Visto un biopic visti tutti? Beh si, soprattutto se parliamo di musicisti: l’infanzia povera, il trauma fondante, il successo con il suo prezzo da pagare, le difficoltà, la rinascita. Cos’è allora che rende questa pellicola unica? Semplice: Freddie. Mediato da Malek, con tutte le inesattezze storiche che un film può permettersi eppure ancora così travolgente, coinvolgente, affascinante, profondo. 134 minuti volano via e sì, tocca trattenersi dal cantare a squarciagola sul finale. Un plauso speciale a Malek che se da una parte è bloccato da quei tentoni finti dall’altra riesce a rendere le movenze di Mercury tanto quanto una copia carbone: non è solo identico, dove serve. Ne cattura lo spirito e lo fa proprio.
Trama: Da qualche parte nelle suburb londinesi, Freddie Mercury è ancora Farrokh Bulsara e vive con i genitori in attesa che il suo destino diventi eccezionale. Perché Farrokh lo sa che è fatto per la gloria. Contrastato dal padre, che lo vorrebbe allineato alla tradizione e alle origini parsi, vive soprattutto per la musica che scrive nelle pause lavorative. Dopo aver convinto Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista) a ingaggiarlo con la sua verve e la sua capacità vocale, l'avventura comincia. Insieme a John Deacon (bassista) diventano i Queen e infilano la gloria malgrado (e per) le intemperanze e le erranze del loro leader: l'ultimo dio del rock and roll. Titolo: Bohemian Rhapsody Regia: Brian Singer Cast: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwylim Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello Produzione: 20th Century Fox / G.B. - U.S.A. 2018 Genere: Biografico Voto: 8,5











