Sud Abbandonato: Il Patto Oscuro tra Stato, Crimine e Regime
Lo Stato è ormai completamente assente. Burocrati corrotti e neofascisti hanno consegnato il Paese, e in particolare il Sud Italia, nelle mani della criminalità organizzata. Tutto sembra parte di un disegno ben pianificato: creare terrore, miseria e povertà per assoggettare i ribelli, usare la forza del male per legittimare un regime basato su violenza e privazione dei diritti fondamentali.
Questa è solo la prima fase di un piano molto più ampio. Le stragi in Sicilia, in Campania, in Puglia... tutto appare come tasselli di un’unica strategia mirata a consegnare interi territori ai nuovi “boss”, figure criminali che agiscono con la complicità – e forse il finanziamento – del regime.
È finita. La nostra storia, il nostro presente, il nostro futuro: tutto sembra essere stato condannato. La malavita e il neofascismo hanno stretto un patto contro la classe operaia e i lavoratori onesti. Siamo in balìa di grandi criminali che, senza scrupoli, ci annienteranno come mosche.
Explore developer resources, community events, and inspirational stories to help you build smarter and ship faster.
La Giornata della donna lavoratrice, l'8 marzo, affonda le sue radici nella lotta della classe operaia. Oggi, la nostra classe si trova ad affrontare massicci attacchi economici da parte dello stesso nemico che vede sempre più spesso il conflitto militare come la migliore soluzione alla sua crisi, e le donne lavoratrici troppo spesso ne pagano il prezzo.
Il quadro è desolante per le lavoratrici. Negli USA, la legalità dell'aborto è stata ridotta in molti Stati. In Iran, le donne che disobbediscono alla legge sul pudore e protestano contro lo Stato subiscono una repressione durissima. Qui e altrove non si contano i femminicidi. In tutto il mondo, la violenza di origine patriarcale si abbatte sulle donne. Per i sostenitori del “progresso democratico” non c'è spiegazione per questa regressione. Per tutti gli allori che il capitalismo si attribuisce come liberatore dell'umanità, la corona è ricoperta dal sangue spaventoso delle donne lavoratrici.
Lo Stato capitalista può concedere diritti con la stessa rapidità e arbitrarietà con cui può revocarli. Peggio ancora, l'appello delle femministe liberali per i “diritti delle donne” è stato usato per giustificare la barbarie, spesso contro le donne. Per salvare le donne dell'Afghanistan e dello Yemen dai loro uomini “barbari”, gli operatori di droni “umanitari” dell'esercito statunitense sparano missili “umani” contro i matrimoni. Per “liberare” Gaza dalla morsa dell'“arretrato” Hamas, l'IDF (l'esercito di Israele), molto “progressista”, trasforma le abitazioni in cumuli di macerie.
La società capitalista è un sistema sociale che porta con sé il fango della storia. Lo sciovinismo del passato cambia adattandosi alla logica del capitale. Non c'è nulla che impedisca al capitalismo di essere tanto femminista quanto patriarcale, finché il femminismo borghese permette alle lavoratrici di continuare a essere sfruttate da donne borghesi. Se il divario salariale fosse colmato, se il capo di Stato fosse una donna e se le persone più ricche del pianeta fossero tutte donne, non cambierebbe il fatto che il capitale ha costantemente bisogno di attaccare le condizioni generali della classe operaia per i suoi profitti. Il capitale sfrutta la precarietà di certi settori della classe, come le lavoratrici, per abbassare il tenore di vita di tutti i lavoratori. In linea di principio, il capitalismo può risolvere alcune di queste disuguaglianze, ma superficialmente, perché la loro radice risiede nella disuguaglianza fondamentale responsabile del sistema, ossia il rapporto salariale. Per questo motivo, l'abolizione di queste condizioni odiose può essere ottenuta solo spezzando il potere del capitale.
Come comunisti, sosteniamo non un'alleanza di classe per i “diritti delle donne”, ma l'unità della classe operaia per la liberazione delle donne e di tutta l'umanità; che le lavoratrici siano parte dell'intera lotta della classe operaia per prendere l'iniziativa e distruggere il sistema che sfrutta le masse lavoratrici.
La lotta della classe operaia apre la strada a un mondo libero dalle brutture del passato: sfruttamento, guerra e antagonismo sociale. Ma questo non significa che la lotta dei lavoratori per rivendicazioni puramente economiche si trasformi automaticamente in una vera emancipazione delle donne. Al contrario, lo può fare solo una lotta politica consapevole. Il movimento operaio deve riconoscere che la sua lotta è una lotta per l'emancipazione umana e che solo attraverso il movimento operaio può esserci emancipazione umana. Deve scacciare lo sciovinismo dalle proprie fila per unificarsi, e questo non può essere rimandato, perché è insito nel compito storico della nostra classe. Non ci può essere emancipazione femminile senza emancipazione operaia! Non ci può essere emancipazione dei lavoratori senza emancipazione delle donne! Non ci può essere nessuna emancipazione senza rottura rivoluzionaria con l'ordine capitalistico-borghese!
Partito Comunista Internazionalista – Battaglia comunista
Explore developer resources, community events, and inspirational stories to help you build smarter and ship faster.
Ritorniamo sul 7 ottobre '23, per ribadire alcune cose, non da ultimo rispetto a chi considera quel fatto tragico e infame tra le più alte espressioni di antimperialismo.
La farsa del “non ne sapevamo nulla e abbiamo sottovalutato le potenzialità di Hamas” nella tragica vicenda del 7 ottobre non sta assolutamente in piedi. Il governo Netanyahu accusato da una pressante opposizione interna, nata dai famigliari degli ostaggi e appoggiata da larghi strati della popolazione, doveva in qualche modo dare una risposta. La risposta è arrivata con tanto di conseguenze ai vertici militari dell’IDF (esercito israeliano).
In prima battuta si è riproposta la tesi secondo la quale le informative, provenienti da più parti, non sono state ritenute credibili per l'inaffidabilità delle fonti e che lo Shin Bet le ha classificate come fasulle. Successivamente si è adottata la “falsa” narrazione che Hamas non avesse le capacità tecniche per organizzare un simile attacco. In aggiunta, come se fosse una valida giustificazione da esibire all’opinione pubblica interna e internazionale, si è fatta circolare la notizia che l’IDF fosse distratto dall’impegnato in Cisgiordania lasciando così sguarnito il fronte di Gaza al confine con l’Egitto. Come a dire “avevamo ben altro a cui pensare” che non dar retta alle “dicerie” sulle intenzioni di Hamas.
Al dunque però, per tacitare una volta per tutte l'inferocita apposizione, Netanyahu ha dovuto far saltare qualche testa che, guarda caso, apparteneva alla schiera dei suoi nemici di governo. Il primo costretto a dimettersi dal suo ruolo di capo di stato maggiore dell’esercito è stato il generale Herzi Halevi, che si è assunto l'onere delle presunte responsabilità (inettitudine) dell’IDF in occasione dell’attacco di Hamas del 7 ottobre. Il generale ha coattamente recitato la sua parte, il ”mea culpa”, dicendo: "Ero il comandante dell'esercito il 7 ottobre e ho le mie responsabilità, in quanto capo dell'esercito". Recita seguita dalle inevitabili dimissioni, come ammenda, auto inflitta, per la mancata vigilanza in occasione dell’attacco che ha ucciso 1200 cittadini israeliani e preso in ostaggio altri 251 (non solo israeliani). Che tutto questo sia stata una tragica farsa lo dimostrano, oltre gli avvertimenti del capo dei servizi segreti egiziani, i programmi televisivi di Channel 12 e il dossier di 40 pagine pubblicato dal New York Times dove si descrivono anche i dettagli di come sarebbe stato l’attacco del 7 ottobre. Inoltre, e soprattutto, un'indagine di un alto funzionario militare di cui, ovviamente, non si è mai fatto il nome.
Sinwar preparava il 7 ottobre dal 2017
L'indagine da parte di questo funzionario militare israeliano ha inizialmente affermato che, negli ambienti dello Shin Bet come del Mossad, la presunta percezione che Hamas non volesse la guerra, avrebbe comportato decisioni errate che portavano a non intraprendere azioni militari preventive per proteggersi adeguatamente da attacchi come quello che si è verificato il 7 ottobre. Era la solita manfrina del “non sapevamo” o della “sottovalutazione” ma in chiusura il funzionario militare ha dovuto anche dichiarare che l'intelligence israeliana era a conoscenza di tutti gli avvertimenti e che il defunto leader di Hamas Yahya Sinwar pianificava l'attacco già dal 2017. Ma allora come è possibile che Hamas abbia potuto dare vita a un episodio simile, indisturbato e senza la purché minima opposizione quando era palese ai servizi segreti israeliani, e non solo, che lo si programmava dal 2017 e che gli avvertimenti dei servizi segreti egiziani e altre fonti interne paventavano l’attacco ai primi di ottobre? La risposta è semplice. Israele non aspettava altro che l’attacco avesse luogo per mettere in atto il suo pressante programma di stroncare tutti i rami del nemico iraniano: Hamas, Hezbollah, lo jihadismo sciita in Siria, quello iracheno, indebolendo così un alleato della Cina in uno snodo importante della Via della Seta, per poi dedicarsi alla “storica” questione interna di annullare l’idea del progetto “due popoli e due Stati”. Non è mancato ovviamente l’appoggio americano che ha giudicato la vecchia proposta dei due Stati come impraticabile. Trump ha aggiunto che lo Stato di Israele ha il diritto, non solo di tenersi tutti i territori precedentemente occupati, ma di poter prendere possesso anche di buona parte dei territori della Cisgiordania e, per il “palazzinaro Trump”, fare di Gaza un luogo di business di lusso per miliardari internazionali. (infame il progetto di una nuova Miami mediterranea che dovrebbe sorgere sul sangue del popolo palestinese che gli stessi Usa hanno contribuito a spargere). Ai palestinesi si consiglia di migrare in altri posti, che altro non sarebbero che dei campi profughi, se non addirittura dei lager, in qualche paese arabo che, per tanti soldi, si proponesse come interessato ospitante. Esempio di come l’arroganza della forza bruta dell'imperialismo non abbia limiti. Il duo Trump -Netanyahu ha prodotto in Medio Oriente, con una determinazione devastante, un nuovo ordine imperialista di cui i presidenti americani sono i mandanti e il capo del governo israeliano l’esecutore materiale, con tutti i vantaggi del caso per le sue strategie nazionalistiche e di dominio nel nuovo ordine mediorientale. Intanto Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, a mo' di risarcimento dello sforzo bellico israeliano, ha reso noto di aver firmato una dichiarazione per accreditare circa 4 miliardi di dollari di aiuti militari a Israele. E così si chiude il cerchio a vantaggio di entrambi. Altro che “non ne sapevamo niente e siamo stati colti di sorpresa”.
fd
Questa è solo una nota, per chi volesse saperne di più consigliamo la lettura dell’articolo “La barbarie infinita del Medio Oriente” in Prometeo N°32
Explore developer resources, community events, and inspirational stories to help you build smarter and ship faster.
Più che mai la parola “incertezza” è usata per definire l’attuale situazione geopolitica.
Il futuro dell’Ucraina è incerto come lo sono i suoi futuri confini. L’unica cosa certa, per il ceto dirigente, è l’amarezza della sconfitta che, per un certo periodo, pareva lontana.
Ormai sono svaniti i sogni della riconquista di Sebastopoli, auspicati a fine 2022 con la vittoriosa offensiva di Kharkiev che venne elogiata da molte testate giornalistiche, nostrane e non, intente a sottolineare l’enorme quantità di terra riconquistata; “quasi 3000 chilometri quadrati!” , veniva ribadito. (1)
Le trattative per porre fine al conflitto ucraino, colme delle “sparate” e degli “show” della politica-spettacolo borghese, non sono che l'ennesima dimostrazione di come ogni alleanza nell’imperialismo sia temporanea e utile solo agli interessi delle potenze coinvolte. Poco importano le belle parole e le dichiarazioni d’amicizia fra popoli; appena gli interessi del capitale muteranno, muteranno anche i proclami dei suoi politicanti.
La reazione Europea mostra tutte le mancanze del progetto imperialista. L’assenza di unica voce per quanto riguarda gli affari esteri si è fatta sentire; il fallimento del summit di Parigi ne è un chiaro esempio. Nessun accordo sulle potenziali truppe europee in territorio Ucraino per garantire una futura pace. Dopo il summit il presidente francese Macron, si è recato a Washington il 24 febbraio ed è stato seguito giovedì 27 dal premier britannico Starmer. I due detentori dell’arma atomica in Europa si sono recati a Washington per tentare di infilare l’Europa nelle trattative proponendo un piano di trentamila Peacekeepers provenienti da tutti e 27 gli stati i quali avranno supporto aereo americano, secondo le prime ipotesi. (2)
Il generale Giorgio Battisti, presidente della Commissione Militare del Comitato Atlantico Italiano, dichiara che il piano proposto risulta possibile. L’operazione sarebbe divisa in tre turni e 30.000 soldati ruoterebbero alla fine di ciascun turno. Dunque in totale servirebbero 90.000-100.000 uomini e se ognuno dei 27, compresa l’Italia, offrisse 5000 uomini, il piano sarebbe fattibile. Alla domanda “è giusto aumentare gli investimenti sulla Difesa?” il generale risponde: “Bisogna raggiungere il 2%,(del Pil; ndr) nessun dubbio. Credo sia ormai una strada aperta.[…]Quasi tutti i paesi europei stanno investendo sulla difesa e se vogliamo essere parte di un’alleanza dobbiamo adeguarci.” (3)
Ovvio, bisogna adeguarsi! Ma con quali soldi?
Prima ipotesi: scorporare le spese militari dal patto di stabilità. In poche parole, Consiglio Europeo permettendo, lasciare che siano i lavoratori a pagare l’austerità su scuole e ospedali in nome della “stabilità economica” mentre contemporaneamente si scaricano su di essi, con tasse e tagli al welfare, i debiti per raggiungere il 2% e andare oltre, fino al 2,5% (+20 miliardi di euro annui) del Pil alla difesa.(4)
Ma i conti resterebbero duri da pareggiare e questo debito dovrà essere ripagato prima o poi.
Ricordiamo il contesto in cui tutte queste spese stanno venendo contratte: una situazione economica a livello nazionale stagnante.
Con 23 mesi di calo a livello nazionale della produzione industriale che si vanno a sommare ad un aumento dei costi dell’elettricità, alla crisi dei settori produttivi europei e alla domanda sempre statica dei mercati interni si è formata una tempesta economica perfetta. (5)
Davanti alla crisi sono le stesse teste pensanti della borghesia ad ammettere l’inutilità dei loro strumenti.
“L’incertezza aumenta, fuori e dentro la Bce. Negli Stati Uniti c’è Trump, in Europa le elezioni tedesche. In un tale scenario, è sempre più urgente che la Bce ci dica quale rotta seguiranno i tassi di interesse nei prossimi mesi.”, dichiarava Donato Masciandaro, professore della facoltà di economia all’università Bocconi e consigliere del ministro dell’economia Giorgetti, al Sole24Ore.(6) L’articolo prosegue parlando di una “vecchia bussola” ormai da riporre nel cassetto. La “tradizionale bussola monetaria, che viene utilizzata per stabilire se un dato livello di tassi sia restrittivo o espansivo” purtroppo “sembra far acqua […] da tutte le parti.”
Questa bussola è il Tasso di interesse naturale ovvero il rendimento reale del capitale calcolato sul lungo periodo e dunque, in teoria, indipendente dai “fenomeni congiunturali, inclusa la politica monetaria”. Esso doveva essere la “stella polare” attorno a cui il banchiere centrale formava la sua politica sui tassi nominali e come la stella polare doveva restare fisso. Come spiega Masciandaro: “Il tasso naturale diventa il trend attorno a cui oscilla verso l’alto o il basso, il tasso reale (per tasso d’interesse reale s’intende, in parole povere, l’interesse calcolato tenendo conto dell’inflazione; ndr). Il banchiere può modificare il tasso reale, non quello naturale così come un comandante di una nave non può modificare il moto della stella polare.” Dunque, dato questo ruolo estremamente importante attribuito a questo Tasso naturale, impiegato da banchieri centrali responsabili per le condizioni di vita di milioni di vite, dovrebbero esserci grandi prove e verifiche che ne confermino l’utilità. Ma qui casca l’asino: “Sistematiche analisi empiriche offrono un risultato che non si può trascurare: dove sia la stella polare e perché si muova non è affatto chiaro.”
E dunque i banchieri della Bce hanno forse intenzione di smettere di utilizzare questa sfera di cristallo? “Nient’affatto. I falchi, pur dovendo ammettere che la bussola è tutt’altro che affidabile, decidono comunque di utilizzarla in modo che definiscono prudenziale, e che invece è strumentale solo all’obiettivo di rallentare fino a fermarla la discesa dei tassi.”
In breve, gli stregoni di Francoforte useranno la loro sfera di cristallo, in maniera “prudenziale”, qualunque cosa quell’aggettivo significhi, per giustificare le loro manovre pregando d’azzeccarci. Il “Tasso naturale” non è altro che il tasso di profitto calcolato sul lungo periodo. In poche parole si afferma che “il tasso di profitto doveva essere la stella polare attorno alla quale il tasso di interesse doveva girare”. Ma se le origini di questo tasso di profitto sono ignote, se non è chiaro il meccanismo di estorsione necessario a produrlo (estorsione del plusvalore) e se non sono chiare le conseguenze di questo meccanismo di estorsione, cardine immutabile del sistema capitalistico, appare ovvio che gli strumenti siano difettosi. Se si vuole conoscere il funzionamento di una bussola non bisogna buttarsi con cieca fiducia nello strumento e seguire l’ago sperando di arrivare a destinazione. Bisogna studiare i motivi per cui l’ago si muove in primo luogo, studiare i campi magnetici ed il geomagnetismo. In questo modo non si corre il rischio di scambiare un magnete vicino alla bussola per il nord.
Ecco cosa ci viene proposto dai rappresentanti borghesi: i signori in divisa dicon che ormai non si può più scappare; bisogna pagare il conto per le armi e, chissà, in un domani anche pagare questo conto con la propria vita dandola per la patria e per i suoi azionisti. Nel frattempo, i signori in giacca e cravatta alzano bandiera bianca dichiarando inutili le loro armi teoriche e si strappano i capelli domandandosi cosa stia andando storto nel migliore dei sistemi possibili.
Tagliagole e stregoni; ecco le figure chiave del capitalismo!
Finché a dominare i rapporti fra gli uomini vi sarà la ricerca di profitto, crisi e *guerra e crisi ne saranno le conseguenze.* Non servono chissà quali magie per poterlo vedere, basta guardare le barbarie nella pacifica Italia: morti sul lavoro, sfruttamento brutale della manodopera immigrata nei settori più pericolosi e massacranti, salari stagnanti da anni, scuole a pezzi e malasanità sono la norma.
Sono la norma in una società divisa in classi aventi interessi inconciliabili: i salariati vendono la forza-lavoro e la vita ed in cambio i borghesi ricevono il profitto.
Le promesse dei riformisti di poter annacquare questa divisione sono menzogne usate per distrarre i lavoratori dal loro nemico di classe e, come dimostrarono anzitutto il 1914 e tutte le successive guerre borghesi poi, per costringerli ad andare in una guerra fratricida in nome degli interessi della classe dominante mascherati dal nome “Patria”. Pensare di poter dettare alla realtà quali leggi seguire, senza analisi alcuna, è infantile illusione. La realtà ha le sue leggi ed esse non si basano sull’eterna e inguaribile perfidia dell’uomo ma su dinamiche sociali legate ad un sistema ben preciso che, così come è sorto, così avrà la sua fine. Una rivoluzione marcò il suo trionfo, una rivoluzione marcherà la sua rovina, o meglio, l’ultima delle infinite rovine da esso create.
Un altro mondo è possibile; lo dimostrarono i lavoratori di Parigi (1871) e più tardi di Pietrogrado (1917). Queste esperienze hanno anche dimostrato che la rottura di queste catene necessitava di un’organizzazione di classe capace sia nel proporre una salda analisi sia nell’organizzare i lavoratori nelle lotte economiche e in un futuro anche nell’assalto finale. Quel partito oggi non c’è; anni di controrivoluzione stalinista hanno avuto il loro peso sull’intera classe operaia e sui organi. Ma finché vi sarà un proletariato e una borghesia su questa Terra l’inarrestabile lotta di classe proseguirà incessante verso la sua conclusione: la rivoluzione comunista o la comune rovina delle classi in lotta.
Contro ogni guerra, contro ogni discriminazione, contro ogni stato; l’ unica parola d'ordine è: viva l’internazionalismo comunista!
I corsi di italiano e di polacco ricominciano a settembre: [email protected] per informazioni e iscrizioni.
La classe operaia va in Paradiso, foto di Gianluca Olcese
" order_by="sortorder" order_direction="ASC" returns="included" maximum_entity_count="500"]
Read the full article