" Il volto del colonialismo inglese si rivelò in tutta la sua brutalità in Sudafrica. I bianchi si erano impadroniti dell'88 per cento delle terre, mentre i neri, con la Legge sulla terra dei neri, il Natives Land Act, del 1913, avevano perso ogni diritto di proprietà. Fu l’inizio della politica razzista di segregazione dei neri in “riserve per gli indigeni”. Ma siccome questo processo non funzionò, nel 1948 fu introdotto il sistema dell'apartheid. Nel 1949 furono proibiti i matrimoni misti e nel 1950 la popolazione fu catalogata secondo quattro gruppi razziali: bianchi, indiani, gente di colore e neri, con questi ultimi relegati in bantustan. Almeno tre-quattro milioni di neri furono segregati con la forza in queste zone loro riservate. Mentre ai neri che rimanevano, per ragioni di lavoro, in zone “bianche”, era vietato accedere a scuole, locali pubblici, mezzi di trasporto, riservati ai soli bianchi. I leader del movimento anti-apartheid, tra i quali Nelson Mandela, furono condannati all'ergastolo. Ma la repressione del governo non riuscì a soffocare la ribellione degli africani. Sia i lavoratori sia gli studenti neri diedero vita a una serie di scioperi e di manifestazioni che lentamente fece entrare in crisi il sistema dell'apartheid. La svolta avvenne nel 1990 quando il primo ministro Frederik De Klerk annunciò in Parlamento la rimozione della messa al bando del Congresso nazionale africano e il rilascio dei prigionieri politici. Dopo ventisette anni di carcere, Nelson Mandela fu liberato. Nel 1994 si svolsero le prime elezioni su base non razziale e, il 10 maggio, Mandela divenne il presidente del Sudafrica. Anche qui le Chiese dei bianchi, tanto cattoliche quanto anglicane e protestanti, appoggiarono in larga maggioranza il sistema dell'apartheid. Ma un piccolo gruppo profetico, composto dall'arcivescovo cattolico di Durban, Denis Hurley, dal pastore della Chiesa riformata Beyers Naudé e dall'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, guidò la resistenza dei neri contro l’apartheid. "
Alex Zanotelli, Lettera alla tribù bianca, Feltrinelli (collana Serie Bianca); prima edizione marzo 2022. [Libro elettronico]
“ Quando uscivo presto al mattino per comprarmi un po’ di pane, le incontravo di ritorno dalla città. Spesso le invitavo in baracca per prendere un tè. Era l’occasione per parlare insieme, facendo loro notare il rischio di contrarre l’Aids. «Non occorre che ce lo ripeta,» mi rispondevano un po’ seccate. «Lo sappiamo: moriremo tutte di Aids.» In particolare, ricordo bene quando una ragazza mi disse: «Alex, prendi un foglio e scrivi il mio nome: Njeri Njoki, morta per Aids. Poi su un altro foglio scrivi: Njeri Njoki, morta per fame. Arrotola quei due pezzetti di carta e poi prendine uno e leggilo». Prima che riuscissi a farlo, però, lei mi fermò: «Sai quale dei due è il foglio dove hai scritto: ‘Morta per Aids’? Dammelo, mi disse. Almeno avrò qualche anno di vita in più…». Avrei voluto sprofondare: mi sentivo un verme. Io, come prete, sarei il puro, il casto, l’uomo di Dio che può celebrare l’Eucaristia e mangiare il suo Gesù. Loro no, sono prostitute. Eppure, riflettevo fra me e me, io sono un prete bianco, parte di un sistema economico-finanziario che crea questo pianeta di baraccopoli e che obbliga queste ragazzine a prostituirsi per poter vivere! Tutta la teologia morale che mi era stata insegnata, di fronte a queste storie, si sgretolava, andava in pezzi. Mi sembrava di non riuscire più a comprendere, di non capire più nulla.
Eppure, sono state proprio queste ragazzine a regalarmi squarci incredibili sul Mistero che ci circonda.
Riporto solo un esempio significativo: una sera arrivarono in baracca due persone per dirmi che una ragazzina, Florence, stava molto male. Tutte le sere andavo a celebrare l’Eucaristia nelle baracche dei malati di Aids, insieme alla piccola comunità del luogo. Promisi che sarei andato subito e, accompagnato da altri due preti, la raggiunsi. Florence era stata spinta a undici anni nel giro della prostituzione dalla mamma che aveva bisogno di soldi. A quindici anni le fu diagnosticata l’Aids. Era già notte quando arrivai nella sua baracca. Lei non sapeva che sarei andato, bussai. Sentii una vocina tenue: «Karibu!» (Benvenuto!). Aprii la porta. E, siccome era tutto buio, dissi: «Florence, jambo?» (come stai?). Mi rispose: «Ma sei tu, Alex! Che bello!». Lentamente entrai, brancolando nel buio. Poi la intravidi sdraiata sul suo lettino. Stava molto male. Mi avvicinai, le dissi: «Florence, accendi questo cero perché possiamo vedere». Lei lo accese. E apparve il suo volto, un viso molto bello, ma ora deformato dalle pustole. «Prega, Florence!» le sussurrai, e lei, con il cero in mano, iniziò una preghiera di struggente bellezza. Sul mio letto di morte non riuscirò a recitare preghiere così belle! Quando terminò, le chiesi: «Florence, chi è Dio per te?». «Mungu, ni mama» (Dio è mamma), fu la sua risposta, che mi lasciò sbigottito. Florence stava morendo, da sola, a diciassette anni, in una baracca, mentre la sua stessa mamma l’aveva abbandonata pochi giorni prima. Mi feci coraggio e le domandai: «Ma allora chi è il volto di Dio per te oggi?». Lei sprofondò in un silenzio che sembrava non finisse mai. Tenevo gli occhi fissi sul suo volto che improvvisamente sbocciò in un sorriso bellissimo: «Sono io il volto di Dio». E così celebrammo insieme l’Eucaristia. “
Alex Zanotelli, Lettera alla tribù bianca, Feltrinelli (collana Serie Bianca); prima edizione marzo 2022. [Libro elettronico]
" Una democrazia è costituita da un popolo specifico che si organizza, per sé stesso, sul suo territorio. Questo gruppo difende la sua frontiera. Non è un collettivo astratto, che decide per l'umanità in generale. Se accettiamo questa evidenza storica di una componente cupa, etnica, nazionale della democrazia originaria, possiamo accettare di vedere e comprendere, perché la resistenza all'oligarchia, la crescita democratica che tocca una a una le "democrazie" occidentali, disorganizzate dalla nuova stratificazione educativa e dal libero scambio, si colora sempre di xenofobia. La democrazia rinasce, ma contro i messicani in America, contro i polacchi in Inghilterra. La scelta attuale della Francia, "contro i musulmani", è disfunzionale dato che prende di mira un gruppo interno che rappresenta tra i giovani il 10% della popolazione, e non può che condurre ad un'implosione della nazione. Questo primo elenco evoca lo stesso un movimento generale di ritorno dei popoli verso la democrazia, verso il populismo secondo la terminologia attuale delle oligarchie occidentali, un "cammino provvidenziale" avrebbe detto Tocqueville. La nuova stratificazione educativa iniqua esclude tuttavia la possibilità di un semplice ritorno alla democrazia classica della prima metà del XX secolo, radicata nell'omogeneità culturale dell'alfabetizzazione universale, ma senza lo sviluppo di un'università di massa. "
Emmanuel Todd, Breve storia dell'umanità. Dall'homo sapiens all'homo oeconomicus, traduzione di Julie Sciardis, LEG Edizioni, 2019, p. 301.
“ L'umanità in quanto tale non può condurre nessuna guerra, poiché essa non ha nemici, quanto meno non su questo pianeta. Il concetto di umanità esclude quello di nemico, poiché anche il nemico non cessa di essere uomo e in ciò non vi è nessuna differenza specifica. Che poi vengano condotte guerre in nome dell'umanità non contrasta con questa semplice verità, ma ha solo un significato politico particolarmente intenso. Se uno Stato combatte il suo nemico politico in nome dell'umanità, la sua non è una guerra dell'umanità, ma una guerra per la quale un determinato Stato cerca di impadronirsi, contro il suo avversario, di un concetto universale per potersi identificare con esso (a spese del suo nemico), allo stesso modo come si possono utilizzare a torto i concetti di pace, giustizia, progresso, civiltà, per rivendicarli a sé e sottrarli al nemico. L'umanità è uno strumento particolarmente idoneo alle espansioni imperialistiche ed è, nella sua forma etico-umanitaria, un veicolo specifico dell'imperialismo economico. A questo proposito vale, pur con una modifica necessaria, una massima di Proudhon: chi parla di umanità, vuol trarvi in inganno.
Proclamare il concetto di umanità, richiamarsi all'umanità, monopolizzare questa parola: tutto ciò potrebbe manifestare soltanto — visto che non si possono impiegare termini del genere senza conseguenze di un certo tipo — la terribile pretesa che al nemico va tolta la qualità di uomo, che esso dev'essere dichiarato hors-la-loi e hors-l'humanité e quindi che la guerra dev'essere portata fino all'estrema inumanità. Ma al di fuori di questa utilizzazione altamente politica del termine non politico di umanità, non vi sono guerre dell'umanità come tale. L'umanità non è un concetto politico e ad essa non corrisponde nessuna unità o comunità politica e nessuno status. “
Carl Schmitt, Le categorie del ‘politico’, saggi di teoria politica a cura di Gianfranco Miglio e di Pierangelo Schiera, Il Mulino (Collezione di testi e di studi / Scienza politica), Bologna 1972; pp. 139-140. (Corsivi dell’autore)
Nota: il volume raccoglie una serie di testi tratti da opere di Carl Schmitt pubblicate fra il 1922 e il 1963 dall'editore Duncker & Humblot, di Berlino.
“ Ho esaminato la biblioteca di Manette. Dei classici Garnier, qualche Pléiade che le avevamo regalata noi. Molte di quelle opere non avevo piú avuto l’occasione di rileggerle da molto tempo; le avevo dimenticate. Pure, mi sentivo pigra, all’idea di rileggerle. Man mano che si va avanti, uno se le ricorda, o almeno ne ha l’illusione. La novità della prima lettura è perduta. Che cosa potevano darmi ancora, questi scrittori che mi avevano fatta ciò che ero e che non avrei piú smesso di essere? Ho aperto qualche volume, l’ho sfogliato; avevano tutti un sentore quasi altrettanto ripugnante di quello dei miei libri, un sentore di polvere.
Manette ha alzato gli occhi dal suo giornale:
– Comincio a credere che vedrò con i miei occhi degli uomini sulla luna!
– Con i tuoi occhi? Farai il viaggio? – ha domandato André col riso nella voce.
– Hai capito benissimo. Saprò che ci sono arrivati. E saranno i russi, piccolo mio. Gli americani, col loro ossigeno puro, hanno fatto un bel fiasco.
– Certo, mamma, certo che vedrai i russi sulla luna, – ha detto André in tono affettuoso.
– E pensare che abbiamo cominciato nelle caverne, e l’unico utensile che avevamo erano le nostre dieci dita, – ha ripreso Manette in tono meditabondo. – E siamo arrivati dove siamo arrivati. Vorrai ammettere che è una cosa che incoraggia.
– È vero che la storia dell’umanità è bella, – ha detto André, – peccato che quella degli uomini sia cosí triste.
– Non lo sarà sempre. Se i tuoi cinesi non fanno saltare in aria la terra, i nostri nipoti conosceranno il socialismo. Vivrei bene un’altra cinquantina d’anni, per vederlo!
– Che salute di ferro! La senti? – mi ha detto André. – Farebbe la firma per altri cinquant’anni!
– E tu no, ragazzo mio?
– No, mamma, francamente no. La storia segue strade cosí strane che ho quasi l’impressione che non mi riguardi. Mi sento sull’orlo. Figurati, fra cinquant’anni!...
– Lo so, che non credi piú a niente, – ha detto Manette con riprovazione.
– Non è del tutto vero.
– A che cosa credi?
– Alla sofferenza degli uomini, e che è una cosa abominevole. Bisogna far di tutto per eliminarla. A dirti la verità, nessun’altra cosa mi sembra importante. “
Simone de Beauvoir, L’età della discrezione, in:
ead., Una donna spezzata, trad. Bruno Fonzi, Einaudi (collana Nuovi Coralli, n.20), 1975³; pp. 207-08.
“ Era divenuta comunista perché, pur nella situazione piccolo-borghese raggiunta dal marito, era rimasta fedele alla propria condizione d'origine, che era proletaria; e ora diceva a se stessa che il fatto di essere ammalata era una ragione di piú per essere comunista. Come un tempo aveva sperato la guarigione dai mezzi della scienza moderna, cosí ora sperava nella vittoria del comunismo. Sperava forse di guarire? No, questo no: ormai non lo sperava piú. Ma sperava le cose che speriamo tutti: che una migliore organizzazione sociale e assistenziale possa fornire sempre la diagnosi precoce del cancro, e con la diagnosi precoce l'efficacia della cura; sperava che «quando non studieranno piú per fare le bombe atomiche» i migliori cervelli del mondo si dedicheranno tutti — e allora il successo, naturalmente, non potrà mancare — a cercare il modo di curare il cancro. Di fronte a queste speranze io provavo sentimenti contraddittori. Naturalmente, anch'io sono convinta che un giorno si troverà il modo di combattere il cancro; anch'io sono convinta che il sistema sociale in cui viviamo non è il piú adatto al fiorire del progresso scientifico, e soprattutto è assai disadatto all'utilizzazione diffusa e razionale delle scoperte e delle invenzioni già acquisite. E cosí, in via generale, ero d'accordo con Cecilia. Ma dal condividere del tutto il suo atteggiamento mi trattenevano parecchie ragioni.“
Laura Conti, Cecilia e le streghe, Einaudi, 1963²; pp. 98-99.
La normalizzazione del transgenderismo da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non può sorprendere se si conoscono le radici umaniste, e quindi atee, di questa agenzia dell'ONU. L'umanismo vede come nemica la morale naturale, da superare soprattutto nell'educazione dei bambini.
di Roberto Marchesini (29-08-2019)
Come i lettori de La Nuova Bussola Quotidiana sanno (clicca qui), l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) non considera più il transgenderismo come un disturbo mentale. Questa la motivazione: «La rimozione da parte dell'OMS del "disturbo dell'identità di genere" dal suo manuale diagnostico avrà un effetto liberatorio sulle persone transgender in tutto il mondo».
Se eliminassero dai manuali anche i calcoli renali avrebbero la mia eterna gratitudine…
Comunque sia, questa decisione ha suscitato reazioni stupite e scandalizzate: com’è possibile che l’OMS, la più autorevole istituzione scientifica mondiale, che ha come obiettivo «il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, definita nella medesima costituzione come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o di infermità» (clicca qui), abbia preso una decisione simile?
Credo che lo stupore e lo scandalo siano frutto di un fraintendimento. Innanzitutto, l’OMS non è una organizzazione scientifica, bensì politica.
Poi bisogna capire cosa essa intenda con «il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, definita nella medesima costituzione come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o di infermità».
Partiamo dall’inizio.
Il primo direttore dell’OMS fu Brock Chisholm, veterano della Prima Guerra Mondiale, psichiatra e umanista. Nel 1945, a pochi mesi dal termine della Seconda Guerra Mondiale, Chisholm tenne negli Stati Uniti una serie di conferenze delle quali ci è pervenuto il testo (clicca qui). Il tema di queste conferenze è il mantenimento della pace e Chisholm ritiene che lo strumento principale per raggiungere questo obiettivo sia eliminare un tipo di personalità patologica caratterizzata da sottomissione all’autorità, conservatorismo sessuale e politico e religiosità superstiziosa:
«L'unico minimo comune denominatore di tutte le civiltà e l'unica forza psicologica capace di produrre queste perversioni [il senso di inferiorità, di colpa, la paura e, in ultima istanza, la guerra] è la moralità, il concetto di bene e di male [...] La re-interpretazione e alla fine lo sradicamento del concetto di bene e di male che è stato la base dell'educazione infantile, la sostituzione del pensiero intelligente e razionale al posto della fede nelle certezze degli adulti, questi sono gli obiettivi ultimi di ogni psicoterapia efficace. […] Se l'umanità deve essere liberata da questo fardello paralizzante del [concetto di] bene e male, sono gli psichiatri che se ne devono assumere la maggiore responsabilità. […] La cosa più importante al mondo oggi è l'educazione dei bambini».
Quale direzione occorre dare all'educazione dei bambini? «La persona matura» scrive Chisholm, «ha soprattutto le qualità dell'adattabilità e del compromesso. Sostanzialmente, la maturità rappresenta un unico amalgama di due cose: 1 – l'insoddisfazione per lo status quo, che spinge ad uno sforzo aggressivo e costruttivo e, 2 – interesse e devozione per la società». Nel 1972 questa organizzazione ha pubblicato un rapporto il cui titolo ricorda quello del libro di Chisholm: Apprendre à être (Imparare ad essere). In questo documento si chiarisce che «Il fine della pedagogia è di fare in modo che “lo spirito non si fermi in persuasioni definitive”, ma al contrario “divenga pronto a cambiare”. Si afferma la necessità di “educare il pensiero in modo tale che esso sia atteggiato ad ipotizzare una molteplicità di soluzioni”». Ovviamente, chiarisce Chisholm in un altro suo scritto (Can people learn to learn?), l'educazione infantile deve essere impartita fuori dal controllo dei genitori, poiché essi sono responsabili di una educazione tradizionale (cioè morale, soprattutto per quanto riguarda il sesso).
A capo di un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’UNESCO, fu posto sir Julian Huxley, fratello dello scrittore Aldous e nipote di Thomas, detto «il mastino di Darwin». Julian Huxley condivide con Chisholm sia l’evoluzionismo che l’appartenenza all’umanismo.
Ma cos’è l’umanismo?
La prima associazione umanista fu la American Humanist Association, fondata a Londra nel 1941 dal ministro unitariano Curtis Reese; nel 1952, ad Amsterdam, nacque la International Humanist and Etical Union, un ombrello per tutte le associazioni umaniste nazionali. I principi ispiratori dell'American Humanist Association vennero fissati nel 1933 da un altro ministro unitariano, Raymond Bragg. Bragg redasse (insieme ad altri) il primo Manifesto Umanista; in questo documento possiamo leggere affermazioni come le seguenti: «Gli umanisti religiosi considerano l'universo come auto-esistente e non creato. L'Umanesimo crede che l'uomo è parte della natura e che è emerso come risultato di un processo continuo. […] L'individuo nato in una cultura particolare è in gran parte plasmato da tale cultura. […] Diamo per scontato che l'umanesimo prenderà la via dell'igiene sociale e mentale [...] le istituzioni religiose, le loro forme rituali, i metodi ecclesiastici e le attività comunitarie devono essere ricostituiti il più rapidamente possibile, al fine di funzionare efficacemente nel mondo moderno». In buona sostanza, un insieme di materialismo, darwinismo, eugenetica, ateismo.
Al primo seguì, nel 1973, un secondo Manifesto Umanista nel quale leggiamo:
«Riteniamo [...] che le religioni tradizionali dogmatiche o autoritarie hanno posto la rivelazione, Dio, il rituale, o un credo al di sopra dei bisogni e dell'esperienza umani e provocano un disservizio alla specie umana. […] Per quanto ne sappiamo, l'intera personalità è una funzione dell'organismo biologico che interagisce in un contesto sociale e culturale. Non ci sono prove credibili che la vita sopravvive alla morte del corpo. […] Nel campo della sessualità, riteniamo che gli atteggiamenti intolleranti, spesso coltivati dalle religioni ortodosse e dalle culture puritane, reprimono indebitamente la condotta sessuale. Dovrebbe essere riconosciuto il diritto al controllo delle nascite, all'aborto e al divorzio. Se da una parte noi non approviamo forme di espressione sessuale che prevedono il degrado o lo sfruttamento, dall'altra non vogliamo vietare, per legge o sanzione sociale, il comportamento sessuale tra adulti consenzienti. Le molte varietà di esplorazione sessuale non dovrebbero di per sé essere considerate "male". Senza incoraggiare il permissivismo senza cervello o la promiscuità sfrenata, una società civile dovrebbe essere tollerante. A costo di danneggiare altri o costringerli a fare lo stesso, agli individui dovrebbe essere permesso di esprimere le proprie inclinazioni sessuali e perseguire loro stili di vita come desiderano. Vogliamo coltivare lo sviluppo di un atteggiamento responsabile verso la sessualità, nel quale gli esseri umani non sono sfruttati come oggetti sessuali, e nel quale l'intimità, la sensibilità, il rispetto e l'onestà nei rapporti interpersonali sono incoraggiati. L'educazione morale per bambini e adulti è un modo importante di sviluppare la consapevolezza e la maturità sessuale. […] Per migliorare la libertà e la dignità dell'individuo bisogna sperimentare la gamma completa delle libertà civili in tutte le società. Questa include la libertà di parola e di stampa, la democrazia politica, il diritto legale di opposizione alle politiche governative, il processo giudiziario equo, la libertà religiosa, la libertà di associazione e la libertà artistica, scientifica e culturale. Essa include anche il riconoscimento del diritto di un individuo a morire con dignità, l'eutanasia, e il diritto al suicidio. [...] La comunità mondiale deve impegnarsi nella pianificazione cooperativa per quanto riguarda l'uso delle risorse in rapido esaurimento».
L'umanismo si qualifica quindi come un razionalismo ateo fortemente avverso alla morale tradizionale.
Umanista fu l'eugenetista Margaret Sanger (clicca qui), ideatrice del Negro Projectper la sterilizzazione totale della popolazione nera negli Stati Uniti e fondatrice della controversa associazione Planned Parenthood Federation of America (PPFA), recentemente al centro di scandali per la vendita di organi di bambini abortiti (clicca qui).
Umanista fu anche Mary Calderone, fondatrice del SIECUS (Sex Information and Education Council of the United States). Francese, laureata in medicina nel 1939, nel 1941 sposò il medico di origini italiane Frank Calderone (che poco dopo divenne il braccio destro di Chisholm presso l'OMS). Nel 1953 divenne direttore medico della PPFA, che lasciò nel 1964 per fondare il SIECUS con l'obiettivo esplicito di diffondere l'educazione sessuale. Tra i finanziatori del SIECUS bisogna ricordare Hugh Hefner, fondatore di Playboy, e il Kinsey Institute; tra i fondatori Wardell Pomeroy - assistente di Alfred Kinsey - e John Money, divenuto famoso per il caso dei gemelli Reimer.
Questa è l’ideologia sulla quale si basano l’ONU e le sue agenzie, OMS compresa. È chiaro, quindi, che «il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, definita nella medesima costituzione come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto come assenza di malattia o di infermità» significa il rifiuto della morale tradizionale. Con queste premesse… ci si può davvero ancora stupire?