Passa-(il)tempo
Questa cosa del disegno è una disgrazia.
Oltre a non avere un senso, mi toglie del tempo.
Ma cosa facevo prima?
Ah sì, pensavo a lui ed in generale agli altri. Gli altri hanno sempre affollato la mia mente, anche quando si prendeva i suoi spazi. Ricordo benissimo gli sguardi e le espressioni che ho immaginato.
Il problema con le fantasie è che svaniscono subito. Questione di un secondo, ed hai già perso l’attimo, proprio quello che volevi ti accarezzasse per almeno un’ ora. Adesso lo riproduco, com’ era? Anzi, così è molto meglio.
Mi ricordo che ad Alice piaceva immaginarsi sul palco del Festivalbar, a cantare una qualche hit anni ’90. Eravamo piccole però, non so se lo faccia ancora. Mentre io ho auto prodotto una cineteca di cortometraggi, alcuni veramente surreali.
Prima ancora di questo passatempo, mi ricordo che studiavo. Con più fogli e biro nere Papermate Flexy che concentrazione, però gli esami li passavo.
Allora pensavo d’essere nei guai fino al collo, e credevo che io e le mie Papermate morbidissime fossimo le più ritardatarie e paraculate di tutta la facoltà.
Poi sono scivolata di qualche rampa.
Quaggiù me la passo ad ore alterne, ora ringhio accovacciata, ora resuscito galvanizzata. Ho uno o due interessi, ed il libro da studiare sulla scrivania non manca mai. Con questa storia degli scarabocchi, però, rimane sempre aperto a pagina 32.
Il guaio è che so che, se tolgo gli scarabocchi, allora sarà il cake design, e poi il decoupage, il violino, la tromba, i Lego.
Non rimarrà che farmi legare alla sedia come Aristotele. Nessuno mi liberi finché non ho finito di studiare.



















