Bittersweet disillusions
C’è un momento preciso, un attimo di sospensione, in cui la vita ti fa credere che s'è passata la mano per la coscienza e ha allineato destini, pianeti e influssi cosmici per mandarti... una botta di culo.
E tu, pure se sei bella navigata, vieni sopraffatta, te la bevi tutta d'un fiato, ingenua e speranzosa come una bambina, iniziando a fluttuare nei cieli della gioia e della gratitudine. Poi… due ore dopo, la vita (che nel frattempo si stava gustando i pop-corn) decide che il tuo volo pindarico è durato abbastanza e che troppa felicità potrebbe farti male visto che non sei abituata. Via le ali di botto, giù per terra, ed ecco il crash test gratuito con la dura realtà.
Non c’è neanche il tempo di un kitammuorto, perché sei troppo impegnata a raccogliere i pezzi del tuo entusiasmo frantumato. A quel punto hai due scelte: restare lì a contemplare l'ennesima beffa o alzarti con un sorrisetto amaro, scuotere la testa e dire: “Ah, cara vita, sempre con questo senso dell’umorismo del cazzo, eh?”. E lei ti guarda un po' severa, un po' divertita, come a dire: “Ma davvero ci avevi creduto? Tenerona.”
E daje e daje, poi dici perché a lungo andare una inizia a diffidare dei momenti belli, delle coincidenze favorevoli, a restare sul chi va là guardandoti intorno, annusando l'aria, domandandoti dov'è nascosta la fregatura... oppure se all'improvviso vedrai apparire il solito striscione "Scherzi a Parte!".
Sono state due ore bellissime però. E nié... aveva sfugà.















