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@caelora
2026 June 4
A Planetary Nebula with Cosmic Buckyballs Image Credit: NASA/ESA/CSA/J. Cami (Western University); Image Processing: K. Beecroft Text: Jan Cami (Western University) & Cecilia Chirenti (NASA GSFC, UMCP, CRESST II)
Explanation: What is happening inside this unusual nebula? Planetary nebula Tc 1, captured here in exquisite detail by the James Webb Space Telescope, is the celestial site where buckyballs were first identified in 2010. Buckminsterfullerene — as buckyballs are officially called — is a molecule with 60 carbon atoms (C60) arranged in the shape of a soccer ball. The molecule is named for architect Buckminster Fuller because of its resemblance to the geodesic dome he helped popularize. Webb’s new data reveal where the C60 molecules live in this nebula, and the geometry is striking: they populate a thin spherical shell around the central star, visible here as the bright edge of the nebula’s glowing orange central region. Look closely near the nebula’s heart and a more perplexing feature emerges: a delicate structure shaped uncannily like an upside-down question mark, fitting punctuation for the many questions this nebula still poses.
∞ Source: apod.nasa.gov/apod/ap260604.html
Tc 1, la nebulosa dove il carbonio si chiude in sfere perfette. Nel guscio sottile attorno alla sua stella, il James Webb ritrova le fantastiche buckyball: sono molecole composte da 60 atomi di carbonio, leggere come castelli di carte e antiche come le stelle morenti. Un punto interrogativo capovolto brilla al centro, come se la nebulosa stessa ci volesse ricordare come ogni risposta, nel cosmo, è solo l’inizio di un’altra domanda.
Active Prominences on a Quiet Sun
Credits: Alan Friedman, Averted Imagination
Bellissimo, questo modo di vedere il Sole. Selezionando le frequenze della luce viene fuori un Sole sempre diverso: sempre sorprendente.
Google Chrome 149 migliora DevTools con supporto agli agenti AI, debugging WebMCP e completamento del codice esteso al CSS.
Leggevo di queste migliorie di Chrome capendone, diciamo, un po' meno del giusto. Certo il web è diventato molto ingegnerizzato ormai. E' sempre più questione di tecnica (hardware, protocolli) e di strategia. Certo, anche di strategia: ho seguito un corso sull'uso dei social media in astronomia.
Corso ottimo, per carità.
Però quello che emerge è che anche nel progettare un post per i social, bisogna seguire certi standard, ci sono precise strategie per catturare l'attenzione, per creare engagement. Diventa tutto materia di professionisti, in un certo senso.
Ed in un certo senso è anche normale che sia così.
Però, io rimpiango un poco l'età dell'inizio di Internet. E me la ricordo, me la ricordo bene la sperimentazione frizzante, l'idea di avere un giocattolo meraviglioso fuori dalle regole del mercato: qualcosa per sperimentare e divertirsi, per connettersi e parlare delle cose che ci piacciono.
Nessuno aveva da guadagnare, se non l'arricchimento comune.
Ora è diverso, certo è tutto più evoluto ma differente. Navighiamo su tutorial "come farsi leggere su Instagram", oppure "Come ottenere mille followers su Substack". Ma quel friccichìo, quella brillanza, si è persa, si è spenta.
Oppure, bisogna tornare a cercarla. Disertare i "soliti posti" e ridiventare creativi. E vedere il cosmo, anche attraverso lo schermo, con occhi nuovi.
Como, dal lungolago
DialogAI 2026: I vincitori della prima edizione – EduINAF
DialogAI è il primo concorso organizzato dai principali enti di ricerca italiani (CNR, INAF, INGV, INFN). Il 27 maggio 2026 si è conclusa la
Una bella iniziativa a cui sono stato lieto di prender parte. Ci sono anche stati problemini organizzativi che l'articolo non menziona, come pure nella cerimonia di premiazione non è tutto andato liscio. Ma ci sta, è una prima edizione. Nel complesso però è stata una bellissima occasione di contatto con docenti e ragazzi su un tema importante ed attuale. E soprattutto, una occasione di incontro umano tra scienza, tecnologia e didattica, veramente preziosa.
“Tutto deve essere preso in considerazione. Se i fatti non si adattano alla teoria, lascia perdere la teoria.”
— Agatha Christie, Il misterioso affare di Styles
NGC 253: Dusty Island Universe
Credits: László Francsics
Vivere sull'orlo.
Ci muoviamo in un mondo quasi totalmente sconosciuto. Si è detto molte volte, secondo le teorie cosmologiche più accreditate, solo circa il 4% di ciò che esiste cade sotto il nostro occhio, i nostri strumenti.
Energia oscura e materia oscura fanno circa il 96% del totale. Quasi tutto, è dunque a noi sconosciuto. Il "mondo" è una piccola frangia, un lembo minimale di quel che esiste, per lo più sommerso.
Eppure pensiamo di "vedere il mondo" in modo spesso oggettivo, pensiamo di dire le cose stanno così o cosà come se fosse tutto fisso e condivisibile. E spesso non siamo disposti a negoziare il nostro modello, non ci va di perdere tempo con chi sbaglia. Questo pensiamo.
Vivere sull'orlo di un Mistero fa venire i brividi, ma alla fine è la cosa che dà più libertà in assoluto.
Pensiamoci, ogni tanto.
Quella volta in montagna, la mamma l’aveva presa per mano e condotta fuori, in giardino. Quella notte, ad esempio, la Luna non c’era. Era nascosta, sparita. Andata, chissà dove. E guarda che meraviglia: una meraviglia assoluta. Era tutto pieno, ma davvero pieno di stelle! Una cosa fantastica, da non crederci. Tutto un cielo puntinato, splendidamente intarsiato, trapuntato. Insomma, da perderci la testa.
Anita e le stelle: La saggezza di uno sguardo (Amazon, 2022)
Mars Panorama 360 from Curiosity
Credits: NASA, JPL-Caltech, MSSS, License, Elisabetta Bonora, aliveuniverse.today
2026 May 22
The Nebulous Realm of WR 134 Image Credit & Copyright: Luigi Morrone and Telescope Live
Explanation: This cosmic snapshot covers a field of view over twice as wide as the full Moon within the boundaries of the high-flying constellation Cygnus. Made using astronomical narrowband filters, the image highlights the bright edge of a ring-like nebula traced by the glow of ionized hydrogen and oxygen gas. Embedded in the region’s expanse of interstellar clouds, the complex, glowing arcs are sections of shells of material swept up by the wind from Wolf-Rayet star WR 134, the brightest star near image center. Distance estimates put WR 134 about 6,000 light-years away, making this telescopic frame over 100 light-years across. Shedding their outer envelopes in powerful stellar winds, massive Wolf-Rayet stars have burned through their nuclear fuel at a prodigious rate and end their final phase of massive star evolution in a spectacular supernova. Their stellar winds and final supernova explosion enrich the interstellar material with heavy elements to be incorporated in future generations of stars.
∞ Source: apod.nasa.gov/apod/ap260522.html
Ciao, Amedeo
Caro Amedeo, lo sai che ti devo moltissimo.
Arrivai in tesi al CNR di Frascati, dietro "consiglio" di mio padre (cioè, mentre mi chiedevo da chi andare per la tesi, lui che evitava al massimo di interferire con le mie scelte, mi ha prelevato "di peso" e portato da te), appena dopo Marco Limongi. Ma prima ancora, credo proprio di averti visto più volte a casa, quando lavoravi con papà e io ragazzo, vi guardavo come persone intente a cose misteriose e profonde. Oppure quando si tornava dalle esplorazioni in grotta: ricordo con affetto quando mi parlavi con gratitudine - a distanza ormai di molti anni - di quella volta che rientrando, avete trovato la polenta con le spuntature fatta da mia mamma, che vi aspettava. Credo anche che tu ci abbia accompagnato anche in varie escursioni in montagna, perché la condivisione andava ben oltre le cose "di lavoro", era una condivisione di vita.
Amedeo Tornambè (1950 – 2026). Crediti: Luigi Stella
Devo a te l'inserimento in un campo di ricerca che allora - inizio dei Novanta - era veramente emozionante ed attuale, come quello dell'eccesso ultravioletto delle galassie ellittiche. Grazie alle tue intuizioni sulla radiazione prodotta da stelle in fasi evolutive avanzate, con Limongi ed altri, ci inserimmo in pieno nel dibattito su questa radiazione UV, che allora era molto acceso e dibattuto nella comunità italiana.
Ci siamo visti poco ultimamente, ma ogni tanto ci scambiavamo messaggi, spesso scherzosi. Il tuo umorismo e la tua capacità di stemperare le situazioni era un tratto che, nella mia mente, in qualche modo ti accomunava a papà, sia pure nella diversità di caratteri. Forse per quello ti voleva così bene, e ricordo bene come anche tu gliene volevi, prima e dopo la sua scomparsa: questo mi inteneriva ma soprattutto mi faceva capire cosa è, in questo mondo, la vera amicizia: che non evita i contrasti, a volte duri, ma non cede mai un passo sulla comunanza e complicità nel cammino.
Ora te ne sei andato il giorno dopo l'anniversario della scomparsa di papà, anche questo mi colpisce. Come dire, mi metto di lato, appena dopo il mio amico e "tutore". Credo che, di là dall'illusione dello spaziotempo in cui siamo, c'è un posto arioso e soleggiato dove voi due ora vi date grandi pacche sulle spalle e ridete fraternamente di alcune teorie che avevate elaborato, mentre di altre annuite con soddisfazione. Ora, che vedete le cose come stanno. Sono sicuro che vedendoti arrivare, ha detto "ah ma guarda chi c'è", aggiungendo con il suo modo sornione di esprimersi "ma non c'era fretta, eh". E vi siete sorrisi.
Ciao Amedeo, la mancanza della tua presenza fisica si aggiunge adesso all'altra, eravate così amici dentro e fuori il lavoro, che per me siete insieme, lo sarete sempre. Siete lì, entrambi. Grazie di tutto. E se ora sono un astrofisico, lo sai bene, è quasi tutta "colpa" tua.
Un bacio.
Man Enters Space
Credits: MSFC History Office
La Pontificia Università della Santa Croce è attualmente costituita dalle Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione S
Ringrazio di cuore, per essere stato invitato ad essere presente, ad un evento come questo. La breve cerimonia si è svolta in un bellissimo clima di stima reciproca e di grande cordialità.
È così bello quando anni ed anni si mutuo "sospetto" si sciolgono davanti ad una comunione reale di donne e uomini, di diverso cammino ma di comune intento.
Non si tratta ancora dell'ormai asfittico interrogativo su cosa "credo di credere" (per dirla con il filosofo e porta Marco Guzzi). C'è un fatto oggettivo. Scienza e fede hanno solo da guadagnare nell'abbracciare un vero dialogo. Momenti come questo portano speranza, per tutti.
L'errore è un concetto complesso. A volte si impara, a volte no.
Sempre saporito, Sandrelli. Sgombra il campo da tanti pensieri pigri, svelandone l'incongruenza. Fa bene, leggerlo.