Pensieri di notte
Poserò, poserò questo scudo di ferro Volerò fino a te che sei L'azzurro immenso su di me
(Cammariere, Kunsler e Bardotti)
Quanti stupendi incontri su questo porto di mare in questo periodo. Lo so è il mio carattere chiuso, inutilmente chiuso, che mi porta anche per trimestri interi a trattenere parole. Perseverare autem diabolicum. Approfitto di avere aperto la finestra e di espormi al vento della condivisione per questa meditazione quaresimale. Una volta lo facevo e mi faceva bene. Un respiro a denti stretti prima dell’attacco. Prima considerazione, sono un fabbricante di parole, ne costruisco molte come le acciughe quando fanno il pallone (chi apprezza De Andrè sa cosa voglio dire) mi ci nascondo dentro. Oggi, in questa notte che va a finire, vorrei provare ad andare dritto al sodo, senza matematica, senza lemmi strani, inusuali e inusitati, al massimo tre termini in giapponese non di più; sincero, anche se non so dove mi porterà questa corrente. Dunque il pensiero che mi attraversa (Mokuso): la morte è passata vicino a persone care, o a persone che sto imparando ad amare. Una morte di quelle impreviste, non come quella dei miei genitori che hanno passato i 90 anni e quindi te lo aspetti, per egoismo non sarai mai pronto al 100%, ma sai che la vita è preziosamente limitata. Gino Paoli ha perso un figlio e questo ha interrotto la sua voglia di vivere, non è nell’ordine naturale che un giovane vada avanti prima di uno con più anni, eppure capita. Un maestro ti ha lasciata e con lui il sostegno per non inciampare. Il ragionamento di oggi è, cosa succede a chi resta, come si va avanti dopo essere finiti nella buca con acqua. Penso a quando mi sono rotto la caviglia e come ho dovuto imparare a camminare di nuovo. Potrebbe essere che ci assomigli, che sia imparare con stupore, dolore, fatica e imprecazioni a rimettere un passo dopo l’altro, ad accettare la sensazione di squilibrio che però porta avanti, anche quando avanti è una direzione imprecisa senza consapevolezza, senza volontà perfino. Anche io ho perso persone care in modo imprevisto, inaspettato, penso sia esperienza comune, anime della mia stessa età che il mare si è portato via, avrei potuto essere con loro, ma il destino, ché al caso faccio fatica a credere, ha allontanato queste creature importanti e preziose per me, mentre mi affidava la crescita di una vita nuova, per un senso di equilibrio al quale ho paura di dare un nome, ma c’è. Trattengo metafore matematiche, (Mushin) non so se questi pensieri sconclusionati siano comprensibili, accarezzo però forte il senso di empatia, meglio di compassione nel senso più buddista del termine, rifiutando secondo i precetti di questa stessa via il distacco. Oggi no, oggi sento una vicinanza che mi porta a togliere ogni corazza, a cercare conforto nella musica, in questa che Ornella definisce una non preghiera, e in una tazza di thé che a quest’ora della notte sembra ancora più buono, più amaro e più vero, come vorrei essere io. Sono senza corazza, l’ho fatto spesso tirando di spada, spiegando a chi mi diceva che la protezione era per la mia sicurezza, che senza di questa ero più libero, più vigile, più sensibile a quanto mi circondava. Questo dovrei cercare, migliore sensibilità, imparare, rinunciare alla distanza (Ma Ai). Sono passate quattro ore da quando ho scritto queste parole, c’è l’aurora che promette un giorno nuovo. Le ho riguardate molte volte, aggiungendo le virgole che quando scrivo di getto non metto mai. Dopo i fiumi di parole mi specchio in questo schermo luminoso e decido di affidare al ricordo questa notte di quaresima. Buona Pasqua ed un abbraccio forte, forte, forte. :)
L' Azzurro Immenso - O. Vanoni












