È pieno l'internet dei resoconti degli italiani emigrati all'estero o, se non all'estero, comunque lontano dalla città di origine. Ci siamo riversati su internet come disperati sin dai primi anni zero a raccontare della dissonanza mentale che crea vivere altrove e trovarsi bene/male/faticosamente/diversamente.
Quindi non dirò niente di nuovo o di originale dichiarando che il mio problema è il senso di colpa. Io torno a Milano e torno a casa MIA, dove sto bene, dove voglio stare e mi sento in colpa.
Mi sento in colpa per le cose che non gestisco giù. Per il poco aiuto che riesco a dare nelle decisioni e nelle magagne. Per i miei genitori che invecchiano. Per mio fratello che aspetta la mia approvazione e affetto, che desidera solo qualche minuto in più di tempo insieme. Per mio nipote che inizia a nominarmi, mi cerca e si arrabbia che lo sgrido (è una peste) e poi però mi abbraccia e mi bacia e si accoccola su di me. In colpa per tutte le cose da fare, il tempo che manca, la mia stanchezza e il mio essermi disabituata a tutto. In colpa per il desiderio di tornare a casa nel MIO mondo, nei MIEI spazi. In colpa per la mia incapacità di fare programmi seri sul riavvicinarmi a loro.
Loro non dicono nulla, non chiedono nulla, mi vogliono bene, mi cercano e mi tengono in palmo di mano. E io mi sento in colpa.













