Questo non è un addio
Rientro in punta di piedi in casa, senza lasciare il pomello della porta: è ancora tutto come l'ho lasciato, c'è soltanto uno strato di polvere in più.
Ma i libri sono ancora al loro posto, così come le foto sui tavolini. Il pavimento scricchiola un po' di più sotto al peso della vita, ma ancora regge.
Guardo ancora per qualche istante questi muri che hanno visto la mia esistenza evolvere decine di volte, ne annuso l'essenza: il sapore degli ultimi anni ha già lasciato il posto al bergamotto del mio presente.
Faccio un passo indietro, socchiudo la porta lentamente lasciando ai miei occhi il tempo di memorizzare ogni particolare. È chiusa.
È l'epilogo definitivo, l'ultimo capitolo non scritto.
Mi allontano sotto la pioggia, sotto i colpi dei tuoni, delle bombe cadute in Ucraina per due anni, fra le grida di israeliani e palestinesi, nel terrore di Hamas.
Forse adesso non sembra il miglior modo di concludere un libro, ma un giorno lo sarà.
Attenzione: questa non è un'esercitazione. Ripeto, questa non è un'esercitazione.
È un addio. È il finale.














