“ Ho esaminato la biblioteca di Manette. Dei classici Garnier, qualche Pléiade che le avevamo regalata noi. Molte di quelle opere non avevo piú avuto l’occasione di rileggerle da molto tempo; le avevo dimenticate. Pure, mi sentivo pigra, all’idea di rileggerle. Man mano che si va avanti, uno se le ricorda, o almeno ne ha l’illusione. La novità della prima lettura è perduta. Che cosa potevano darmi ancora, questi scrittori che mi avevano fatta ciò che ero e che non avrei piú smesso di essere? Ho aperto qualche volume, l’ho sfogliato; avevano tutti un sentore quasi altrettanto ripugnante di quello dei miei libri, un sentore di polvere. Manette ha alzato gli occhi dal suo giornale: – Comincio a credere che vedrò con i miei occhi degli uomini sulla luna! – Con i tuoi occhi? Farai il viaggio? – ha domandato André col riso nella voce. – Hai capito benissimo. Saprò che ci sono arrivati. E saranno i russi, piccolo mio. Gli americani, col loro ossigeno puro, hanno fatto un bel fiasco. – Certo, mamma, certo che vedrai i russi sulla luna, – ha detto André in tono affettuoso. – E pensare che abbiamo cominciato nelle caverne, e l’unico utensile che avevamo erano le nostre dieci dita, – ha ripreso Manette in tono meditabondo. – E siamo arrivati dove siamo arrivati. Vorrai ammettere che è una cosa che incoraggia. – È vero che la storia dell’umanità è bella, – ha detto André, – peccato che quella degli uomini sia cosí triste. – Non lo sarà sempre. Se i tuoi cinesi non fanno saltare in aria la terra, i nostri nipoti conosceranno il socialismo. Vivrei bene un’altra cinquantina d’anni, per vederlo! – Che salute di ferro! La senti? – mi ha detto André. – Farebbe la firma per altri cinquant’anni! – E tu no, ragazzo mio? – No, mamma, francamente no. La storia segue strade cosí strane che ho quasi l’impressione che non mi riguardi. Mi sento sull’orlo. Figurati, fra cinquant’anni!... – Lo so, che non credi piú a niente, – ha detto Manette con riprovazione. – Non è del tutto vero. – A che cosa credi? – Alla sofferenza degli uomini, e che è una cosa abominevole. Bisogna far di tutto per eliminarla. A dirti la verità, nessun’altra cosa mi sembra importante. “
Simone de Beauvoir, L’età della discrezione, in:
ead., Una donna spezzata, trad. Bruno Fonzi, Einaudi (collana Nuovi Coralli, n.20), 1975³; pp. 207-08.
[ Ed.ne or.le: La Femme rompue, Gallimard, 1967 ]














