Una scena che abbiamo sempre apprezzato nei filmetti americani è quel momento di giunzione durante i pasti: la famiglia seduta a tavola, circondata da cibi e bevande, che unisce le mani, china il capo e ringrazia dio per la cena. Una scena, riconosciamo, abbastanza ipocrita e stereotipata, molto anni ‘50, ma ha un suo perché. Una volta la vidimo messa dal vivo, non da americani ma da milanesi: tutti chinammo il capo e la bimbetta, la grande della famiglia, iniziò a fare una preghiera di ringraziamento con la sua deliziosissima r moscia. Fu un momento toccante che ricordiamo con tenerezza e piacere. Il bello in tutto ciò è il rendere grazie, non tanto a dio, ma comunque il rendere grazie. È come un riconoscere il fatto che quello che abbiamo non ci è dovuto, né ce lo meritiamo più di altri, ma lo abbiamo perché il caso misto ad una famiglia che si è dedicata a lavoro e sacrifici ha voluto così. Non è scontato il piatto fumante e gustoso davanti agli occhi, la tavola imbandita, persone vicine a noi. Che poi la bimbetta fosse la figlia di un carabiniere fascista e di una infermiera e che insieme rappresentassero la classica famiglia borghese è un discorso a parte - o forse manco tanto -, così come il fatto che la scena mostrata nei filmetti americani sia la rappresentazione di una vita borghesissima, appunto. Ciò che vorremmo che venga preso ad esempio e venga valutato in questo caso, non è quindi la facciata perbenista e cattolica borghese, ma il fatto di chinare il capo e mostrarci riconoscenti: che mamma e papà ci hanno permesso quella cena, che in generale conduciamo grazie anche a loro una vita più o meno dignitosa, che nulla è scontato o ci è dovuto. Ci rendiamo conto che questa riflessione scaturisce dal nostro passato cattolico e da un elevato senso di colpa che abbiamo coltivato nel tempo e di cui non ci siamo ancora riusciti a liberare del tutto, anzi quasi di niente, quindi magari come riflessione, dal punto di vista sociale, vale quasi niente. Ma noi di tautologie dialettiche, dalla nostra stanza della noia, sappiamo che tutto ciò che scriviamo e pensiamo siano delle cose di poco valore ma ciò non ci impedisce comunque di scriverle perché ci piace sfruttare la democrazia e la libertà che ci è stata ingiustamente concessa - libertà che comunque paghiamo mensilmente per avercela garantita.












