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Il procuratore di Napoli: “Da Gramellini giocavo su Sal Da Vinci, che voterebbe No e canta Sì. Voi speculate, poi getteremo&nbs
Il procuratore di Napoli: “Da Gramellini giocavo su Sal Da Vinci, che voterebbe No e canta Sì. Voi speculate, poi getteremo una rete”
(...) “Ascolti – dice serio Nicola Gratteri – se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure”. Diffamare? “Fatelo. Non è un problema.
Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”.
I conti? “Nel senso che tireremo una rete”. La famosa rete? “Sì, una rete”. Si riferisce alla pesca a strascico? “Speculate pure”. (...)
La relativa libertà di cui godiamo dipende dall’opinione pubblica. La legge non offre alcuna protezione. I governi fanno le leggi, ma se siano applicate, e come la polizia si comporta, dipende dall’umore generale nel Paese.
George Orwell, Fuori dalla balena (citato sul Foglio del 30/04/2021)
Come si cambia per non morire - da ambo le parti. Auguri comunque al Foglio per i suoi 25 anni: lo preferivo ragazzino adolescente al laureato spocchioso di oggi.
Ci si prova sempre, a pensare male. D'altra parte, è più facile e dà maggiori soddisfazioni: vuoi mettere, il piacere di sostenere il più alto e classico dei "Te l'avevo detto"?
E allora, proviamo a non pensare male. Pensiamo "meglio". E colleghiamo un po' di fatti di cronaca.
I medici cinesi arrivati il 13 marzo, di cui molto si è detto e un po' si è polemizzato, sono il mio esempio. Ha scritto Il Foglio che l'operazione (che ha portato in Italia, terzo paese al mondo a beneficiarne, 9 dottori cinesi e aiuti medici atterrati a Fiumicino in barba al blocco aerei dei voli dalla Cina) non sarebbe altro che un'abile mossa mediatica cinese per far pesare la propria supremazia scientifica e, cito, "per vincere la guerra globale alla pandemia e uscirne rafforzata sul piano internazionale con la complicità, consapevole o meno, del nostro ministro degli Esteri".
Ad alcuni, invece, è venuto in mente altro. Carola Martino, presidente dell'Associazione italiana medicina delle catastrofi, per esempio, ha ricordato i tempi di Sichuan, nel 2008, quando un terremoto spazzò via una regione e fece 69mila vittime. Ansa riporta le sue parole rilasciate in un'intervista pubblicata da Xinhua (Agenzia di stampa cinese. Sì, lo so. È finanziata dalla stessa Repubblica popolare cinese): "Avere degli amici accanto nel momento del bisogno è una carica in più che ci viene data".
Ora, per quel che mi riguarda, la Cina può avere tutto l'interesse a mettere in scena un'amicizia di comodo con un altro Paese (l'Italia, prima nazione a chiudere i voli dalla Cina nel momento di crisi a Wuhan): però, dietro la strategia ci sono le persone, quelle a cui i medici occidentali diedero una mano concreta.
Il partito, in Cina, avrà sicuramente colto l'opportunità mediatica di portare avanti questa iniziativa ma, come riconosce Il Foglio, la Croce rossa italiana ha ottimi rapporti con quella cinese. E, oltretutto, la Croce rossa deve la propria "forza" dall'essere non governativa, ovvero svincolata quanto più possibile da logiche di potere nazionale. Insomma, non facciamo finta di ignorare gli interessi geopolitici della Cina ma neppure la missione di medici e volontari che si danno da fare in questa epidemia.
Uno dei punti su cui mi sono fermato a riflettere è il nostro punto di vista sulla Cina: ricordate gli inizi della stessa epidemia di Coronavirus? Ricordate i ristoranti cinesi svuotati dalla paura di un contagio francamente impossibile? Ricordate gli episodi di piccolo/grande razzismo verso persone dagli occhi a mandorla? Beh, io sì. E le frasi tipo quelle del presidente del Veneto sui topi vivi mangiati dai cinesi? Forse, dobbiamo riflettere su cosa ci faccia davvero paura: non i cinesi e il loro aiuto tutt'altro che disinteressato, ma lo spettro dei "comunisti" cinesi, o la capacità che una dittatura possiede - rispetto a una democrazia - di far procedere con "efficienza" il mercato, il lavoro, la vita, le cure a un'epidemia. Oppure il peso di un declino occidentale che nessuno di noi vorrebbe vivere ma che, probabilmente, ha già iniziato a tradursi in realtà.
Forse, e per amor di polemica, dovremmo smetterla di cercare alibi. Diciamo che la Cina è una dittatura. Diciamo che il dissenso lì non esiste. Diciamo che le mascherine che tutti vogliamo oggi, in quantità illimitate e a prezzi irrisori, vengono prodotte, guarda caso, in Cina da lavoratori poco meno che schiavizzati, a cui non viene riconosciuto nemmeno il diritto alla salute sul posto di lavoro.
Diciamolo! Ne abbiamo il coraggio? Lo avrebbe uno dei nostri governanti? Non credo, ci sarebbero delle conseguenze pesanti e forse i rapporti diplomatici fra Italia e Cina sarebbero meno distesi, perderemmo un partner commerciale e via dicendo.
Quindi? Non ci conviene. Paga molto di più, anche in termini elettorali, dire qualche banalità contagiosa sui cinesi in tv.
E qui torno all'articolo del Foglio. Possibile che un quotidiano si perda a voler spiegare che la Cina ha dell'interesse a mostrarsi amica dell'Occidente? Perché puntare il dito usando quel sottotesto accusatorio e quel tono saccente? Al Foglio vorrei chiedere questo: pensate davvero che il nostro Paese possa farcela, autarchicamente ed eroicamente, da solo contro l'epidemia? Pensate sinceramente che la nostra sanità possa reggere l'epidemia contando esclusivamente sulla stoica dedizione al lavoro degli operatori sanitari? Se mancano mascherine, attrezzature per la terapia intensiva e altri dispositivi medici, pensate davvero di poter fare a meno dell'aiuto (disinteressato o meno) della Cina?
Tutta un’altra storia...
(ri-)perle di bordin
bordin line del 16 febbraio 2016 Ieri nove comuni abruzzesi hanno conferito la cittadinanza onoraria al pm palermitano Nino Di Matteo. La cerimonia si è svolta a Pescara “alla presenza degli studenti di 18 istituti superiori e medi della città” come informa uno dei numerosi lanci Ansa dedicati all’evento. In uno di essi è scritto anche che Di Matteo ha “istituito alcuni dei principali processi contro la mafia”, con una certa improprietà nella scelta del verbo e anche, per dirla tutta, con una omissione non irrilevante rispetto ad uno dei processi “istituiti”, che si è dovuto rifare perché alcuni accusati si sono poi rivelati estranei alla strage di Via D’Amelio. Ma questa è storia nota e qui già raccontata. Così come, nel discorso pronunciato di fronte alle scolaresche, nulla di nuovo ha detto il magistrato. Con l’eccezione di un verbo, riportato fra virgolette dall’agenzia. Dopo aver sostenuto che occorre indagare sull’ipotesi dei cosiddetti mandanti esterni degli attentati, indagine che per la verità dura da circa un quarto di secolo senza risultati, ha poi aggiunto un nuovo oggetto di investigazione: “Chi ha gradito l’eliminazione di certi bersagli”. Gradito. Si può gradire un caffé, una cassata, non certo una strage. Ma mettiamo pure. Il verbo usato sposta ancora in avanti il concetto, già giuridicamente discutibile, della responsabilità oggettiva, superando anche l’indiziario “cui prodest?” e scivolando verso il “gradimento”, concetto chiaramente inutilizzabile in un processo. Nell’uso delle parole c’è la confusione che spiega l’inconcludenza delle indagini. da Sette anni di Bordin Line. Massimo Bordin sul Foglio
Cannibal Ballad. Il cinema selvaggio di Ruggero Deodato
Libro di Davide Magnisi e Gordiano Lupi
Descrizione
Regista eclettico, capace di attraversare tutti i generi cinematografici, segnandoli con la lezione realista del suo mentore Roberto Rossellini, Ruggero Deodato deve la sua fama a una straordinaria abilità tecnica e narrativa nel rappresentare la violenza della società contemporanea. Il libro analizza tutti i suoi film e i temi del suo cinema e contiene una lunga intervista al regista e ai protagonisti di, tra gli altri, "Ondata di piacere", "Ultimo mondo cannibale", "Cannibal Holocaust", "La casa sperduta nel parco", "Ballad In Blood”
Editore Ass. Culturale Edizioni Il Foglio Piombino
Data di pubblicazione 30 gen 2019
Lingua Italiano
Pagine 500
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