Castrazione.
Come te non ne ho incontrate più. Occasionalmente ho creduto d'averti ritrovata. Il problema è stato averti provata. Sapere chiaramente cosa si vuole. Avere una perfetta idea di quello che è l'amore. Dura da cancellare. Irremovibile. Come l'ombra dannata d'un passante sulle scale d'Hiroshima. La tua luce si è impressa su di me. Lasciandomi addosso un immensa cicatrice. Compatibile, per mia sfortuna, unicamente con te. È questo che si definisce castrazione dell'amare. Tutto ciò che mi circonda è asettico. Iperbarico. Insipido. Persino i miei interessi sono diventati secondari. E non è la mancanza della tua persona, odiosa e meschina, fin troppo egoista, che mi tormenta. È l'idea di quella sensazione. Uno stato di coma profondo. Un profumo di rosa sul volto. Il romanticismo a te rivolto. Tutte quelle cose a cui credevo, che tu m'hai tolto. È beato chi mai ha conosciuto l'amore, mai soffrirà d'astinenza. Dovessi definirti, non saresti droga ma spacciatore. È questo che resta dopo la festa, qualche bicchiere a terra, delle bottiglie vuote ed intorno la desolazione. Non è un rimpianto, la mia è una constatazione, razionale e di scienze. Nulla è stato più bello e devastante della tua conoscenza.













