Stasera ho visto un film che mi è piaciuto tanto, "Ballo a tre passi" di Salvatore Mereu, un piccolo mosaico di storie sarde, di luoghi e vite di un passato non troppo lontano eppure già così distante da, per esempio, me che condivido questi pensieri su internet. Delle pennellate di realismo sul mondo dell'affettività come terra incontaminata, luogo perenne di infantile innocenza in ogni stagione della vita (divisa in stagioni, appunto, la narrazione del film), così come luogo vergine e -dunque- fragile, la terra di Sardegna. Non mi sono commossa, diciamo che ho iniziato a spezzarmi alla scena in cui questo giovane pastore e la turista francese finalmente hanno un incontro sessuale ed è così evidente che lui non sappia fare l'amore, non sappia baciare, che tutto quello che sa del sesso l'abbia appreso osservando le pecore, e così, senza sapere nulla, può provare un'esperienza che sia solo sua, vera, reale. Ho provato una profonda nostalgia, in pochi attimi ho pensato mille cose. Un senso di struggimento del tipo di quelli che ti assalgono quando vedi una cosa che vorresti e sai che non ti apparterrà, che forse è stata nel passato ma non è nel presente, e probabilmente non sarà più nel futuro. Un senso di mancanza, di perdita, ma di cosa? non del sesso, no, forse del contatto, ma guardando bene era proprio nostalgia del reale. Io che guardavo lo schermo e provavo quella sensazione struggente di mancanza per qualcosa di reale, mentre non era reale nemmeno quello che stavo guardando, era una rappresentazione drammatica. Angoscia nell'angoscia. Dov'è la vita, dove ci si stringono le mani, dove esistono ancora le cose vere? Prendiamo questo scrivere di stasera, quando iniziai a tenere un blog su myspace (si sono vecchia) scrivevo perché c'era qualcuno, un mistero, dall'altra parte ed era questo mistero, di me e dell'altro, che io evocavo con il mio rappresentarmi (e fu li che conobbi l'amore sardo dei miei 20 anni, al quale ho pensato per tutto il film). Certo, ero adolescente, e non è un caso che la parte del film che rappresenta la passione sia proprio l'estate, ma io sono convinta che dentro di ognuno ci sia un'invincibile estate, dove il sole brilla sempre (questa sete di Realtà), semplicemente oscurato dai fumi dello smog (la rappresentazione costante in cui si vive tutti). Non voglio morire intossicata. Avrei potuto lasciarmi andare alla tristezza a questo punto, ma mi sono resa conto che l'emozione che provavo, che usciva sotto forma di lacrime, mi pareva negativa solo perché le stavo dando un nome e le stavo attaccando dei pensieri su di me, sulla mia storia, le cose che mi racconto su me stessa. Ho visto che potevo semplicemente "godermi" l'emozione, che quel godimento era reale come quello dei due che facevano l'amore come le pecore, ignoto, senza forma, potente, vero, e che IO e le mie storie non c'entravamo proprio niente. E questo solo per coronare questa giornata in cui ho detto al mio psichiatra che non prenderò più le medicine, che soffrire per soffrire tanto vale soffrire "al naturale" e godersi lo spettacolo.



