Ce ne siamo giocati…
…tutte le feste.
Finalmente molta gente potrà prendere un sospiro di sollievo,
buttare giù la maschera di finto perbenismo e tornare ad essere quella di prima…
Sorrido…
Buonanotte mondo!

seen from Malaysia
seen from United States
seen from China

seen from United States

seen from Malaysia
seen from China
seen from United States
seen from United States

seen from France
seen from China
seen from T1

seen from Mexico

seen from Malaysia
seen from Tunisia

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from Colombia
seen from United States
Ce ne siamo giocati…
…tutte le feste.
Finalmente molta gente potrà prendere un sospiro di sollievo,
buttare giù la maschera di finto perbenismo e tornare ad essere quella di prima…
Sorrido…
Buonanotte mondo!
È una brutta sensazione sapere di piacere a qualcuno, ma non essere ritenuti comunque "degni", perché non s'incarna il prototipo della "brava ragazza intelligente" che modera termini, opinioni, riflessioni, espressioni: ci si sente come il mostro di Frankenstein: un fenomeno guardato, amato anche forze, ma tenuto a debita distanza, come l'essere portatrici di una mortale contaminazione.
(Si: c'è una licenza poetica anche qui).
Il male allo stomaco che ci causa la mancanza di coerenza da parte di qualcuno, per il quale, il giorno prima eri "fantastica", - e non smetteva di messaggiare, manco al cesso - mentre il giorno seguente "quasi non esisti", è il primo segnale cerebrale, importante, da non sottovalutare: siamo in "Allerta Stronzo".
Una stronzetta americana dà di razziste a tre ventenni per prendere i like. E naturalmente scatta la gara a distruggere la reputazione
Oggi è il ventottesimo compleanno di Mahnoor Euceph e, poiché una ragazza deve pur darsi dei traguardi, le piacerebbe che fosse l’ultimo in cui ne ignorate l’esistenza. L’anno scorso soffiava sulle candeline del ventisettesimo compleanno raccogliendo fondi per finanziare il suo cortometraggio, che nel frattempo ha diretto e che sta portando in giro per festival. Ma non basta.
Lo dice Chris Rock in Selective Outrage: per diventare famosi in questo secolo ci sono quattro modi. Far vedere il culo, quello funziona sempre. Commettere un’infamia (Will Smith è più famoso per il ceffone che per qualunque film). Essere eccellenti: Serena Wiliams è l’esempio che fa Rock. Ma l’eccellenza è faticosa, e quindi resta il quarto modo, il più facile: fare la vittima.
Racconta Mahnoor Euceph su TikTok che il 16 aprile era su un treno tra Milano e i laghi. Invece di concentrarsi sull’inefficienza di Trenord, si è concentrata su tre ragazze sedute dall’altra parte del corridoio, di cui otto giorni dopo ha postato un video. Ma partiamo dalla didascalia, più interessante del video.
«Mai, nella mia vita, ho visto un tale ostentato razzismo […] L’America avrà i suoi problemi con la questione razziale, ma l’Europa è vent’anni più indietro». Fa già ridere così. Mahnoor, cittadina americana, dice che l’Europa è ferma a vent’anni fa. A quando, cioè, erano sì e no trentacinque anni che l’America aveva messo fuori legge la segregazione abitativa. Siamo indietro, dice la cittadina d’un paese che fino agli anni Sessanta ha avuto campionati sportivi separati per i giocatori neri.
Ma scusate, non voglio distrarmi borbottando «ma pensa te se dobbiamo stare a sentire una che non solo è nell’età più scema ma è pure americana»: non vi ho ancora raccontato il video.
Nel video ci sono tre ragazze che ridono. C’è una scena di “Sex and the city” in cui Miranda si offende moltissimo perché, quando chiama il ristorante cinese per ordinare, li sente ridere tra di loro. È forse l’unica scena memorabile di “Sex and the city”, perché tutte siamo state così giovani e sceme da non voler passare davanti a un gruppetto, per strada o nei corridoi del liceo, per il terrore che ridessero di noi: noi sole e loro che si danno di gomito, che incubo.
Poi cresci, e capisci due cose. Quella meno importante è che a nessuno importa di te: probabilmente ridono per i fatti loro (come le cinesi del ristorante di Miranda, appunto). Quella più importante è che, se anche ridono di te, chissenefrega: cosa ti cambia? Solo che, appunto, per arrivare a capire che è irrilevante devi crescere, e il mondo in questo secolo ti fornisce un telefono con telecamera ben prima che tu sia cresciuta. Ti fornisce un telefono con telecamera e ti fa capire bene che quel telefono è un’arma.
Brutta cosa indicare qualcuno come 'persona perbene': il perbenismo è il principio cardine della disonestà intellettuale.
|| Non mi piace la superficialità. Chi parla senza sapere, chi giudica senza approfondire, chi "prova" senza conoscere. Non credo ai complimenti fatti in faccia. Non credo ai colpi di fulmine. Preferisco essere leggera, defilata, quasi invisibile perché c'è un misto di falsità e perbenismo che mi fa preferire ascoltare dal fondo della fila. Da dietro, si sentono molte più verità. ||
Una scena che abbiamo sempre apprezzato nei filmetti americani è quel momento di giunzione durante i pasti: la famiglia seduta a tavola, circondata da cibi e bevande, che unisce le mani, china il capo e ringrazia dio per la cena. Una scena, riconosciamo, abbastanza ipocrita e stereotipata, molto anni ‘50, ma ha un suo perché. Una volta la vidimo messa dal vivo, non da americani ma da milanesi: tutti chinammo il capo e la bimbetta, la grande della famiglia, iniziò a fare una preghiera di ringraziamento con la sua deliziosissima r moscia. Fu un momento toccante che ricordiamo con tenerezza e piacere. Il bello in tutto ciò è il rendere grazie, non tanto a dio, ma comunque il rendere grazie. È come un riconoscere il fatto che quello che abbiamo non ci è dovuto, né ce lo meritiamo più di altri, ma lo abbiamo perché il caso misto ad una famiglia che si è dedicata a lavoro e sacrifici ha voluto così. Non è scontato il piatto fumante e gustoso davanti agli occhi, la tavola imbandita, persone vicine a noi. Che poi la bimbetta fosse la figlia di un carabiniere fascista e di una infermiera e che insieme rappresentassero la classica famiglia borghese è un discorso a parte - o forse manco tanto -, così come il fatto che la scena mostrata nei filmetti americani sia la rappresentazione di una vita borghesissima, appunto. Ciò che vorremmo che venga preso ad esempio e venga valutato in questo caso, non è quindi la facciata perbenista e cattolica borghese, ma il fatto di chinare il capo e mostrarci riconoscenti: che mamma e papà ci hanno permesso quella cena, che in generale conduciamo grazie anche a loro una vita più o meno dignitosa, che nulla è scontato o ci è dovuto. Ci rendiamo conto che questa riflessione scaturisce dal nostro passato cattolico e da un elevato senso di colpa che abbiamo coltivato nel tempo e di cui non ci siamo ancora riusciti a liberare del tutto, anzi quasi di niente, quindi magari come riflessione, dal punto di vista sociale, vale quasi niente. Ma noi di tautologie dialettiche, dalla nostra stanza della noia, sappiamo che tutto ciò che scriviamo e pensiamo siano delle cose di poco valore ma ciò non ci impedisce comunque di scriverle perché ci piace sfruttare la democrazia e la libertà che ci è stata ingiustamente concessa - libertà che comunque paghiamo mensilmente per avercela garantita.
Non si risenta la gente per bene se non mi adatto a portar le catene
F.De Andrè