Una coperta "Andina"
E il freddo passa😉

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Una coperta "Andina"
E il freddo passa😉
Ieri durante lo spettacolo a Roma, per la prima replica romana di "I Buchi Neri sono persone orribili" . #roma #spettacolo #buchineri #astrofisica #rome #lastrada (presso Rome, Italy)
Sarò a Roma il 4 febbraio per fare uno spettacolo comico sui buchi neri :D non mancate ! Ci sarà anche aperitivo e musica. Dalle 19 alle 23. Indirizzo sotto. . #link4universe #spazio #musica #roma #eventiaroma #scienza #buchineri #adrianfartade (presso Ciclofficina La Strada)
Il Balletto degli Elettroni dell'Universo
Spesso immaginiamo l'atomo come un piccolo sistema solare statico, ma la realtà descritta dalla fisica moderna è molto più simile a una danza frenetica e precisissima. Prendendo spunto dall'analisi sulla Costante di Struttura Fine (video di riferimento: YouSciences by GIUX), scopriamo che la stabilità della materia non è data dalla staticità, ma da un continuo scambio di informazioni.
La Stretta di Mano
Gli elettroni non si scontrano mai davvero. Come abbiamo visto, esiste un numero magico, 1/137 (la costante Alfa), che regola la loro interazione. Quando due elettroni si avvicinano, giunti a questa precisa soglia di prossimità, si scambiano un "pacchetto di dati": un fotone. È un protocollo di riconoscimento istantaneo: tramite questo scambio, le loro traiettorie deviano, evitando il collasso. È grazie a questo "distanziamento sociale" quantistico, regolato da 1/137, che la materia mantiene il suo volume e non collassa su se stessa.
La Luce come Informazione
Ma il vero spettacolo avviene sulle orbite. L'elettrone non si muove in modo lineare, ma "salta" tra livelli energetici quantizzati (gradini di Planck).
- Discesa: Quando un elettrone scende verso un'orbita più interna, deve liberarsi dell'energia in eccesso. Rilascia un fotone. - Salita: Per risalire, deve assorbire un fotone della giusta frequenza. Il colore della luce che vediamo (dal rosso al violetto) dipende dall'ampiezza del salto. Se l'elettrone salta più orbite in un colpo solo, il fotone emesso avrà un'energia maggiore (luce blu/ultravioletta); se il salto è breve, l'energia sarà minore (luce rossa). Ogni colore è la firma di un preciso movimento nel balletto atomico. Il Motore Nascosto
Tutta questa energia arriva dalla Vibrazione di Torsione dei costituenti primi della materia (Bitp/solitoni). Il moto rotatorio a velocità della luce (c2) che avviene nel cuore delle particelle genera un surplus di energia costante. Se questa energia rimanesse intrappolata, la materia diventerebbe instabile. Il "Balletto degli Elettroni" è quindi il sistema di raffreddamento del cosmo: gli elettroni, muovendosi fra le orbite, dissipano questa energia di torsione nel vuoto sotto forma di luce e calore. Senza questo meccanismo, l'Universo "brucerebbe" di sovrapressione geometrica.
Espansione e Buchi Neri
Questa energia dissipata non sparisce: riempie lo spazio e contribuisce all'espansione dell'Universo. Ma se l'Universo si espandesse solo, finirebbe per strapparsi. Qui entrano in gioco i Buchi Neri. Essi agiscono come i grandi regolatori, i "compressori" del sistema. Mentre il balletto degli elettroni spinge energia "fuori" (espansione), i buchi neri aspirano materia ed energia e la comprimono in uno spazio infinitesimale (singolarità), forse resettandola al livello di puro codice. Questo dualismo — la materia che dissipa energia per espandersi e i buchi neri che la ricomprimono — è ciò che impedisce all'Universo di crescere in modo esponenziale e distruttivo, mantenendo un ciclo vitale dinamico.
A cura di Jo e Max
Il Palcoscenico delle Meraviglie
Alzare lo sguardo al cielo in una notte serena è come affacciarsi dal loggione di un teatro immenso, dove va in scena lo spettacolo più antico e grandioso di sempre. Non servono calcoli per restare incantati, basta lasciarsi trasportare dalle immagini che i nostri "occhi tecnologici" ci rimandano dagli angoli più remoti del cosmo.
I Vivai di Stelle e le Città di Luce
Il nostro viaggio inizia dalle Nebulose, enormi nubi di gas e polvere che brillano di colori elettrici. Sono i veri "grembi" del cosmo: luoghi come i Pilastri della Creazione o la Nebulosa di Orione, dove la materia si condensa fino ad accendere nuovi soli. Sono tappeti di velluto cosmico che decorano il vuoto e ci ricordano che l'Universo è un organismo vivo, in continua nascita.
Salendo di scala, incontriamo le Galassie. Non sono solo ammassi di stelle, ma vere "città di luce". Spirali maestose come quella di Andromeda, con le sue braccia eleganti che avvolgono miliardi di sistemi solari, o galassie irregolari che sembrano pennellate di un pittore distratto. Ognuna è un universo a sé, un'isola di luce che naviga in un oceano infinito.
Mondi Lontani e Abissi Perfetti
Negli ultimi anni, lo spettacolo si è arricchito di nuovi protagonisti: gli Esopianeti. Mondi che orbitano attorno a soli diversi dal nostro. Alcuni sono giganti gassosi circondati da anelli immensi, altri sono pianeti rocciosi immersi nel crepuscolo o illuminati da due o tre soli contemporaneamente. È la prova che la varietà della natura non conosce confini.
E poi ci sono i guardiani del tempo: le Pulsar, che ruotano come fari frenetici, e i Buchi Neri, abissi di oscurità perfetta attorno ai quali la luce danza un ultimo valzer prima di sparire.
La Premessa all'Invisibile
Ma la vera meraviglia arriva quando realizziamo un fatto sbalorditivo. Tutto questo splendore — ogni singola stella di ogni singola galassia che abbiamo mai fotografato — rappresenta solo una minima parte della realtà.
È come se fossimo in una galleria d’arte immensa e riuscissimo a vedere solo ciò che è illuminato da un piccolo riflettore: quel 4 o 5% di universo che brilla ai nostri occhi.
Il restante 95% non è un deserto vuoto o una fisica "fantasma", ma materia reale e tangibile come quella che tocchiamo ogni giorno, che semplicemente attende di essere sintonizzata dai nostri strumenti. Sapere che oltre l'orizzonte di ciò che vediamo esistono miliardi di altre nebulose, altri mondi e meraviglie ancora avvolte nel silenzio ci regala una prospettiva elettrizzante. Certamente lì fuori ci sono cose che adesso non riusciamo nemmeno a immaginare e che, semplicemente, non vediamo l'ora di scoprire.
A cura di Joe Max
Conferma matematica alla teoria delle stringhe
Le fusioni tra buchi neri mostrano uno strano legame matematico. Un nuovo studio sui buchi neri evidenzia e spiega delle onde gravitazionali: ecco come si applicano teorie matematiche complesse a tutto questo Era il 2015 quando i ricercatori del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) hanno rilevato per la prima volta onde gravitazionali generate dalla fusione di due buchi neri. Delle vere e proprie increspature nello spazio-tempo. Le osservazioni di questi segnali nello spazio sono così divenute sempre più comuni. Sapevamo dove guardare, per dirla in parole semplicissime. Ciò ci ha permesso di rivelare dettagli cruciali sull’origine di tali fenomeni. Un nuovo studio, però, mostra ora come concetti astratti della teoria delle stringhe possano avere una diretta applicazione nella comprensione di queste onde gravitazionali. Onde gravitazionali Il lavoro di ricerca è stato pubblicato sulla celebre rivista Nature. Un testo molto importante, ma prima di poterne parlare è bene partire dalle “basi”. Quando discutiamo di onde gravitazionali, ci riferiamo a delle perturbazioni dello spazio-tempo, come detto. Vengono generate da eventi catastrofici. La fusione di buchi neri è soltanto un esempio. Lo stesso accade infatti con la fusione di stelle di neutroni. I primi rilevamenti hanno condotto a una rivoluzione nel campo dell’astrofisica. Di fatto è stata aperta una nuova finestra nell’universo. Non tutte le onde gravitazionali, però, derivano da collisioni dirette. Alcune possono emergere da incontri ravvicinati avvenuti tra oggetti cosmici. Pensiamo ad esempio all’immagine, decisamente fantascientifica per la maggior parte di noi, di due buchi neri che si sfiorano, senza per questo raggiungere la fase di fusione. Un team di ricercatori ha applicato dei concetti matematici complessi, ispirati dalla teoria delle stringhe. L’obiettivo? Riuscire a descrivere al meglio questi eventi. Sfruttando le “strutture Calabi-Yau” (geometriche a sei dimensioni), il team è stato in grado di modellare il comportamento dei buchi neri che si avvicinano senza collidere. In questo caso si parla di “scattering” per descrivere il fenomeno. Questa è la prima volta che tali strutture matematiche trovano una connessione diretta con fenomeni astrofisici reali. Dai buchi neri alle stringhe Da tempo ormai si guarda alle “strutture Calabi-Yau” come a dei pilastri della teoria delle stringhe (che tenta di unificare la fisica quantistica con la relatività generale). In tale contesto, possiamo dire che descrivono spazi geometrici complessi, in cui le stringhe, ovvero gli elementi fondamentali della materia, vibrano. Lo studio di recente pubblicato vede però i ricercatori dimostrare che tali strutture possono anche descrivere il comportamento dei buchi neri che si sfiorano. Sfruttando funzioni matematiche avanzate, il team è stato in grado di calcolare l’energia rilasciata nel corso di tali eventi. Al tempo stesso anche le traiettorie dei buchi neri. Queste operazioni hanno confermato come le previsioni teoriche corrispondano ai dati osservativi. Un risultato che rafforza la validità della teoria delle stringhe. Al tempo stesso, però, è in grado di aprire nuove strade per lo studio delle onde gravitazionali. Questa ricerca potrebbe avere delle implicazioni di enorme importanza per le future osservazioni delle onde gravitazionali. I prossimi rilevatori, come il telescopio Einstein in Europa e il Cosmic Explorer negli Stati Uniti, potrebbero riuscire a ottenere segnali da eventi di scattering tra buchi neri e stelle di neutroni. In poche parole, gli scienziati potrebbero restare ulteriormente queste teorie ed esplorare nuove frontiere della fisica. Di fatto, possiamo dire che la matematica delle stringhe ha detto addio al regno dell’astrazione teorica. Trova finalmente applicazione nel mondo reale. Fisica teorica e astrofisica osservativa non sono mai state tanto vicine. Read the full article
La fame silenziosa dei buchi neri
Nel nostro immaginario, i buchi neri crescono divorando tutto ciò che li circonda con inimmaginabile violenza. E spesso lo fanno davvero — brillano come quasar, scagliano getti di materia per migliaia di anni luce, e dominano i nuclei galattici attivi (AGN). Ma la realtà è ben più sfumata, come stiamo imparando giorno per giorno.
Grazie a osservazioni recenti del telescopio spaziale JWST e dell'interferometro submillimetrico ALMA, gli astrofisici stanno scoprendo che molti buchi neri crescono in silenzio. Accrescono lentamente gas freddo, senza brillare come quasar. Sono nascosti, ma non inattivi.
In alcune galassie apparentemente “quiescenti”, è stato osservato gas molecolare spiraleggiare verso il centro — un segnale inequivocabile che qualcosa, lì dentro, sta nutrendosi.
Un buco nero supermassivo (immagine artistica creata con chatGPT)
Questa modalità “in sordina” potrebbe essere molto comune nell’universo. E se fosse proprio questa la fase dominante della crescita dei buchi neri supermassicci? Questa ipotesi in effetti ha parecchie implicazioni:
Cambia la nostra comprensione dell’evoluzione galattica.
Spiega perché alcuni buchi neri sembrano “troppo grandi” per la loro galassia.
Mette in discussione l’idea che i quasar siano l’unico motore della crescita.
Il JWST sta del resto rinnovando il quadro delle interazionitra quasar e galassie. Ma tutta la comprensione dell'universo profondo si sta modificando. Ne vedremo delle belle.
Macchina del tempo nel passato, presente e futuro del cosmo
La mostra Macchine del tempo: l'astrofisica spiegata dall'Inaf. Fino al 24 marzo a Roma a Palazzo Esposizioni il percorso divulgativo curato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica per far scoprire al grande pubblico il passato e il futuro del cosmo. Le nuove frontiere dell’astronomia sono svelate in una mostra, curata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e intitolata “Macchine del tempo - Time machine", in scena a Roma a Palazzo Esposizioni fino al 24 marzo. Il percorso espositivo vuole essere “immersivo” e adatto a tutti, unendo divulgazione scientifica, gioco e costume e società, con richiami espliciti agli anni ’80. In pratica, il percorso divulgativo ha come obiettivo il far conoscere l’astrofisica e il coinvolgimento di Inaf – e quindi dell’Italia - nelle grandi scoperte recenti, dalle onde gravitazionali ai buchi neri, passando per le migliaia di pianeti extrasolari che oggi conosciamo. Un itinerario possibile solo grazie alle avveniristiche “macchine del tempo” create dall’uomo, come ad esempio i nuovi e imponenti osservatori, i sistemi di telescopi e satelliti artificiali che scandagliano il cosmo, dai luoghi più remoti del pianeta e dallo spazio.
La mostra dell'Inaf a Roma, a Palazzo Esposizioni - Inaf, foto Paolo Soletta “La mostra è rivolta a tutti i curiosi e agli appassionati dell'esplorazione dell'Universo. Un viaggio attraverso la meraviglia e la complessità del Cosmo”, spiega il presidente di Inaf Marco Tavani. “Noi siamo convinti che la scienza sia cultura. Con questa mostra intendiamo dare l’opportunità a tutti, senza che si abbia una particolare preparazione in fisica o astrofisica, di fruire di contenuti scientifici in modo ludico e piacevole – aggiunge la curatrice Caterina Boccato -. Il nostro obiettivo non è solo fare pura diffusione scientifica, bensì di portare al cittadino un approfondimento culturale unico e accattivante”. “Sono particolarmente lieto che un progetto così prestigioso sia allestito a Palazzo Esposizioni Roma – afferma il presidente di Azienda Speciale Palaexpo Marco Delogu -. Macchine del Tempo, concepita e realizzata grazie alla proficua collaborazione con Inaf, prosegue la grande tradizione di mostre scientifiche e divulgative già ospitate con successo e rivolte a un vasto pubblico grazie all’utilizzo di un linguaggio moderno, accessibile e inclusivo”.
Macchine del Tempo, una mostra Inaf spiega l'astrofisica - Inaf, foto di Paolo Soletta Il percorso espositivo si snoda su tre sale. Si parte da un cielo stellato, con l'invito a ripetere l'esperienza che Galileo fece oltre 400 anni fa, puntando verso il firmamento un “occhio potenziato”, il cannocchiale. Da qui inizia un viaggio attraverso i pianeti del nostro sistema solare per poi passare agli esopianeti, a stelle lontane, a galassie e ammassi di galassie. Così i visitatori intraprendono un vero e proprio “viaggio nel tempo” il cui tema centrale è la luce che con la sua velocità non ci permette di vedere il presente bensì il passato. Grazie alla luce è possibile viaggiare nel tempo guardando il cielo. Da segnalare anche uno degli incontri previsti nella mostra: giovedì 8 febbraio alle ore 18 e 30, sarà ospite Marica Branchesi, Gran Sasso Science Institute (GSSI), e Viviana Fafone, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), per una conferenza dal titolo “Otto anni di onde gravitazionali - l’astronomia multimessagera, da LIGO-VIRGO all'Einstein Telescope”. “Macchine del tempo”, inaugurata a Roma la mostra dell’Inaf Read the full article