Divinamente.
Sarà pur vero che non siamo ciò che cerchiamo d'apparire o che la gente pensa di capire di noi.
Sarà pur vero che è tutto un gioco di parole, complicità del verbo, seduzione della mente.
Sarà pur vero che nascondiamo espressioni camuffando il carattere o la vergogna di noi.
Vittime dell'incompresione, audace sensazioni di tepore, virtù della consapevolezza. Non essere frutto d'una fantasia, essere se stessi contro ogni peripezia. Dalla vita nessuna certezza. Un social come terapia, dosi endovena di annichilita euforia, coma indotto dalla nostalgia. Non apparenza ma appartenenza ad un'ideologia. Accontentarsi in un certo senso, nell'altro; come tentarsi? Sesso, certo. Ed ho la nausea da constatazioni, butto giù così tanta merda che sono preda di costipaizioni. Non mastico la tua mentalità, sono intollerante all'ignoranza. Deluso da questa imbarazzante circostanza. Mi sale il vomito. Aspro nella bocca, labbra secche, quant è doloroso sorridere se messi alle strette. Le fitte al petto, un nodo alla gola, manca. L'aria. Manca ancora. Gobbi, non per la postura ma per lo sforzo. Trascinarsi il mondo mentre tutti gli altri tirano dal lato opposto. Ed è snervante, stancante. I segni del disprezzo addosso. Ed è un attesa eterna, un respiro, il prossimo. Non una tregua nella nostra mente.
Ma tu lo fai divinamente.











