Directors: Denis Villeneuve
I registi di #BuoneVisioni2018 in cinque passi di biografia.
1. Denis Villeneuve nasce in Québec, Canada, nell’ottobre del 1967. Da bambino resta folgorato dalla visione del capolavoro di Kubrick 2001: Odissea nello spazio, che gli fa comprendere la potenza del mezzo cinematografico e lo ispirerà in futuro a diventare regista.
2. Il suo nome comincia a circolare quando, poco più che ventenne, partecipa alla trasmissione La course Europe-Asie promossa da Radio-Canada Télé, un contest per videomaker mandati all’avventura in giro per il mondo. Villeneuve realizza cortometraggi viaggiando per mesi dall’Indonesia alla Cina, dall’India alla Turchia e vince infine la gara col film Terre des hommes, realizzato in una piccola comunità rurale del Tibet.
3. Fin dagli esordi i suoi film si fanno notare nei più importanti festival cinematografici quali Cannes, dove presenta il suo primo lungometraggio Un 32 août sur terre (1998) e uno dei suoi maggiori successi, Sicario, con Benicio Del Toro e Emily Blunt (2015); Berlino, in cui vince il Premio FIPRESCI con la sua seconda opera Maelström (2000); Venezia, dove porta l’adattamento dell’opera teatrale Incendies - La donna che canta (2010) e il fantascientifico Arrival (2016). Proprio questi due film aprono a Villeneuve le porte degli Oscar: il primo viene candidato come Miglior Film Straniero, l’altro vince il Miglior Montaggio Sonoro, oltre a ricevere le candidature al Miglior Film e Miglior Regia.
4. Negli ultimi anni si confronta più volte con progetti legati a film cult da lui molto amati sin da ragazzo. Come nel caso di Blade Runner di Ridley Scott, di cui utilizza la colonna sonora già nei suoi primi cortometraggi giovanili, per poi finire nel 2017 a firmarne il sequel con Ryan Gosling protagonista, Blade Runner 2049. Attualmente è al lavoro sul remake di un altro classico della fantascienza, Dune, già rivisitato negli anni ’80 dal maestro David Lynch.
5. Intervistato durante l’uscita del suo capolavoro Arrival, Denis Villeneuve dichiara: “Non si tiene il conto delle volte in cui, al cinema, gli esseri umani sono attaccati dagli alieni. Questo film però è diverso, è uno degli aspetti che mi ha spinto a farlo. Ho sentito che mi avrebbe dato la possibilità di parlare della realtà in modo più luminoso e aperto. Avevo bisogno di questa storia: ho bisogno di speranza, ho bisogno dell'idea di essere aperti ad altre culture, aperti all'ignoto, di cui non bisogna avere paura, ma cercare di capirlo con l'intuito.”