei suoi aspetti più privati e umani.
Ma “Beria” è interessante anche per un’altra ragione.
Seguire l’ascesa e la caduta del suo protagonista, infatti, è un aiuto formidabile per conoscere in modo più generale la storia e la natura del regime sovietico dalla Rivoluzione d’Ottobre alla morte di Stalin. Per molti aspetti, insomma, la vita di Berija è “esemplare” nel raccontare il suo tempo.
Alla conclusione del libro si comprende come il “caso Berija” non possa essere liquidato come quello di un personaggio oscuro e malvagio, capitato per caso o per errore all’interno del sistema sovietico, pervertendone la natura secondo i voleri del suo capo Iosif Stalin; se fosse così, infatti, potrebbe essere considerato come un accidente della Storia, causa diretta di molti crimini e sofferenze ma tutto sommato facilmente circoscrivibile nell’ambito della categoria degli accidenti storici.
Al contrario, si comprende come Lavrentij Berija nasca politicamente all’interno del partito bolscevico e raggiunga i vertici della dirigenza dell’Urss proprio perché presenta le caratteristiche che lo contraddistinguono, fin dagli esordi nella Čeka (come si chiamava la polizia politica bolscevica al momento della sua fondazione) nei primi anni ‘20 (non, quindi, sotto il regime di Stalin): la doppiezza, la cinica efficienza organizzativa, la piena disponibilità a rendersi protagonista di massacri, di macchinazioni ai danni dei suoi compagni di partito, di torture condotte anche personalmente sui prigionieri, di ingiustizie della natura più varia compresa la deportazione di interi gruppi etnici.
Per dirla con le parole della stessa Knight:
Per quanto la cosa possa suonare come un'aberrazione, il fatto che un uomo come Beria abbia potuto emergere all'interno dell'apparato dirigente non deve destare sorpresa. Considerarlo un'eccezione, assurto per caso a una posizione di sommo potere, significa misconoscere la natura stessa del sistema sovietico nell'epoca di Stalin. L’“eccezionalità” di Beria non sta tanto nella sua amoralità, nel suo sadismo o nella sua crudeltà, quanto piuttosto nella sua intelligenza, nella sua astuzia e nella sua determinazione a raggiungere il potere. Era anche uno specialista di quel genere di politica cortigiana che trionfava sia al Cremlino sia nei circolo inferiori. In un simile ambiente, la doppiezza e l'ipocrisia che gli erano proprie rappresentavano attitudini preziose, soprattutto nei confronti di Stalin.
Certo, la storia dell’Unione sovietica non è soltanto Berija; sostenerlo sarebbe sbagliato e parziale. Ma è stata anche Berija; è stata anche il contesto in cui una persona come Berija ha potuto svilupparsi, fare carriera, diventare un dirigente di Stato di altissimo livello. E tutto questo non nonostante lui, ma proprio perché era lui.
In tempi di anniversari e di celebrazioni, è bene non dimenticarlo.