Istinti d'anima(li)
Il desideri e l'istinto lo rendono irrequieto, nella gabbia delle convenzioni di una società campestre nemesi della sua mente rupestre.
Sguazza, tra ruffiani e vacche, assiste alla monta, ne prende forza, la attende sulla soglia del ristoro appena fuori dalla stalla. La guarda, ruffiano lui, d'odore di calore, che non pare nemmeno di femmina, perchè il piscio sul sesso è piscio uguale.
Paonazze le labbra che tocca, rosso il volto, vergogna e voglia, anima pudica, senso di colpa anche, da fottere, da guardare mentre fotte, mentre prende lei.
Vuole che li guardino, ama che bramino l'una la minchia, l'altro il buco di culo, perchè sono belli, avvolti dal fieno e dalle loro membra, arti che stringono, che prendono, che palpano, che tirano a se, che spingono dentro.
Li guarda anche la sguattera eccitata, con tre dita dentro e una mano a tenersi sull'uscio, lo sanno e si rendono osceni, mentre lei vorrebbe solo essere sorpresa e subire l'onta sconosciuta, da dietro, che le scansi le mani e la invada.
Giocano, come se svuotassero i resti del loro sesso, i vapori di voglia, sulla sua pelle, per lasciarle l'odore frustrante del sesso bagnato e darla in pasto a chi può raccoglierne i sensi e farne erezione concreta, dentro.
Lui d'istinto, ancora, vuole che urli, egoista e generoso, perchè lo sa che le bestie vanno appagate per essere rese inoffensive, per lasciare che abiurino gli istinti e ricondurle ad una condizione di placida morbidezza dei sensi e delle carni, ormai gonfie di monta.
Odora d'orgia, mentre lui le si smoscia dentro, nel suo stesso seme, come la bestia quando leva il cazzo, ormai ha fatto quel che doveva l'istinto e l'anima trova pace.















