Oggi è venerdì e si ricomincia con Cantina ZeroZero...
Questo articolo lo volevamo dedicare al nostro amico Dario, novello Cook, approdato da qualche mese nella terra dei canguri!
Gentile pubblico di Farina ZeroZero e della sua appendice alcolica, Cantina ZeroZero, bentornati!
Spero vi siate ormai ripresi dalle festività natalizie, che abbiate fatto il pieno di buona tavola, buoni vini e atmosfere familiari. Probabilmente alcuni di voi avranno anche esagerato, per cui, per questa settimana eviterò di proporvi dei vini in abbinamento ai piatti della cuoca Julai e, in attesa che smaltiate i chili di troppo, vi parlerò dei vini australiani. Si, australiani. Perché ormai credo che tutti sappiano che le frontiere della produzione vitivinicola si sono ampliate e il “vino buono” non si fa solo da noi e dai nostri cugini d’oltralpe, ma anche nel nuovo mondo ci sono delle realtà interessantissime che vanno conosciute se si vuole avere una panoramica più ampia per quanto riguarda le produzioni moderne.
Inoltre, come specificato nella dedica iniziale al nostro amico Dario (e altri ne ho di amici che hanno deciso di affrontare la traversata in cerca di maggior fortuna) questo articolo vuol essere di aiuto non solo a chi vuole saperne di più, ma anche a chi, dall’Australia o dal nostro paese, vuole orientarsi in un acquisto.
Proprio in fatto di acquisto, prima di adentrarci nel merito delle zone vocate e delle uve utilizzate, è il caso di spendere due parole per capire come leggere un etichetta australiana.
L’Australian Wine and Brandy Corporation ha ultimato negli ultimi anni il Label integrity Program, ovvero un programma sulla veridicità delle etichette, sulla scorta di quello che avviene in Europa con le Denominazioni di Origine: in poche parole, ogni dichiarazione di annata, vitigno e regione dev’essere esatta e rintracciabile.
Senza addentrarci troppo nel merito di specifiche un po’ noiosette, i punti che può essere utile conoscere per capire che vino si sta acquistando, sono i seguenti: se l’etichetta riporta il nome della coltivazione, almeno l’85% delle uve deve provenire dalla zona indicata; se l’etichetta riporta l’annata, almeno il 95% delle uve deve provenire da quella vendemmia, se l’etichetta riporta la dicitura Show Reserve, vuol dire che il vino ha vinto dei premi ad un concorso di degustazione; se sull’etichetta troviamo scritto Reserve o Reserve Bin, allora quel vino è di particolare pregio, o comunque di una qualità superiore rispetto a degli altri vini della stessa azienda, in poche parole si tratta di una linea commerciale più elevata; se sull’etichetta trovate il termine wood matured (chi sa l’inglese dovrebbe capire!!!) significa che il vino è stato fatto maturare o invecchiare in botti di legno; infine, se l’etichetta riporta la dicitura dry-farmed, il vino è stato ottenuto da vigneti non irrigati, che sfruttano solamente l’irrigazione naturale.
Le zone vinicole e i vini
Quasi tutta la produzione australiana si concentra nella parte meridionale dell’isola, in particolare nella regione del South Australia, che da sola si aggiudica il 50% della superficie vitata nazionale, il New South Wales, il “piccolo” Stato di Victoria e il Western Australia. Negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo anche nel Queensland e sull’isola della Tasmania. Le zone a maggior vocazione vinicola si dispongono in prossimità delle coste, dove il clima è più fresco.
Nel South Australia, che si divide in dodici zone di produzione, si trova una delle più famose realtà vitivinicole oceaniche: la Barossa Valley. Di gran lunga la più conosciuta d’Australia, la Barossa Valley è una “striscia di vigneti di 12x32 km”[cit.] il cui clima ideale per la coltivazione della vite (caldo secco di giorno con forti escursioni termiche di notte) dà luogo alla produzione sia di bianchi eleganti e sapidi a base Chardonnay e Semillion, sia semi-aromatici come il Riesling, sia rossi a base Shiraz. I Riesling sono prodotti da più di un secolo, dato che i primi immigrati ad abitare questa valle erano di origine tedesca, mentre per quanto riguarda i vini rossi, su tutti lo Shiraz, la storia inizia negli anni ’50 quando Max Schubert diede vita alle prime produzioni di pregio. Resta in ogni caso più storicamente votata ai bianchi, come del resto la Clare Valley, situata appena più a nord, dove pare si facciano i migliori Riesling d’Australia, con capacità di evoluzione che può tener testa ad alcuni rossi importanti: da segnalare in questo caso le sottozone del Mount Lofty Ranges e il Camel’s Hump Ranges.
All’estremo sud-est del SA, troviamo il Coonawarra, soprannominato “la Bordeaux d’Australia”, caratterizzato dall’inconfondibile colore rosso della sua terra. Qui si producono i vini rossi più pregiati di tutto il continente, ottenuti soprattutto da Cabernet-Sauvignon e Syrah(Shiraz), con il clima, di tipo continentale, caldo di giorno con notti fresche grazie alle brezze marine a tessere le fila dei meriti. Merita di essere sottolineato il fatto che, grazie a tutte queste caratteristiche elencate, il Coonawarra è riuscito ad avere una sua denominazione ufficiale, così che i produttori possono etichettare i loro vini col nome della terra in cui li producono, sottolineando così l’importanza del terroir, esattamente come accade, un esempio su tutti, nella zona del Chianti.
Il New South Wales invece, è la regione dove tutto è iniziato:
Oggi rappresenta comunque la seconda forza in campo a livello produttivo con il 34% della superficie vitata totale. Tra le zone presenti in questa regione è impossibile non spendere due parole sulla Hunter Valley. Qui infatti si concentrano numerosi produttori di fama mondiale ed essendo la regione vinicola più antica del paese, vanta anche una tradizione di piccoli produttori che hanno sfruttato anche la relativa vicinanza con Sydney per offrire coi loro prodotti ristoro e pace agli abitanti della metropoli durante i weekend. Il clima è anche in questo caso costiero, con temperature tendenzialmente calde e mitigate di notte dalle brezze provenienti dall’oceano e da un’adeguata piovosità annuale. Il suolo invece è di tipo vulcanico e ricco di basalto, che lo rende adatto alla coltivazione di Semilliòn e Chardonnay per i bianchi e di Shiraz per i rossi. Da ricordare, nella sottozona dell’Upper Hunter Valley, un’interessante produzione di vini muffati, ovvero ottunuti da uve attaccate dalla Botrytis cinerea, come avviene in Francia per il Sauternes e in Ungheria con il Tokaji. Il maggiore produttore locale è Lindemans, capace di estrarre dal cilindro enologico uno dei migliori Semillion del mondo, capaci di evolversi anche dopo 20-30 anni di riposo in cantina. Un’altra area vitivinicola degna di nota nel New South Wales è il Mudgee che si trova alla stessa latitudine della Hunter Valley: il “nido nelle colline”, com’è soprannominato, ospitò le prime vigne nel 1858 e nel 1979 i produttori locali si diedero una loro Denominazione Mudgee. I vini più significativi di quest’area sono ancora una volta lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon, anche se non mancano degli interessanti uvaggi a base Nebbiolo e Barbera.
Lo stato di Victoria è quello più meridionale dell’isola: rappresenta infatti l’estrema appendice sud est, perfettamente incastrato tra South Australia e New South Wales. Rappresenta anche la regione più variegata dal punto di vista del terreno e del clima con una conseguente maggiore varietà di vitigni impiegati e possiede inoltre più zone a vocazione vinicola di qualsiasi altro stato australiano, anche se non tutte riescono ad imporsi a livello qualitativo. Dal punto di vista climatico, lo stato di Victoria può essere diviso in tre macro-regioni: una calda (Murray River Valley, Central Northern Victoria e North Eastern Victoria) con buona escursione termica che favorisce la produzione di vini fortificati (ovvero con aggiunta di alcool etilico) e di vini bianchi che spesso vengono venduti anche sfusi; una zona temperata (Western Victoria e Central Victoria) dove, nelle sottozone di Grampians, Pyrenees, Bendigo e Goulburn Valley, vedono la luce vini rossi molto strutturati a base di Shiraz e Cabernet Sauvignon; infine una zona più fresca che comprende Far South West, Ballarat e Macedon, Geelong, Gippsland, Mornington Peninsula e soprattutto la Yarra Valley. Quest’ultima rappresenta il fiore all’occhiello dello stato di Victoria: possiede il clima più fresco del continente (Tasmania a parte) e un suolo ricco di argilla rossa e grigia che insieme hanno favorito la produzione di vini strutturati ed eleganti, ottenuti soprattutto da uve Pinot Nero, che possono competere anche con i mostri sacri della Borgogna.
In ultimo, lo stato del Western Australia. È di gran lunga il più grande, occupa tutta la parte occidentale del continente, ma d’altro canto rappresenta solo il 4,5% della superficie vitata nazionale, tutta concentrata all’estremo sud-ovest tra le città di Perth e Albany.
Sei sono le zone di produzione in questa regione, tra cui vale la pena segnalare la Mount Barker, situata nell’entroterra tra le città Albany e Denmark, dove si producono dei bianchi ottenuti da uve Riesling e rossi da Syrah; il piccolo distretto di Margaret River, situato dall’altro lato del promontorio, in cui si trovano dei terreni ghiaiosi e sabbiosi, con un clima simile a quello della zona di Bordeaux, che permettono la coltivazione di diverse varietà, con risultati eccellenti per quanto riguarda il Cabernet, il Syrah e lo Zinfandel per i rossi, Chardonnay e il binomio “sauterniano” Sauvignon Blanc e Semillion.
Discorso diverso per la Swan Valley: qui da una parte il clima caldo dell’entroterra unito ai terreni fertili favorisce la produzione di uva da tavola, di contro sempre in questo distretto, c’è un vigneto chiamato Sandalford che fu impiantato nel 1840 da John Septimus Roe e che diede così vita ad una dinastia molto longeva. Sempre in quegli anni, poco lontano da Sandalford, si insediò la famiglia Houghton che ad oggi è ancora la più importante azienda vinicola della Western Australia. Nella Swan Valley, gran parte della produzione è a base di uve a bacca bianca, nell’ordine Chenin Blanc, Verdelho (un uva portoghese), Chardonnay, Muscadelle e Sauvignon Blanc, uve che vengono impiegate nella produzione della gloria locale, l’Houghton White Burgundy, mentre col Grenache si producono perlopiù vini liquorosi. Con quest’ultima uva però, unita al Cabernet Sauvignon, si dà luogo alla versione rosè del sopracitato Hougton White Burgundy, che si chiama per l’appunto Houghton Rosè.
Un’ultima curiosità: nella Margaret River Region, oltre alle uve maggiormente impegate, di cui abbiamo parlato sopra, si stanno ritagliando un piccolo spazio anche delle uve italiane, oltre allo Zinfandel, il nostro Primitivo, anche Sangiovese e Nebbiolo.
Saranno buoni come i nostri? Ai postumi l’ardua sentenza!
FONTI FOTO:
http://www.ratanga.it/it/destinazione/Australia.html
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Australia_animal_warning_sign.jpg