Standing ovation per la Sig. Giovanna!
La sua cassoeula è davvero qualche cosa di speciale e senza di lei non avrei saputo dove girarmi per rifarla io stessa a casa quando, nella lontana olanda, dovrò far comprendere ai miei commensali cosa sia la vera cucina tradizionale.
Del resto io sono brianzola ma avendo un padre veneto, una madre sarda e un fidanzato toscano, sapevo far tutto tranne che quello che veramente caratterizza la cucina del mio luogo di origine.
Quindi ancora grazie... Per l'occasione ho anche chiesto al nostro Sommelier Moreno di portare qualche bollicina!
RICETTA -cassoeula della sig. giovanna- (per 6 persone):
800gr di costine
150gr di cotenne
1 codino
1 orecchio
1 musino (circa 300gr)
6 salamini verzini*
1 cavolo verza (circa 1,2kg)
1 cipolla
1 carota
1/2 gambo di sedano
1 bicchiere di passata di pomodoro
1/2 litro di brodo vegetale*
olio evo
sale
pepe nero
Sfogliare le verze eliminando il torsolo centrale e le coste più dure, lavarle e lasciar scolare bene l'acqua.
Tagliare il codino, il muso e l'orecchio a pezzetti e bollirli in una pentola a parte per almeno mezz'ora in modo da sgrassarli.
Preparare il soffritto e lasciar soffriggere con 3 cucchiai d'olio in una pentola capiente, aggiungere quindi le cotenne tagliate a pezzi. Sfumare con la passata di pomodoro e 3 mestoli di brodo vegetale lasciando cuocere il tutto per un quarto d'ora.
Successivamente aggiungere il codino, il muso e le orecchie e dopo una mezz'ora le costine tagliate a pezzi medi, quindi continuare con la cottura per un'ora.
Nel frattempo bollire i verzini a parte per circa 15 minuti dopo averli bucherellati con una forchetta. Una volta scolati, aggiungerli agli altri ingredienti. Se necessario ammorbidire il composto con un pò di brodo.
Aggiungere le verze una alla volta partendo da quelle verdi e più coriacee mescolando per amalgamarle alla preparazione. Una volta inserite tutte le verze lasciar cuocere per un'ora quindi, salare e pepare.
Servire molto molto calda accompagnando la cassoeula con una polenta morbida naturalmente facendo attenzione sia anch'essa senza glutine!
La pietanza dovrà risultare piuttosto asciutta perché deve essere "tacada tachenta e non sbrodolosa sbrodolenta" (traduzione: piuttosto asciutta e appiccicosa e non brodosa!).
RICETTA SENZA GLUTINE E SENZA LATTOSIO
*PER I CELIACI HO USATO: Preparato per Brodo Granulare Germinal Bio (il mio preferito!) e per i salamini informatevi che siano privi di glutine.
IL SOMMELIER CONSIGLIA: Tradizione o Innovazione? Bonarda VS Spumante Metodo Champenoise
Gastronauti che visitate questo curatissimo e interessantissimo blog, anche oggi è venerdì! E come oramai succede da qualche tempo, questo è il giorno dedicato alla sezione Cantina Zero Zero.
Prima di proporvi l’abbinamento di oggi, una notizia importante: magno cum gaudio, sono diventato ufficialmente un Sommelier AIS (mi mancava l’esame finale). Per cui ora, bando alle ciance, fregiandomi di questo titolo nuovo di zecca, non posso più permettermi di commettere eventuali errori.
La preparazione di oggi è la Cassoeula, ovvero uno dei piatti più celebri della tradizione lombarda, sicuramente il simbolo di quella brianzola. Per chi di voi dovesse essere della zona, per intero, per metà o anche solo di adozione, non credo ci siano segreti, ma immagino anche che qualcuno ci segua anche da più lontano, così credo sia giusto scrivere qualche cenno storico riguardo questo monumentale esempio di cucina povera. La Cassoeula (o Bottaggio, nome più diffuso nel milanese derivante dal francese potage), con tutte le sue varianti fonetico/semiotiche (oltre alla più diffusa dicitura da noi utilizzata ne esistono anche varianti con una s, con una o due z, o con una r finale al posto della l) affonda le sue origini nel culto popolare di S. Antonio Abate, festeggiato il 17 Gennaio, data che segnava tradizionalmente la fine del periodo di macellazione dei maiali -da qui nasce anche il proverbio che recita “A Sant’Antonio si ammazza il maiale”- periodo che cominciava il 30 Novembre, festa di un altro santo, questa volta Andrea. La versione moderna qui proposta, nasce nel XX secolo e tra i primi “vip” fu Arturo Toscanini a portarla alla ribalta, dato che si dice che ne fosse particolarmente ghiotto.
Dal punto di vista gustativo la Cassoeula, che spesso si accompagna alla polenta, ha tre caratteristiche: la grassezza, l’untuosità, una eccellente succulenza sia intrinseca che indotta e la tendenza dolce, quest’ultima dovuta sia al grasso delle cotenne e delle carni, ma anche alle verdure presenti. Un vino da abbinare deve quindi avere le seguenti caratteristiche: acidità, sia per smorzare l’effetto della grassezza (e qui aiutano molto anche le bollicine, quindi l’effervescenza, come vedremo) che per bilanciare la tendenza dolce, tannicità e/o alcolicità per succulenza e untuosità.
L’abbinamento della tradizione vuole un vino rosso lombardo, uno su tutti la Bonarda. Vi lascio libertà di scelta: che sia dell’Oltrepò Pavese o di San Colombano, ferma o frizzante, in tutte le versioni possibili, questo è il vino da abbinare se siete amanti della tradizione. La Bonarda, a base di uve Croatina, è il vitigno per eccellenza della Lombardia, schietto, sincero, ma sempre leale e soprattutto a buon mercato (una bonarda eccellente non la pagherete mai più di 7/8 euro al supermercato).
Se invece vi piace sperimentare e preferite dare un tocco di classe e raffinatezza nell’abbinamento e siete disposti per questo anche a spendere qualcosa in più, allora potrete lanciarvi nella scelta di uno spumante metodo classico sia dell’Oltrepò che della Franciacorta, oppure ancora, perché no, di uno champagne, riallacciando quel legame antico che c’è tra il capoluogo lombardo e la Francia. Le caratteristiche che servono ci sono tutte: acidità, effervescenza su tutte; mancano i tannini ma c’è la sapidità, anch’essa utile ad arginare la grassezza. Per orientarvi meglio nella scelta, vi consiglio di scartare le tipologie che tendono al dolce, quindi concentratevi su un dosaggio zero (o pas dosè), un brut nature, un extra brut o al massimo un brut, poiché un grado zuccherino troppo elevato potrebbe rovinare l’abbinamento.
Un’ultima soluzione: se avete sete, di vino e di curiosità, perché non provare entrambi gli abbinamenti?