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Next level is confusing but I like it
Era un giorno di Luglio di qualche anno fa, quando partì un tam - tam di messaggi. “C’è Kobe in centro!”. “Kobe Bryant in centro a Reggio Emilia? Ma va!”
Eppure era davvero lì, un piccolo evento organizzato in gran segreto, proprio come le altre volte che veniva per una semplice visita a qualche vecchio amico. Per noi era un orgoglio dire che lui era un figlio adottivo di questa città, e ancora di più era un orgoglio sentirgli dire quante amasse l’Italia e quanto avesse lasciato il cuore in questa città che lo aveva visto muovere i primi passi nel basket.
La bolletta dicembre
Cos’è stato rilasciato di più o meno rilevante in questo mese? Facciamo un breve riepilogo.
D'Angelo - Really love Ommioddio è tornato D'Angelo, il nero più sexy del mondo, l'unico che riesce avere intrinseca quella cosa figa unendola pure all'hip hop che si chiama... no, non intendo lo swag, altrimenti avrei parlato di Kanye West. Ah sì, eccola come si chiamava quella parolina passata di moda: groove. D'Angelo torna dopo quanto, 14 anni? Eh, sì, e ci spara 'sta mina allucinante così, come se nulla fosse, passando tra l'altro, ingiustamente, in sordina. Che brutto il mondo oh. E soprattutto che belli gli anni '90. Tu D'Angelo invece sei sempre l'unico nero che riesce a mettere in dubbio la mia eterosessualità.
J. Cole - Wet dreamz Ecco, che i primi due artisti che trattiamo in questa bolletta sono gli unici due ad essere usciti con dei bei dischi. Il resto robetta da nulla. Comunque, parliamo di 'sto J. Cole, che non è Joe Cole, quello che giocava nel Chelsea per intenderci. J. Cole è questo ragazzotto mezzo afroamericano e mezzo crucco, un po' sottovalutato a mio modo di vedere, soprattutto negli States, dove è sì apprezzato, ma fino ad un certo punto, mentre invero non avrebbe da invidiare ad un inflazionatissimo Schoolboy Q qualsiasi, giusto per fare un nome altisonante. I beat sono da paura, e lui li cavalca come un purosangue. Ascoltate.
Ghostface killah - Blood in the streets (feat. AZ) Dicembre dal sapore di derby in casa Wu-tang clan. Del disco grosso ne parleremo più in avanti, ora dedichiamoci al mio componente del clan preferito, il nostro amico Dennis aka Ghostface killah. L'album è abbastanza carino, molto classico, con questo beat circolare e lui che martella. Le liriche sono un tantino meh, ma l'ascolto è tutto sommato piacevole, con 'sti pezzi brevi che non tendono a stancare.
Mr. Mitch - Don't leave L'unico disco di elettronica in questo dicembre. Un genere che quest'anno non ha avuto purtroppo grandi protagonisti, al contrario di quanto successo invece l'anno scorso; anzi, stupisce forse che le migliori produzioni in tale ambito, a livello internazionale eh, vengano proprio dalla nostra Italia. Giuro, davvero; magari in queste settimane ne parlerò anche. Comunque niente, si tratta sostanzialmente di musica d'ambiente, tutto qui. Nemmeno troppo bellino, ma tant'è.
Nicki Minaj - Only feat. Drake & Lil Wayne & Chris Brown Devo essere sincero, mi aspettavo qualcosa in più da questo disco. Un album che ha avuto un grande lavoro attorno, contornato da un certo alone di mistero che mi faceva ben sperare in qualcosa di qualitativamente simile all'ultimo di Beyoncé. E invece no, non se ne fa nulla, almeno per questa volta. Un disco pop rap che non riesce ad essere né l'uno né l'altro, nonostante certi pezzi siano tutto sommato buoni ed il disco sia oggettivamente stracurato come già detto -- anche se mi pare pure ovvio, con tutti i soldi buttatigli sopra.
PRhyme - Wishin' feat. Common Tanta black music per l'ultima bolletta dell'anno eh? Non che la cosa guasti più di tanto, sia chiaro, visto che, almeno per il momento, non mi sono ancora scassato il cazzo dell'hip hop, anche se di 'sto passo potrebbe mancarci poco; e sì, visto che delle volte mi tocca sorbirmi dischi inutili come questo ad esempio questo, l'ultimo progetto di dj Premier, ormai evidentemente alla frutta, insieme a Royce da 5'9''. Si salvano giusto un paio di pezzi, tipo questo con Common, altro storico rapper che il meglio della sua carriera sembra averlo ormai dato.
Silk rhodes - Pains Della gente si è eccitata per 'sta roba eh, che sia messo agli atti; siamo talmente messi male che dischetti come quello in questione passano per della musica che OMMIODDIO. E no, non è così. Si tratta di un album "suonato" che fa parecchio lounge, a cui viene poi aggiunta una certa dose di nostalgia vintage grazie a queste atmosfere anni '70 che gridano vendetta al funk & soul che fu. A freddo però una cosa di veramente carina 'sto disco ce l'ha: la cover, davvero bellina.
The smashing pumpkins - Being beige Dopo un anonimo Oceania ecco che ritorna Billy Corgan e compagnia, con un altro disco piuttosto insipido. Non c'è nulla di nuovo, veramente, niente che si elevi dal piattume generale che caratterizza la produzione, se non giusto una-due tracce tutto sommato dignitose. Ma non mi stupisco; gli Smashing pumpkins hanno fatto dei dischi bellissimi, dei veri e propri capolavori alcuni, ma ormai è da un pezzo che hanno finito le cartucce.
Wu-tang clan - Keep watch Concludiamo con uno dei ritorni più attesi dell'anno, quello Del Clan. Perché con 'sto hip hop che va anche troppo di moda c'era bisogno di qualcuno che alzasse la voce, qualcuno di autoritario tipo, ecco; anzi no, perché sì, fa sempre piacere ascoltare un disco con scritto "Wu-tang clan", però insomma, in disco è un pelino noiosetto, troppo ancorato ad un passato ormai bello che andato; un'operazione nostalgia insomma, con qualche apice eh, ma nulla di che, nonostante si percepisca la cura dedicatagli. Un album fatto per piazzare un bel po' di copie a tutti i fissati con l'old school, niente di più, anche se in fondo ci speravo.
Ecco invece le playlist della bolletta di questo mese su Deezer e Spotify, giusto per rendervi tutto più comodo. Visto come siamo bravi?
Black bamba
L'ennesimo Natale passato a sbroccare, magari in compagnia di Mark Kozelek
Arriva il Natale e con esso tutta una serie di usanze più o meno gradevoli. La parte culinaria, quella che io brutamente definisco “il mangiare”, è oggettivamente bella assai. Ci si rimpilza, si vomita, poi si va in coma e alla fine rimane ancora del cibo, nonostante i joint natalizi e la relativa fame chimica. Oh che bello. Torroni, capitoni, panettoni e tanta altra roba che finisce per -oni. Decisamente meno bella è, ovviamente, la musica che solitamente pompa durante le feste. Nei migliori dei casi ci sono le cover di Frank Sinatra. Quando ti va male invece becchi le cover di Michael Bublé delle cover di Frank Sinatra. Se invece sei proprio sfigato devi sorbirti il disco natalizio di Giovanni Allevi, il “bravissimo esecutore” più amato dai rottin’ culo come il sottoscritto. Che poi non sono nennemno il tipo che mette, boh, il sottofondo musicale in tinta col periodo, soprattutto a dicembre eh. Anche perché, fra le altre cose, sì, bello il Natale eccetera (che poi il 25 faccio pure l’onomastico, quindi), ma basta tutto quel rosso e quelle luci a forma di stelle a ricordarmi che sì, Santa Claus is coming. E non è che non ci servano pure le canzoncine a ricordarci che periodo è; piuttosto si tratta del fatto che siano proprio gli album natalizi in sé e di riflesso tutte le canzoni contenute ad essere un qualcosa di ripugnante. Comunque, solitamente queste musichette tendono a pompare nelle casse o in televisione oppure nei centri commerciali e nei negozi più in generale, quasi a spingerti a comprare per forza qualcosa. E quando senti Bublé, ad esempio, quasi quasi inizia pure a mancarti la deep house di Zara. Il punto a cui voglio arrivare e che mi ha portato a fare questo inconsinstente preambolo è però sostanzialmente uno: stavo cercando qualche sconto interessante sull’ultimo giochino dei Pokémon. Amo i Pokémon e non me ne fotte un cazzo del fatto che ho 20 anni e passa e gioco ancora con Pikachu and co. mentre dovrei invece farmi una vita o scopare le pischelle ubriache in discoteca e così via e NO PREFERISCO BREEDARE UN TOGEPI FLAWLESS INVECE. Btw; purtroppo niente, non ho trovato il giochino in questione a buon prezzo, così mi sono buttato, con una certa dose di sconforto, sulla sezione dischi nel negozio d’elettronica dove mi ero recato (ero in una di quelle catene di elettronica, l’Euronics, ecco). E fra gli album più venduti c’era l’ultimo di Mario Biondi. Anzi,mi correggo, l’ennesimo disco natalizio di Mario Biondi. Alla gente evidentemente eccitarsi con quel vocione profondo piace anche durante i cenoni. Oppure, più probabilmente, non sa che cazzo regalare con meno di 20 euro. Ma tant’è. L’anno scorso, per dire, ho consigliato i dischi natalizi di Sufjan Stevens, della robina mica male. Quest’anno vorrei buttare due parole invece sull’ultimo disco di Natale di Mark Kozelek aka Sun kil moon (quello che è uscito a gennaio con Benji, uno dei migliori album dell'anno, tipo), così magari ascoltate questo invece che i sotto prodotti di Giovanni Allevi. L’album in questione è Sings christmas carols. Si tratta di una serie di brani della tradizione anglofona più o meno noti, interpretati con la solita chiave folk tipica di Kozelek, E niente, ascoltatelo. Non sarà un disco trascentale — anzi, a tratti risulta pure parecchio noiosetto — ma insomma, meglio di, ecco, Mario Biondi, sì, questo decisamente, senza dubbio. Per il resto nulla, mangiate bene e passate un buon Natale.
Mark Kozelek - Christmas time is here
Black bamba
Le migliori dieci copertine del 2014 secondo noi, poi fate voi
Actress - Ghettoville
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Emptiness - Nothing but the whole
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FKA Twigs - LP1
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Gazelle twin - Unflesh
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Inter arma - The cavern
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patten - Estoile naiant
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Pharmakon - Bestial burden
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Sean Rowe - Madman
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Silk rhodes - Silk rhodes
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Virginia Wing - Measures of joy
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La bolletta di ottobre
Cos’è stato rilasciato di più o meno rilevante in questo mese? Facciamo un breve riepilogo.
Caribou - Can't do without you Nel Natale consumista il tempo riservato allo shopping, anche in tempi di crisi, occupa una porzione sempre abbondante, e con esso le ore passate da Zara e da H&M. Mi pare comunque superfluo sottolineare quanto quest'ultima catena d'abbigliamento sia nettamente di un altro livello, in quasi tutti i sensi. Una metafora emblematica potrebbe essere la musica che pompa in sottofondo mentre si cerca la taglia giusta. Da Zara c'è dell'anonima deep house. Da H&M c'è Caribou. Tutto un altro discorso; ma pur sempre di musichetta da shopping si tratta.
Fast animals and slow kids - Grand final Non nascondo un certo tipo di sentimento di nausea preventiva che mi si palesa involontariamente ogni qual volta mi approccio a produzioni italiche di questa tipologia, che si collocano a metà fra rock, punk ed emo. Nonostante questo mio freno inibitorio, l'ultimo disco dei Fast animals and slow kids mi ha saputo sorprende. Un album cazzuto, adrenalinico, uno di quelli da urlare a squarciagola, e che non bisogna assolutamente prendere sotto gamba nonostante alcune premesse non esattamente esaltanti; soprattutto la traccia conclusiva, Gran final, picchia davvero forte e seriamente, non vedo l'ora di ascoltarla dal vivo.
Flying lotus feat. Kendrick Lamar - Never catch me Ascoltatelo e basta. Non saprei che altro dirvi. Si tratta di un discone, ecco, in cui c'è un perfetto equilibrio fra tutto quel gruppone di musica concettuale anni '70 (free jazz e fusion) e musica intellettuale moderna (elettronica ed un certo tipo di hip hop). A dirlo sembra facile, poi ascolti l'album e boh, perdi le parole. Poi oh, c'è pure Kendrick Lamar. Ascoltatelo, che cazzo.
Godflesh - Imperator Nonostante le apparenze, anche nel mondo del metal ci sono delle belle persone. Una di queste è Justin Broadrick. Non che lo conosca personalmente, ovviamente; anzi, ad occhio mi sembrerebbe pure un tipo abbastanza incazzoso, però ha sempre fatto tanta bella musica (dai Napalm death ai Jesu, fino, appunto, ai Godflesh), e solo questo lo renderebbe una bella persona. Ed è proprio con i Godlfesh che torna dopo più di 10 anni di inattività; nonostante un ep rilasciato qualche mese fa facesse sperare per il meglio, il disco in questione, beh, è un pochino la solita solfa industrial. Ma noi a Justino gli vogliamo lo stesso bene.
Grouper - Holding Non so se definirlo il "disco ninna nanna del mese" oppure quello "lacrimone dell'anno". Ninna nanna perché se si è abituati a robaccia tipo Avenged sevenfold questo album potrebbe risultare soporifero, nonostante sia oggettivamente un pelino ripetitivo. Lacrimone dell'anno perché alcune tracce, soprattutto la sopracitata Holding, sono delle carezze che, attraverso un'ardita sinestesia, oserei definire "agrodolci". Se Liz Harris aka Grouper vi garba allora filate e recuperate di corsa gli album precedenti, soprattutto certi capolavori come Alien observer, altrimenti tornate ad ascoltare Ed Sheeran.
Iceage - Forever Gli Iceage sono questi ragazzotti danesi che ho scoperto quasi per caso giusto l'anno scorso, in concomitanza del loro secondo disco, You're nothing, un album di un punk abbastanza duro, che mi piacque abbastanza ma nemmeno troppo. Forse era anche un po' più grezzo del dovuto. Comunque, dopo nemmeno dodici mesi, rieccoli con Plowing into the field of love, disco che in generale ha riscosso maggiori consensi rispetto al precedente. L'album è infatti più quadrato, più rifinito e a tratti anche melodico, fatto questo che va ovviamente a discapito di quellignorante carica ritmica ormai dispersa. E boh, tutto sommato non l'ho trovato poi così superiore al disco passato. Evidentemente quel tipo di punk rozzo non tira davvero più.
Inter arma - The cavern Oh, eccoci giunti al miglior disco del mese. Questo ep degli Inter arma, un monolite che prende forma sotto un'unica e immensa traccia da 45 minuti, è probabilmente fra le massime espressioni di ciò che è e dovrebbe essere il metal moderno. Un letale mix fra sludge, progressive e doom combinato alla perfezione, che attenzione, raramente pone in primo piano i meri virtuosismi; no, si tratta piuttosto del classico viaggione sonoro, caratterizzato da alti e bassi ritmici e melodici, che alternano archi a distorsori con una naturalezza estrema. Ah, eccheccazzo, era da un bel po' che non ascoltavo un bel disco metal.
Nero di marte - Il diluvio Rimanendo in tema metallo, in Italia purtroppo non c'è tanta gente avvezza ad esso. Insomma, sono davvero poche le band metal italiane degne di nota. Poche ma buone però. Come i Nero di marte che, dopo l'assurdo debutto dell'anno scorso tornano con questa mina clamorosa di disco titolato, che cita tra l'altro, magari in modo pure periferico, un altro fantastico lavoro, e cioè Il sopravvissuto dei Marnero, che come loro sono bolognesi -- anche se forse questo è un trip mentale che mi sono fatto io, lo ammetto. La formula comunque più o meno resta quella di dodici mesi fa, e cioè metallo tecnico violentemente ragionato, che però ha in aggiunta una non indifferente componente d'atmosfera, da post metal ecco, ancora più massiccia; un gran bel disco insomma, che non ha nulla da invidiare a nomi più blasonati della scena.
Objekt - Ratchet Tj Hertz aka Objekt ci spara quella che è tristemente definibile come fra le migliori uscite nell'ampia e variegata categoria della musica elettronica dell'intero 2014. Blablablablah. Un album IDM, a metà fra il garage ed il dubstep ed in chiave quindi parecchio dance, che magari si farà anche ascoltare con piacere, ma che si perderà nei meandri del nostro oblio dopo nemmeno un'oretta. Il classico album "meh" dunque, nonostante ci siano comunque tracce degne di nota.
Pharmakon - Bestial burden Allora, partiamo dal presupposto che Margaret Chardiet aka Pharmakon è una gran fica e solo per questo meriterebbe di essere ascoltata. Spulciatevi le sue foto e poi ditemi se non è estremamente sexy mentre picchia sul sintetizzatore, eh. Tornando a noi, Bestial burden sì, è tutto sommato un buon disco. Parecchio autoreferenziale eh, con quel suo essere all'avanguardia a tutti i costi, anche se la nostra amica riesce sempre a combinare alla perfezione la sua formazione industrial a questa deriva più elettronica. Forse è un'occasione mancata per qualcosa di veramente figo, però.
Run the jewels - Close your eyes (and count to fuck) feat Zack de la Rocha Sinceramente non capirò mai il mistero che si cela attorno ai Run the jewels. Vengono incensati ovunque, nonostante abbiano prodotto ad oggi solamente due dischi mai oltre che sufficienti. Beats nella media, liriche buone ma insomma, nulla di che. In Italia si trova ad roba ben superiore. Un esempio? L'ultimo di Night skinny, per dirne uno: Zero kills. Orsù, andate ad ascoltarlo e tirate pure voi le somme.
Scott Walker + Sunn O))) - Brando Atteso manco fosse Half life 3, questo nuovo disco di Scott Walker con i Sunn O))) non convince pienamente. Cioè, bello, per carità, in fin dei conti si tratta pur sempre di Scott Walker, con quel suo sound quadratissimo eccetera; forse sono i Sunn a portargli un po' di merda, boh, ma l'album dà l'impressione di suonare in modo parecchio banale, con soluzioni prevedibili e contrasti sonori assai ridondanti. Poi oh, c'è molto di peggio, però ci si aspettava qualcosa di meglio, ecco tutto.
Taylor Swift - Shake it off Ho un debole per le bionde, in particolare quando si tratta di pezzi di sticchio clamorosi come Taylor Swift, quindi diciamo che non è che la disprezzi proprio eh. Però 'sto disco è veramente una monnezza. Si salva giustappena questa traccia, Shake it off, il singolo di esordio. Ma non è che mi aspettassi chissà cosa in ogni caso. Piuttosto, Taylor, vedi di sbrigarti a fare un bel porno; magari un POV. Quello sì che lo guarderei e ascolterei con piacere.
Thurston Moore - Detonation Thurston Moore è questo tizio conosciuto ai più per essere il chitarrista dei Sonic youth oltre che marito di Kim Gordon, che sarebbe appunto la bassista della stessa band. Kim e Thurston hanno divorziato qualche anno fa, e a me non è che mi interessi più di tanto, visto che i Sonic youth non hanno praticamente più nulla da dire da un bel po' di anni. Per fortuna però al nostro amico Moore la voglia di musica non gli è mica passata. Difatti, dopo essersi dedicato alla propria carriera solista negli anni '90, in questi ultimi tempi si è concentrato ulteriormente su di essa, sparandoci un disco rock bello tosto, incazzato e melodico al punto giusto, e non la solita robetta derivativa da britpop e/o dal quel rock americano di merda.
Vince Staples - Blue suede Questo pischello è l'ennesimo rapper che d'oltre oceano definiscono come il "golden boy dell'hip hop". Americani, loro, insopportabili esaltati guerrafondai. Comunque, questo esordio di Vince Staples, preconcetti a parte, prende bene sul serio. Beats potenti, flow molleggiato e brani tutto sommato variegati nonostante siano compressi in un ep che dura meno di mezz'ora. Staremo a vedere.
Ecco invece le playlist della bolletta di questo mese su Deezer e Spotify, giusto per rendervi tutto più comodo. Visto come siamo bravi?
Black bamba
Il furbo occhio smircio di Thom Yorke
Thom Yorke è spesso troppo facilmente etichettato con l'appellativo di "genio", o con altre definizioni che comunque ruotano intorno allo stesso punto. «Thom Yorke, forse il più grande artista della nostra generazione», giusto per dirne una. Non credo sia così. Sicuramente è il più brutto, mentre avrei qualche remora nel dire lo stesso a livello musicale. Sia chiaro, i Radiohead mi piacciono, e pure assai. Amnesiac e In rainbows su tutti sono i dischi che più mi hanno fatto strappare le mutande dalla palpitazione tanta era la fotta; quelli in questione sono tuttavia album nati dall'alchimia che c'era, o ci dovrebbe essere, all'interno di ogni band, data dall'apporto di ogni membro, e destinata, a seconda dei casi, a consumarsi molto più lentamente nel tempo rispetto alle produzioni delle one man band. Preso singolarmente, Thom Yorke è uno dei tanti cantanti dal retaggio U2, e che ora, con le spalle coperte da qualche milione sul groppone, cercano di fare un genere più ricercato, almeno in apparenza. Non lo definirei dunque un genio della musica. Un genio nel far soldi sì, questo senz'altro. L'operazione che sta dietro a Tomorrow's modern boxes, il suo secondo album solista, rilasciato lo scorso settembre dal nulla, senza alcun tipo di preavviso, è a conti fatti un'operazione da visionari della finanza. Il disco in questione, cosa di estrema importanza, è stato infatti messo in download solo su Bitorrent, ad appena 6 dollari, un prezzo onestissimo per qualsiasi disco digitale, mentre le copie fisiche vendute a parte su vinili, prezzati a 30$. La genialità dell'operazione sta nel fatto che, in rapporto al suo storico e vastissimo e trascendentale fanbase che contraddistingue Thom Yorke e più in generale i Radiohead (caratterizzato, mediamente, da persone più che smaliziate con le transazioni online), TMB sarà acquistato per N volte attraverso un semplicissimo p2p.
Detto fatto, dopo appena un giorno i download (legali) ammontavano a 100mila. Dopo tre giorni si era invece abbondantemente superata la quota di un milione. Tutti soldi che entrano nelle tasche del nostro Thom lisci lisci, senza spartire alcunché con major o chicchessia. Non serve una calcolatrice per capire dunque la validità di quest'operazione, che è riuscita a bypassare i maggiori colossi della distribuzione, arrivando direttamente al consumatore, e che, in termine di fatturato, risulta anche più riuscita dell'esperimento che, nel dicembre scorso, fece Beyoncé, buttando il suo album su iTunes così, senza alcun preavviso. Poi ci sarebbero un sacco di altri esempi più o meno recenti e dal successo più o meno relativo -- leggasi U2 o Skrillex -- ma questo è un altro discorso. In ogni caso, risvolti economici a parte, questo Tomorrow's modern boxes ha ben poco di interessante. L'ennesimo disco che suona chill-lounge-stocazzo a più non posso, fatto da un gruppo musicista che si è ampiamente rotto le palle da un bel pezzo di suonare cacate britpop -- che hanno poi dato vita a deprecabili surrogati britpop del tipo boh, i Muse -- e che mi ha fatto addirittura rivalutare album che forse avevo bollato troppo presto negativamente come Kings of limbs, ad esempio. Insomma, n'altra operazione commerciale riuscita questa per Thom Yorke, dopo quella con Flea negli Atoms for peace; sì, proprio quella che diede la vita a quella cacata pregna di fanservice chiamata Amok, una di quelle robe fatte appositamente per esclamare agli sprovveduti "che figa questa roba! (perché se non la capisco deve essere per forza figa!)". E niente, questo è tutto, in attesa del prossimo dei Radiohead.
Thom Yorke - A brain in a bottle
Black bamba
Lo stato sociale: il peggio dell'Italia peggiore
"Lo stato sociale fanno cacare e se li ascoltate fate cacare pure voi". Potrei iniziare a scrivere di loro, delLo stato sociale dico, in questo modo. Eppure a me, in principio, non mi stavano così sul cazzo. Cioè, ho sempre reputato le loro canzoni ignobili, ma in fin dei conti non mi repellevano nemmeno così tanto. Una volta sono andato addirittura ad ascoltarli live. Non saprei definire con esattezza il motivo che mi spinse a compiere una scelta così estrema, e di riflesso non so neanche collocare con precisione tale evento nel tempo. Con ogni probabilità stavo affrontando uno dei miei proverbiali periodi di noia cosmica. Comunque, dicevo, una volta li ascoltai dal vivo, e non mi dispiacquero affatto. Le canzoni erano quello che erano -- anche se di questo ne parleremo poi -- e nemmeno io potevo farci nulla, ma te le buttavano in faccia al pubblico con una tale forza che ne rimasi allibito. Suonavano cazzuti, ecco, proprio forte, e pestavano come se non ci fosse un domani, come si dovrebbe sempre suonare qualunque cosa che sia anche lontanamente avvicinabile al rock. Da qui la decisione di dare un'altra possibilità a Turisti della democrazia, il loro primo disco, un album che presi e buttai nel cesso dopo un solo ascolto e nemmeno troppo approfondito.