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BASED. SO SIMPLE AND BASED
FIABE SOVRANISTE
C'era una volta un gruppo di eroici paladini: un lavoratore al verde che non voleva la patrimoniale per i milionari, un precario malato che non voleva la sanità pubblica, un impiegato vessato che non voleva tutele per le persone licenziate senza giusta causa e un neoassunto sottopagato che non voleva il salario minimo. E vissero sempre infelici e scontenti, ma almeno i comunisti rosicavano.
Fine
[L'Ideota]
•••
Nel frattempo, non ci sono più i comunisti di una volta...
SAPEVATELO !
" La politica era, dalle nostre parti, un sentimento popolare. Non solo per i comunisti. Io parlo di questo, perché è questo che ho vissuto. Un democristiano emiliano potrebbe raccontare altrettanto dal suo punto di vista. E come tutte le cose sentimentali veniva vissuta con naturalezza e fino in fondo, contaminando vita, lavoro, amori e amicizie. Facevi parte non solo di un partito, ma anche di una comunità. Con proprie abitudini, consuetudini, ricorrenze e superstizioni. Con risultati anche confusi e un poco naif. Confesso che per me vendere l’Unità la domenica mattina era un modo per continuare la storia della Resistenza e delle lotte che mi avevano raccontato. Una storia che non si doveva mai fermare. Se poi incontravi la figlia di Laura, tanto meglio. Però anche un faccia a faccia con quelli di Lotta Comunista non era male in quell’ultimo scorcio degli anni Ottanta. Non male nemmeno oggi, quando me li ritrovo per strada ancora sorridenti e incravattati con il loro giornale in bianco e nero pieno di numeri. E di pensieri semplici e chiari. "
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Brano tratto dal racconto di Arturo Bertoldi Ho venduto anche l'Unità, raccolto in:
Storie di antifascismo senza retorica, a cura di Arturo Bertoldi e Max Collini, prefazione di Francesco Filippi, People editore, Busto Arsizio (VA), 2024¹, pp. 83-84.
25 gennaio 1947: Guareschi crea il "trinariciuto"
Trinariciuto: termine ironico coniato da Giovannino Guareschi nel 1947 per indicare in modo satirico i comunisti, descrivendoli come persone ottuse e poco autonome, con una terza narice che serviva a far uscire il cervello per far entrare le direttive di partito.
Esecuzioni di oppositori e dissidenti, processi sommari, uso sistematico della violenza, considerato strumento legittimo per realizzare la rivoluzione e conservare il potere, in questo e altro fu coinvolto e di questo fu autore Che Guevara, la cui immagine viene esibita con fierezza dal sindaco democratico di Milano, #BeppeSala, che se lo porta pure sui calzini. Che stile! Molto istituzionale… #CheGuevara sosteneva che: “Bisogna diventare una macchina per uccidere, motivata da odio puro” e non a caso egli è idolo della sinistra, che si proclama antifascista, pacifista, inclusiva, non violenta, contraria al linguaggio dell’odio, ma nei fatti legittima e giustifica la violenza se è rossa e dimentica il sangue che il comunismo ha versato e tuttora versa nel mondo, lo stesso comunismo portato avanti da Che Guevara, di cui Sala è accanito fan, a colpi di fucile, censura e condanne a morte. E siamo alle solite: i #progressisti da salotto, quelli con il pedigree come il sindaco meneghino, vedono in certi dittatori degli eroi romantici e non dei fanatici malati di testa e spietati i quali hanno calpestato ogni libertà fondamentale, la democrazia e l’essere umano. Azzurra Barbuto