Non voglio la gioia se porta catene,
se arriva e poi scappa lasciandomi vene
piene di ansia, vuote di pace,
non voglio una finta carezza che tace.
Mi dite "respira", ma l’aria mi scava,
mi dite "sei luce", ma il buio mi lava.
Io sento troppo, ogni cosa mi brucia,
anche l’amore, se arriva, mi sfugge.
Non è che non voglio, è che a volte mi pesa
sentirmi felice con l’ansia sospesa.
Ogni sorriso lo guardo col dubbio:
e se domani diventa un insulto?
Non mi serve un abbraccio che dura un minuto,
non mi serve un “ti voglio bene” se è muto.
Io voglio sentire, vibrare, crollare,
non fare il fantoccio per farmi accettare.
Vaffanculo a chi dice “sei strano davvero”,
a chi giudica il cuore con uno sguardo leggero.
Io sono tempesta, passione, dispetto,
sono sbagliato, ma almeno son retto.
Ho amato la vita anche quando fa male,
quando graffia, distrugge e poi lascia il sale.
Ma non chiedetemi di stare tranquillo,
non sono un disegno, non sono uno stile.
Sono carne che urla, sono anima viva,
una fiamma che arde, che cade e che arriva.
E se non capite il mio modo di stare,
lasciatemi andare… lasciatemi urlare.
- me
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