Nel 1996 la febbre da blackmetal era così alta e contagiosa che infettò praticamente tutti (spesso in senso buono). Blackheim dei Katatonia evidentemente ne rimase profondamente segnato; questo lo si può capire dalle primissime foto promozionali della band, che incorporava un personalissimo mix di death, doom e black metal. Benché il loro mood fosse decadente e quasi gotico, le accordature delle chitarre erano aperte verso il blackmetal anziché gravi verso il death. Ad ogni modo sir. Blackheim nel 1993 decide di creare un progetto personale chiamato Diabolical Masquerade dove sfocia tutte le sue voglie più incontaminate di blackmetal creando una narrazione quasi teatrale, da grand-guignol; egli è il narratore di un mondo fantasy personale (un po’ alla stregua di Blashyrk degli Immortal) del quale descrive principalmente il clima freddo e invernale, le peripezie di questo viaggiatore-Sentinella, il riscatto dei mesi autunnali da regalare al mondo di Blackheim, i ricordi di battaglie svolte secoli fa ecc..
Il songwriting di tutto l’album è molto debitore delle chitarre, l’uso del tremolo quasi sempre alternato agli arpeggi ci fanno subito venire in mente i territori di Dance of December Souls ma con una decisa spinta sull’acceleratore (in tantissimi momenti è presente la doppia cassa e i blast-beat). La precisa produzione degli Unisound Studios richiama spesso i lavori del capo di casa Dan Swanö il quale, canta pure in “Under the Banner of Sentinel” prestando in modo forse un po’ goffo e decisamente 80s la voce alla Sentinella.
Quindi un certo tipo di black metal fantasy e fiabesco si spoglia di qualsiasi aura satanica e violenta per assumere un tono narrativo che, grazie anche all’uso di synth, volge spesso lo sguardo all’heavy metal, ai raddoppi Maideniani di chitarra. Qualcosa di simile lo avevamo già sentito nel debutto dei Mörk Gryning e i Vittra dei Naglfar
Questo è uno di quegli album che se l’avessi ascoltato più di venti anni fa probabilmente non sarebbe minimamente entrato nei miei ascolti preferiti e, forse, non lo è nemmeno ora. La mia è più una voglia di collocarlo, di dargli una giusta posizione. C’è comunque da segnalare l’evoluzione personale e schizofrenica di questo progetto, culminato con una colonna sonora di un improbabile film mai realizzato, sempre attorno alla vita del mondo dimmaginario di Blackheim.