“L'elettrone è una teoria che utilizziamo; è talmente utile per comprendere il funzionamento della natura che potremmo quasi definirlo reale”
– Richard Feynman, in "Sta scherzando, Mr. Feynman!".
Questa citazione mi ricorda un po’ il meme "le balene sono pesci": la persona poco istruita lo pensa per ignoranza, confondendo la somiglianza con i pesci con l'essere un pesce; l’istruito medio lo nega perché sa che invece si tratta di mammiferi che si sono adattati alla vita acquatica nel corso di milioni di anni di evoluzione; tuttavia l’esperto lo afferma perché sa che nessuna specie può "uscire" dal ramo dell'albero della vita da cui è nata, ma solo ulteriormente ramificarsi. Così, come tutti i vertebrati rimangono appartenenti al gruppo chiamato Vertebrata (anche le missine, animali simili ad anguille che hanno perso del tutto le vertebre ossee), così tutti i mammiferi fanno ancora parte del gruppo dei pesci ossei (Osteichthyes), e quindi le balene sono pesci ossei tanto quanto le trote, le rane, le lucertole, i cavalli e gli esseri umani.
Rispetto alla citazione iniziale, invece, il poco istruito potrebbe pensare che Feynman stesse usando la parola teoria nella stessa accezione che i creazionisti usano per dire che “l’evoluzione è solo una teoria”. L’istruito medio difende il significato di teoria come "spiegazione ben fondata, basata su un insieme di prove, sostenuta da esperimenti e capace di fare previsioni". Per quanto questa definizione non sia errata, Feynman, invece, usa la parola "teoria" in un senso ancora più profondo, che tutti dovremmo tenere ben presente, per non dimenticare cosa sappiamo veramente del mondo.
Comunemente si parla di teoria atomica o teoria delle particelle, ma raramente ci si riferisce alle particelle stesse come ad una teoria, come se fossero invece entità reali di cui la teoria si limita a parlare.
Nessuno, infatti, può vedere un elettrone. Tralasciando cosa voglia dire la parola "vedere" dal punto di vista neurobiologico, possiamo affermare solo di poter rilevare gli effetti di un elettrone, ovvero vedere su uno schermo un puntino luminoso che ci segnala che da qualche parte qualcosa ha interagito in una certa maniera con l'apparato sperimentale. E quella "certa maniera" la etichettiamo col nome elettrone. Questo ci fa immaginare di aver visto un elettrone o di sapere come sia fatto un elettrone. Non sorprende che questo salto del tutto ingiustificabile abbia portato gran parte del genere umano a convincersi che l'elettrone sia una pallina, solitamente blu e molto piccola.
Questa ineluttabile impossibilità di "vedere" la realtà delle cose, questa impossibilità di accedere direttamente alla natura ultima delle cose, non va confusa con l'idea complottistica che non sappiamo nulla sul funzionamento del mondo. Sappiamo, con un altissimo grado di certezza, che esiste qualcosa dotato proprio di quello specifico insieme di comportamenti: si lega ai nuclei per formare gli atomi, è essenziale per creare legami fra atomi e molecole, se scorre in un metallo costituisce una corrente elettrica, e così via. Se mai un giorno dovessimo inaspettatamente scoprire cosa sia veramente un elettrone, cioè "cosa sia in sé", potremmo scoprire che è qualcosa di completamente diverso da come ce lo eravamo immaginato, pur continuando a comportarsi esattamente come abbiamo sempre osservato.
Fino ad allora, è fondamentale continuare a usare l'idea di elettrone, e la teoria scientifica che gli abbiamo costruito attorno, proprio perché è un'utilissima "spiegazione ben fondata, basata su un insieme di prove, sostenuta da esperimenti e capace di fare previsioni". In altre parole, possiamo usare questa teoria per fare delle cose.
E nonostante la profonda ignoranza che ci attanaglia, non è per niente male!
Trovi questo, e altri articoli di divulgazione scientifica, sul mio sito La Scimmia Sapiens.