Al primo accenno di impegno morale, mettersi a letto
Juan Rodolfo Wilcock, citato da Edoardo Camurri

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Al primo accenno di impegno morale, mettersi a letto
Juan Rodolfo Wilcock, citato da Edoardo Camurri
«La segue attraverso le vie del paese, si fermano a prendere un caffè in piazza, non è una vera piazza, è una via, ma quelli che ci abitano si ostinano a chiamarla piazza, c’è il teatro e c’è il comune, forse lo chiamano così per quello; là in fondo c’è la chiesa, con una crepa sulla facciata, l’unico ricordo del terremoto, come se la chiesa si fosse presa su di sé il dolore salvando il paese, in mezzo al sagrato il monumento ai caduti della Prima guerra mondiale».
Roberto Camurri, A misura d’uomo
16 marzo 1978 - 16 marzo 2020 Il maestro. Se lo studioso intende raggiungere Juan Rodolfo Wilcock per via enciclopedica, può fare prima una sosta alla voce precedente Wilcker Ulrich, papirologo della Pomerania (1862-1944), oppure accerchiarlo tramite la voce successiva, Wilczek Franz, Nobel statunitense per la Fisica nel 2004, esperto di quanti. Questa semplice mossa definisce lo spirito di Juan Rodolfo Wilcock più di quanto si creda: solo i capricci dell’alfabeto, così simili a quelli del destino, hanno infatti impedito a Wilcock di essere riconosciuto anche come scienziato delle particelle subatomiche e egittologo, ma chiunque conosca la sua opera sa che questo sarebbe stato invece possibile con una certa facilità, peccato. Poeta, scrittore e ingegnere, Wilcock nacque giovanissimo a Buenos Aires nel 1919; sin da subito però iniziò a rivalersi della futura ingiustizia enciclopedica soprattutto in tre modi: 1) pensando all’universo, 2) partecipando alla ricostruzione della ferrovia Transandina 3) diventando amico e sodale di Borges, Bioy Casares e Silvina Ocampo. Nel 1955 poi si trasferì in Italia e iniziò a scrivere e a pubblicare libri, articoli e poesie in italiano meglio di molti italiani a lui contemporanei che scrivevano e pubblicavano libri, articoli e poesie (in italiano). La cosa, ci sembra di poter dire, non lo rese particolarmente popolare nell’ambiente ma, come notò una volta Roberto Calasso, suo amico e editore, “sapeva, come pochi, non dipendere dagli altri e dal mondo”. “La sinagoga degli iconoclasti”; “I due allegri indiani”; “Lo stereoscopio dei solitari”; “Frau Teleprocu”; “Il libro dei mostri”; “Il tempio etrusco”, sono i titoli magnifici di alcuni suoi libri ancora più sorprendenti. Scrisse a lungo per “il Mondo” di Mario Pannunzio; lo fece anche con lo pseudonimo di Matteo Campanari, col quale a volte firmava articoli contro l’altro sé stesso e recensioni di spettacoli teatrali inventati, come quello tratto dalle “Ricerche filosofiche” di Wittgenstein. Tra i molti autori tradotti, Joyce, Flann O’Brien e un libro bellissimo di Norman Douglas sui biglietti da visita. Queste, utilizzando le sue stesse parole, furono invece le sue preferenze letterarie: “Robert Walser e Ronald Firbank e tutti gli autori preferiti da Walser e da Firbank e tutti gli autori che a loro volta costoro preferirono”. Morì il 16 marzo del 1978, nella sua casa di Lubriano nella campagna laziale, nello stesso giorno del sequestro di Aldo Moro. Sulla sua lapide è scolpita una sola parola: “Poeta”.
Edoardo Camurri su Facebook
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Prima d'ogni altra cosa sprezzatura è una briosa, gentile impenetrabilità all'altrui violenza e bassezza, un'accettazione impassibile - che a occhi non avvertiti può apparire callosità - di situazioni immodificabili che essa tranquillamente statuisce come non esistenti (e in tal modo ineffabilmente modifica), ma attenzione. Non la si conserva né trasmette a lungo se non sia fondata, come un'entrata in religione, su un distacco quasi totale dai beni di questa terra, una costante disposizione a rinunciarvi se si posseggono, un'ovvia indifferenza alla morte, profonda riverenza per più altro che sé e per le forme impalpabili, ardimentose, indicibilmente preziose che quaggiù ne siano figura. La bellezza, innanzi tutto, interiore prima che visibile, l'animo grande che ne è radice e l'umor lieto.
Cristina Campo, citata da Edoardo Camurri su Il Foglio