E se le “porte regali” avevano l’impronta nitida del testo evocativo, che parla delle più alte cose spirituali, una diversa specie di “classico”, trasversale nei generi e nell’idea di attualità, scaturisce dalla collana Le Porpore: i viaggi persiani di Joseph-Arthur de Gobineau (Viaggio in Persia), i saggi danteschi di Etienne Gilson (Dante e Beatrice. Saggi danteschi), le Elettre di Simone Weil e Marguerite Yourcenar (Elettre. Letture di un mito greco), la condizione ebraica secondo Bernard Lazare (Il letame di Giobbe), il rituale giapponese dell’imperatore descritto da Koij Taki (Il ritratto dell'imperatore), che, a fine Ottocento, mostra l’avvento della modernità nel mondo che più aveva conservato il proprio cerimoniale simbolico; i fantasmi dell’illuminismo riletti da Robert Darnton (Il mesmerismo e il tramonto dei lumi), le rivoluzioni secondo François-René de Chateaubriand (Saggio sulle rivoluzioni), il teatro nella visione mistica di Carmelo Bene (Un dio assente. Monologo a due voci sul teatro), il viandante di Johann Wolfgang Goethe (Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister, o i Rinuncianti), la spiritualità nel suono della parola poetica secondo Andrej Belyj (Glossolalia. Poema sul suono) e la versione integrale di Madame Bovary ricomposta setacciando le carte di Gustave Flaubert (La prima Madame Bovary).
Esiste un classico che è moderno perché è ancora fondamentale per invitarci a pensare, ma viene voglia di vedere fino a che punto gli antichi rappresentano per noi questa attualità del “classico” e come possano essere le basi di un’“etica personale” tuttora praticabile. Filopógon, cioè la collana di chi “ama le barbe” (era infatti la barba a contraddistinguere il pensatore antico), propone piccoli testi, sezioni di grandi opere, oppure corpus letterari che ci sono giunti nella misura minima, come lacerti di un’opera maggiore, che abbiano una qualità esemplare: i distici attribuiti a Catone, i versi aurei di Pitagora (Versi aurei), i testi che celebrano l’amore coniugale (Amore coniugale nell’antica Roma), la Domus (Domus. Spazi di vita nell’antica Roma), l’elaborazione del lutto, l’oro poetico di Saffo (Più oro dell’oro) e l’elogio della negligenza di Frontone (Elogio della negligenza e altri scritti morali).