Che storia!
Parlo della storia, quella materia scolastica che ti fanno studiare da adolescente. Non so voi, ma io, a quei tempi, mi ero fatto un’idea super ottimistica dell’umanità. La storia, per come ce la raccontavano, era una specie di parata di eroi: gente che compiva gesta epiche, creava opere d’arte immortali (sculture, musica, architetture, dipinti, poesie) o faceva scoperte scientifiche che cambiavano il mondo. Certo, c’erano anche i “cattivi”, quelli che combinavano disastri, ma sembrava che l’umanità, col passare del tempo, fosse diventata più civile, meno violenta. Insomma, ci insegnavano che l’evoluzione ci aveva resi migliori rispetto ai popoli antichi, sempre impegnati in guerre, conquiste ed egemonie.
Ogni epoca aveva i suoi “cattivoni” che, di punto in bianco, decidevano di invadere il vicino di casa.
Poi arrivavi al Novecento, con la prima parte del secolo e il baratro della Seconda Guerra Mondiale. Lì capivi che l’umanità poteva toccare il fondo, ma pensavi: “Beh, meno male che sono nato dopo, in un’epoca più umana, più umanitaria”. Che ingenuità. Quando ho smesso di vivere spensierato, con le responsabilità della vita adulta che mi hanno costretto a guardarmi indietro, ho capito che le dinamiche del passato non erano sparite. Altro che lance e scudi, o mitragliatrici e pistole: oggi il potere, la ricchezza, l’appartenenza a un’etnia o il controllo delle risorse spingono ancora certi “potenti” a decidere la vita di milioni di persone. Le armi? Non sempre servono. L’economia globale è diventata una macchina da guerra micidiale, silenziosa ma devastante.
Prendiamo gli ultimi anni: crisi economiche che sembrano un remake di un film già visto (il crollo della Borsa del 1929 contro la crisi dei subprime del 2007-2008, tanto per dirne una), pandemie (la Spagnola del 1918 contro il Covid del 2020), guerre (non serve elencarle, le conoscete). Risultato? Sempre lo stesso: stragi di vite, spesso innocenti. È come se il mondo fosse pieno di aspiranti Alessandro Magno, fascinosi conquistatori ma spietati con i nemici. Solo che oggi, a differenza di allora, sappiamo quali sono le conseguenze di certe azioni. La storia insegna, no? Eppure, il richiamo del potere è una tentazione irresistibile, capace di spingere chiunque a lasciare dietro di sé una scia di distruzione.
E non è che manchino i progressi: parità, riconoscimento della diversità, accettazione. Eppure, basta una scintilla per far esplodere la rabbia, le piazze, la violenza senza senso che travolge tutto. I “cattivi” di oggi, forse, sono peggiori di quelli del passato: sanno cosa è giusto, ma scelgono di ignorarlo. Però, a ben guardare, la storia ci ricorda anche chi si opponeva ai tiranni, chi aiutava con compassione invece di cedere alla crudeltà.
Oggi siamo più connessi che mai, ma anche più individualisti, meno disposti a partecipare. Molti guardano il mondo attraverso uno schermo, non con i propri occhi. E forse è questo il problema: ci illudiamo di essere evoluti, ma la storia, quella vera, ci ricorda che siamo sempre a un passo dal ripetere gli stessi errori. Con un po’ di tecnologia in più, certo, ma con lo stesso cuore fragile di sempre.
"Mala tempora currunt", dicevano in un passato oscuro che sembrava lontano, ma "corrono tempi cattivi" è sempre di un'attualità angosciante.













