Di Silvia Pellegrino Se dovessi utilizzare una sola frase come metonimia che riassumi il concerto di Zucchero, inaugurato alla Royal Albert Hall di Londra per il suo tour internazionale “OVERDOSE D’AMORE WORLD WILD TOUR” sarebbe ''scultura in movimento’’. Partiamo dalla struttura eclettica dell’iconica venue che incorporando elementi di stili architettonici diversi, come il rinascimento italiano e l'architettura classica greca e romana, ha rappresentato ''il contenitore'' perfetto per accogliere la formazione internazionale della band di Zucchero Sugar Adelmo Fornaciari, e il suo pubblico. Un bassorilievo di corpi, luci, colori e suoni interconnessi.Billy Lockett (copyright Luigi Russo) Ad aprire il concerto, il giovane piano man Billy Lockett di Northampton Ad aprire il concerto, il giovane piano man Billy Lockett di Northampton, che ha raccontato, seduto su uno sgabello posto di fronte ad una tastiera, di essersi lasciato dopo dieci anni con l’amore della sua vita. ''Saro’ onesto con voi: ho scritto questa canzone due settimane fa e non ero sicuro di riuscire a suonarla, ma ci provo lo stesso''. Il ''codice'' della sua performance ha ruotato attorno a una brillante capacità di aprirsi all’audience senza esibizionismi performativi, come a dire – sono qui di fronte ad un pubblico che (per sua stessa ammissione) non eguaglia in numero i miei followers sui social. Sono qui solo per voi, ed e’ un sogno che si avvera. Proseguendo poi, tra un brano e l’altro, ha dichiarato di non avere alcuna grande etichetta alle spalle, ma solo sua madre, ovviamente seduta tra il pubblico. Emotivamente catturati ci ha poi coinvolti nella sua performance, accendendo un coro ancor più carico e pronto ad accogliere la star della serata. Billy ci ha dunque salutati con un sorriso bello e timido, cosi come è arrivato.Billy Lockett (copyright Luigi Russo) Le luci si sono spente, per riaccendersi qualche istante dopo illuminando Zucchero e la sua incredibile band Le luci si sono spente, per riaccendersi qualche istante dopo illuminando Zucchero e la sua incredibile band: Polo Jones (Musical director, bass), Kat Dyson (guitars, bvs), Peter Vettese (hammond, piano and synth), Mario Schilirò (guitars), Phil Mer (drums), Nicola Peruch (keyboards), Monica Mz Carter (drums, percussions), James Thompson (horns, bvs), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (horns), Carlos Minoso (horns) e Oma Jali (backing vocals).Zucchero alla Royal Alber Hall (copyright Luigi Russo) Non e’ certo inedita l’abilita del cantante reggiano di riuscire a circondarsi di musicisti eccezionali (basti ricordare gli esordi al Festival di San Remo del 1985 con la Randy Jackson Band che eseguì il pezzo ''Donne''). Titolo che, tra l’altro, viene in aiuto per proseguire questo racconto scritto da chi a Zucchero, non solo per cultura musicale ma anche dal punto di vista emotivo, deve moltissimo. La prima menzione speciale va infatti alla cantante camerunense Oma Jali, dotata di una voce e una presenza scenica da pelle d’oca, al punto che se dovesse dar vita ad una nuova religione non stenterei a riconoscerla come divinità, estremamente terrena, dai poteri celesti. A seguire, la batterista Monica Mz Carter, nata e cresciuta a Claveland, Ohio, il cui innegabile talento e’ stato avvalorato e supportato da un’energia portentosa. Da supernova. Infine, la chitarrista e cantante Kat Dyson, che vanta collaborazioni musicali con artisti come Cyndi Lauper, Prince, Sheila E, Nona Hendryx, Divinty Roxx, Natalie Cole, Ivan Neville, Donny Osmond, e tanti altri, che ha incantato il pubblico con la sua ieraticita’ corporea interrotta dal movimento fluido della mani sulla chitarra.Zucchero alla Royal Alber Hall (copyright ... Continua a leggere su













