Dovrei soddisfare la vostra curiosità, parlandovi di come far incontrare due cani o come nutrire la loro mente ma stasera proprio non riesco, per colpa di questa splendida ragazza che ha condiviso con me pochi, incredibili rocamboleschi mesi.
(la stupenda Petra in una foto di oggi)
Oggi avevo un appuntamento per parlare di un cane che ho in riabilitazione ma che non trova casa con la responsabile dell’associazione con cui collaboro da prima che questo diventasse per me un nuovo lavoro e che mi ha consentito di farmi la gavetta con tanti, tanti cani che venivano dalle situazioni più disparate e drammatiche.
Mentre imbocco con la macchina la stradina che porta al loro canile-rifugio mi casca l’occhio su di un cane bianco nello sgambatoio che si precipita come un fulmine verso la macchina. Il mio cervello registra in modo semi-automatico le informazioni necessarie: variazioni della velocità, direzione, postura, orecchie, bocca aperta, coda alta e cataloga stancamente come territorialità (a volte quanto ci sbagliamo quando siamo troppo sicuri). Però una vocina mi diceva: “strano che un cane nello sgambatoio sia così allertato e attento all'arrivo di una macchina, di solito, valutato lo stimolo, si rimette a fare gli affari suoi e raramente parte in carica così determinato” il saccente dentro di me ha subito rintuzzato la vocina dissidente: “sì, se è in canile, chissà cosa gli sarà capitato o quali problemi avrà”
Parcheggio dalla parte opposta e questo cane non mi mollava un attimo, anzi quando sono sceso dalla macchina, ha cominciato a saltare al cancello per attirare la mia attenzione. Mi sono detto “ma guarda quanto è socievole, vorrà essere portato via” troppo distratto, non mi ero nemmeno messo a fare il mio solito giochino di indovinare se maschio e femmina (sto migliorando statisticamente: negli ultimi 3 mesi ho sbagliato solo 3 volte). Mi sono avvicinato per salutarlo, dopotutto sono una persona educata e, se qualcuno mi si avvicina sorridendo, non vedo motivo per non contraccambiare.
Mentre mi avvicino la vocina interiore stava alzando il tono (probabilmente per darmi del coglione), quando una delle volontarie si avvicina dal rifugio e mi saluta
“Ciao, hai visto la Petra come sta bene?”
Se Chuck Norris mi avesse preso contemporaneamente a calci in faccia e nelle palle mi avrebbe fatto sicuramente meno male.
Facciamo un passo indietro: Petra è la mamma degli splendidi cuccioli a cui ho fatto da ostetrica e balia da novembre a gennaio. Abbiamo condiviso le relazioni, all'inizio non semplici, con il resto della famiglia interspecifica della quale faccio parte (la gravidanza dà un bello scossone al carattere di una ragazza così giovane - NB usate il preservativo se non siete sicuri di volervi riprodurre; non fate come i cani), la gravidanza, il parto, le difficoltà dell’allattamento dei piccoli vampiri dentini-muniti, le nuove relazioni del branco ampliato da minuscole schegge impazzite di pura energia. Bei tempi. Ad astra per aspera
(I primi giorni da mamma)
La prima volta che ci incontrammo fu quando la tirai fuori “a forza” dal furgone per il trasporto animali con cui arrivava dalla Campania, pieno di altre creature altrettanto terrorizzate, tutte rintanate in fondo alle loro gabbie, inconsapevoli di quello che la vita stava per riservare loro. Aveva meno di un anno, una ragazzina adolescente per gli standard di maturazione mentale del cane, era una creatura tutta pelle e ossa ma quando la afferrai per tirarla fuori, non ne voleva assolutamente sapere di uscire da sola e non c’era il tempo di lavorare con calma, il furgone doveva ancora andare a Firenze e poi a Bologna per completare le sue consegne.
La afferrai, consapevole del rischio; si fece prendere abbastanza “tranquillamente” per gli standard emotivi in cui si trovano queste povere creature spesso nel panico più totale.
Considerate che molti di loro sono randagi da generazioni e hanno imparato che un’interazione con umani sconosciuti può avere risvolti molto negativi, per usare un eufemismo. Essendo però senza guinzaglio né pettorina, fui costretto a prenderla in braccio per farla uscire dalla gabbia.
Non appena perse il contatto con il pavimento -per un cane non è una situazione naturale- il panico la sopraffece e mi morse con decisione all'avambraccio sinistro per cercare di liberarsi. Se avessi paura dei morsi a quest’ora avrei cambiato lavoro già da anni.
A scuola ci dicevano sempre “se un educatore si fa mordere, vuol dire che ha sbagliato qualcosa” è una specie di mantra che ti ripetono dal primo all'ultimo giorno ed è sacrosanto. Ma tutti sbagliamo, per fretta, incapacità di valutare ecc ecc. Nessuno è perfetto e da qui i morsi, fortunatamente molto pochi in realtà. Non sono bravo io, sono i cani ad essere pazienti con noi.
Oramai resto più sorpreso che spaventato e osservando al rallentatore la situazione, come ci capita spesso quando il sistema nervoso simpatico si attiva, ho visto perfettamente la precisione dell’attacco ma non appena ha toccato con i denti la carne, con riflessi per me inconcepibili, ha smesso di stringere, dandomi in un colpo solo la prova empirica sia degli studi sulla ritualizzazione del morso, sia di quelli sull'inibizione al morso che abbiamo selezionato nei cani. Ahimè, non tutti ne hanno una quantità sufficiente. Per fortuna Petra si. Non mi è venuto nemmeno il livido.
Una volta a casa è stato relativamente semplice farla entrare anche se ha passato le prime 12 ore nella nostra veranda di compensazione dove mettiamo i soggetti troppo stressati o non in grado di gestire l’interazione con gli altri. Da quando ci siamo fatti un po’ le ossa poi usiamo un trucco (ma dovete sapere chi avete di fronte prima di provarlo a casa), lasciamo il cane in veranda con la porta di cucina aperta -nei casi di stress “post traumatico”, non di incapacità- quando si sente abbastanza tranquillo è lui ad affacciarsi timidamente per prendere pian piano il suo posto tra di noi. Vantaggi degli animali sociali: se generi un vuoto di comunicazione, il loro genotipo li spingerà a colmarlo. La chiamiamo “la legge di Malassenzio” o anche “legge del giorno dopo” (dato che mediamente è sufficiente una notte) dal nome della sua scopritrice.
In questo devo anzi ringraziare il mio branco, i veri professionisti in casa, che ne hanno visti talmente tanti che non si scompongono nemmeno più e lasciano ai nuovi arrivati abbastanza spazio da inserirsi, anche a quelli talmente messi male che, se fossero umani li caccerei a fucilate di casa. Ma loro no, loro mi hanno insegnato la pazienza per chi non ci piace. Non ho imparato benissimo, ma sono solo un primate. Branchi ed etogrammi molto diversi.
(le prime esplorazioni a stella sotto la supervisione attenta della giovane ma competente mamma)
Era in stato interessante, ce ne siamo però accorti a fine gravidanza, tanto era magra. Una volta adottati tutti i cuccioli l’associazione se l’è ripresa per portarla nel canile-rifugio dove sarebbe stata più visibile per una futura adozione. A volte dovrei saper schermare meglio la mia empatia.
(ma come si fa a restare indifferenti di fronte a questo...)
Oggi sta bene, ha messo su peso ed è una giovincella davvero stupenda: lei mi aveva riconosciuto immediatamente, da lontano, io nemmeno quando sono stato a 2 metri.
Sono entrato nello sgambatoio come il vento “abbracciandoci” come fanno i cani, testa contro spalla, vicini come se non fosse passato nemmeno un giorno, (come mi accade con @kon-igi) grati del momento. Io in colpa come un cane, lei felice come una figlia che vede tornare il proprio padre dal mare, dopo lunga assenza. I volontari del canile ci hanno lasciati addirittura da soli, tanto dovevano sentirsi in imbarazzo davanti alla scena pietosa di un vecchio che struscia la testa contro un cane, commosso.
Quando l’hanno riportata dentro la gabbia, avrei voluto urlare con tutto il fiato che ho in corpo “FERMI!!!!!” ma non l’ho fatto. Ho già un branco fin troppo numeroso del quale devo occuparmi, la logica mi impedisce di farlo ma il cuore mi dà del pusillanime.
Spero possiate capire perché stasera non mi va di scrivere di altro, vista l’enorme scimmia sulla spalla
(questa è una foto dei primi anni del secolo a Gibilterra, dalla quale avrei dovuto capire un sacco di cose)
mi riprenderò, come sempre