Preferisco le curve sinuose e mobili dei punti interrogativi alla statica fissità degli esclamativi❗
Preferisco le svolte, i tornanti, i bivi e i crocicchi ai sensi unici su rettilinei privi di deviazioni e sorprese.
Preferisco l’angolo alla retta e l’arco all’angolo, soprattutto se si tratta di un angolo retto che può ferirmi col suo spigolo e la sua presunta superiorità morale.
Preferisco che mi sorprendi con una nota inaspettata e che imbocchi un sentiero non segnato sulle mappe.
Preferisco non sapere già dove vuoi andare a parare e immaginare che anche tu non stia seguendo un pattern, una regola scritta, una convenzione, una maniera o uno spartito.
Preferirei cambiare anche la struttura del mio dire.
Preferisco dubitare fin quando e quanto lo posso fare, per dubitare anche del mio dubitare.
E invece vedo sempre più opifici di certezze in cui fabbri con i paraocchi trasformano i dubbi e le domande in affermazioni ed esclamazioni che torneranno a curvarsi sotto i raggi del primo sole.
(La materia prima è un diamante grezzo, una fonte di acqua pura che può dissetare o affogare, una miniera che si alimenta del suo dubitare.)
MA QUESTO POST CHE L’HO SCRITTO A FARE❓
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Viene da qui:
aitanblog.wordpress.com/2022/08/24/luomo-che-raddrizzava-i-punti-interrogativi/









