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28° Regime UE: la nuova frontiera fiscale europea che guarda all’Estonia e sfida la Svizzera
Alex Ghibellini - Wealth Planner
12 Maggio 2026
Negli ultimi anni il dibattito europeo sulla competitività delle imprese si è spostato da una logica puramente regolatoria ad una logica strutturale: come permettere alle aziende europee di crescere, raccogliere capitali e operare in più Stati senza essere soffocate da 27 sistemi giuridici e fiscali differenti. È in questo contesto che nasce il cosiddetto 28° regime, spesso chiamato anche EU Inc.
L’idea è semplice nella teoria ma potenzialmente rivoluzionaria nella pratica: creare un quadro societario europeo opzionale, parallelo ai sistemi nazionali, che permetta ad una società di operare nell’Unione Europea con regole armonizzate in materia societaria, digitale, amministrativa e, almeno parzialmente, fiscale.
Per un imprenditore svizzero il tema è particolarmente interessante. La Svizzera continua infatti ad essere uno dei Paesi più competitivi d’Europa sotto il profilo fiscale e amministrativo, ma il 28° regime potrebbe cambiare profondamente il modo in cui alcune aziende internazionali scelgono la propria struttura operativa europea.
La vera domanda non è quindi se il 28° regime sostituirà la Svizzera o l’Estonia, da cui ha preso spunto il 28esimo regime. La domanda corretta è: quali combinazioni strategiche potrebbero emergere tra sistemi differenti?
Il progetto europeo nasce da una constatazione ormai condivisa anche a Bruxelles: il mercato unico europeo è spesso “unico” solo teoricamente. Una startup o una PMI che vuole espandersi in cinque Paesi europei deve ancora affrontare differenti registri societari, sistemi fiscali, regole sul lavoro, normative sulle insolvenze e procedure amministrative. Questo produce costi enormi, soprattutto per le imprese innovative e digitali.
La Commissione Europea ha quindi iniziato a promuovere il concetto di una EU Inc., cioè una forma societaria europea armonizzata, pensata soprattutto per startup, scaleup e imprese tecnologiche.
Dal punto di vista fiscale, però, il tema è molto più delicato.
L’Unione Europea può armonizzare diversi aspetti del diritto societario con regolamenti europei, ma la fiscalità diretta rimane ancora fortemente legata alla sovranità nazionale. Per questo motivo molti osservatori ritengono che il 28° regime potrà realisticamente armonizzare alcuni aspetti amministrativi e societari, ma difficilmente potrà imporre una vera fiscalità unica europea nel breve termine.
Ed è proprio qui che entra in gioco il confronto con l’Estonia e la Svizzera.
L’Estonia è diventata negli ultimi quindici anni una sorta di laboratorio fiscale europeo. Il suo sistema è spesso descritto superficialmente come “0% di tasse”, ma questa definizione è imprecisa. In realtà il modello estone si basa sulla tassazione differita degli utili.
In Estonia gli utili non distribuiti non vengono tassati immediatamente. La tassazione societaria si applica principalmente quando il profitto viene distribuito sotto forma di dividendo. In pratica:
reinvestimento degli utili: tassazione immediata pari a zero;
distribuzione degli utili: imposizione societaria al momento del pagamento.
Questo crea un effetto molto potente per le imprese in crescita: il capitale rimane più a lungo dentro l’azienda, favorendo investimenti, assunzioni ed espansione.
Non è un caso che l’Estonia venga regolarmente classificata tra i sistemi fiscali più competitivi dell’OCSE e dell’Europa. Per comprendere l’impatto reale del sistema estone bisogna però andare oltre la propaganda da “paradiso fiscale”.
Il vantaggio estone non è tanto l’aliquota nominale, quanto il timing fiscale. Un’azienda che genera 1 milione di utile e lo reinveste può continuare a utilizzare integralmente quel capitale senza erosione fiscale immediata. In molti altri Paesi europei, invece, una parte significativa del profitto viene immediatamente assorbita dalle imposte societarie.
Questo cambia radicalmente il tasso di crescita potenziale di un’impresa.
Per una startup o una società tech ad alta crescita, la differenza composta nel tempo può diventare enorme.
La Svizzera, invece, adotta una logica completamente diversa
Il sistema svizzero non si basa sulla tassazione differita come l’Estonia, ma su una combinazione di:
aliquote generalmente competitive;
forte autonomia cantonale;
stabilità normativa;
elevata certezza giuridica;
accordi internazionali;
credibilità bancaria e commerciale.
In Svizzera la fiscalità varia notevolmente da cantone a cantone. Alcuni cantoni hanno aliquote molto aggressive rispetto agli standard europei, pur mantenendo una reputazione internazionale molto più solida rispetto ai classici paradisi fiscali offshore.
La Svizzera ha inoltre un vantaggio che molti imprenditori sottovalutano: la prevedibilità. Un imprenditore internazionale spesso non cerca soltanto l’aliquota più bassa. Cerca soprattutto:
stabilità;
assenza di sorprese;
amministrazione efficiente;
rischio regolatorio contenuto;
certezza interpretativa.
Da questo punto di vista la Svizzera continua ad avere una forza straordinaria. Il problema, tuttavia, è che il contesto internazionale sta cambiando rapidamente. L’introduzione del global minimum tax OCSE al 15% per i grandi gruppi internazionali ha iniziato a limitare alcune strategie fiscali aggressive.
Parallelamente, Bruxelles sta cercando di ridurre la frammentazione normativa europea per evitare che le imprese innovative scelgano Stati extra-UE o strutture troppo complesse.
Il 28° regime potrebbe quindi diventare un tentativo di “internalizzare” alcuni vantaggi oggi offerti da giurisdizioni come Estonia, Irlanda, Lussemburgo o perfino Svizzera.
Ma qui emerge un punto fondamentale: il 28° regime non sembra orientato a diventare un semplice strumento di dumping fiscale.
La filosofia europea appare diversa.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la complessità amministrativa e creare un framework europeo competitivo verso Stati Uniti e Asia.
Questo significa che il vantaggio potrebbe non derivare esclusivamente dall’aliquota fiscale, ma da una combinazione di:
semplificazione societaria;
interoperabilità europea;
digitalizzazione;
armonizzazione regolatoria;
stock option più efficienti;
gestione semplificata delle attività cross-border.
Per esempio, uno dei temi più discussi riguarda proprio la fiscalità delle stock option e degli incentivi ai dipendenti, cruciale per startup e scaleup.
Attualmente una società europea che opera in più Stati deve affrontare enormi complessità nella gestione dei piani di incentivazione. Una armonizzazione in questo ambito potrebbe rendere l’ecosistema europeo molto più competitivo.
Ed è qui che il confronto con la Svizzera diventa particolarmente interessante.
La Svizzera rimane fortissima per:
wealth management;
holding internazionali;
stabilità patrimoniale;
pianificazione successoria;
imprenditoria tradizionale;
attività ad alta marginalità.
L’Estonia eccelle invece in:
digitalizzazione;
snellezza amministrativa;
società tech;
startup;
reinvestimento degli utili;
gestione remota.
Il 28° regime europeo potrebbe tentare di prendere elementi di entrambi i modelli:
efficienza digitale estone;
accesso diretto al mercato europeo;
maggiore armonizzazione normativa;
framework più moderno per imprese innovative.
Per un imprenditore svizzero questo apre scenari molto interessanti. Non necessariamente in ottica di “trasferimento”, ma in ottica di strutturazione internazionale.
Per esempio:
holding svizzera + operativa europea;
struttura estone per accumulazione di capitale;
EU Inc. per attività cross-border;
gestione IP e sviluppo software in giurisdizioni dedicate;
utilizzo combinato di diversi regimi in funzione delle attività.
Naturalmente questo tipo di strutture richiede enorme attenzione.
Negli ultimi anni le autorità fiscali internazionali hanno aumentato drasticamente il livello di controllo su:
esterovestizione;
sostanza economica;
transfer pricing;
beneficiari effettivi;
abuso di trattati;
strutture artificiali.
La fase storica delle “società estere di comodo” create solo per abbassare le tasse è ormai molto più rischiosa rispetto al passato.
Oggi conta la sostanza reale:
dove viene presa la decisione?
dove si trovano i dirigenti?
dove lavora il personale?
dove viene creato il valore?
dove si trovano clienti e infrastrutture?
Sono queste le domande centrali.
Ed è qui che il 28° regime potrebbe avere un impatto importante: creare una struttura europea credibile, riconosciuta e armonizzata, riducendo alcune criticità operative oggi esistenti.
Va però evitato un errore molto comune: pensare che il 28° regime sia già una realtà operativa pienamente definita.
Non lo è: siamo ancora in una fase progettuale e politica.
Molti aspetti rimangono aperti:
portata reale dell’armonizzazione fiscale;
adesione degli Stati membri;
rapporto con le fiscalità nazionali;
trattamento IVA;
regole sui dividendi;
compatibilità con le normative locali;
governance giuridica.
Alcuni esperti ritengono addirittura che serviranno anni prima di vedere un’applicazione concreta realmente efficace.
Tuttavia il segnale politico è molto chiaro: l’Europa vuole diventare più competitiva sul piano imprenditoriale.
E questo cambia il quadro strategico. Per anni molti imprenditori europei hanno guardato principalmente a:
Delaware;
Singapore;
Dubai;
Estonia;
Svizzera;
Irlanda.
Ora Bruxelles sta cercando di costruire un’alternativa europea integrata.
Non è detto che ci riesca completamente, ma il tentativo stesso potrebbe produrre cambiamenti rilevanti.
Per gli imprenditori svizzeri il punto centrale è probabilmente questo: la Svizzera resta fortissima, ma il contesto europeo sta evolvendo verso modelli più dinamici, digitali e integrati.
Chi opera già a livello internazionale dovrebbe iniziare a monitorare attentamente l'evoluzione del 28° regime e la fiscalità europea armonizzata, così come il trattamento delle startup innovative.
Un aspetto importante per la gestione finanziaria sono regole sulle stock option. Mentre non è da dare per scontata la compatibilità con strutture svizzere, che potrebbe aprire la strada a nuove opportunità di pianificazione internazionale.
La conclusione più seria e professionale non è “trasferitevi in Estonia” o “abbandonate la Svizzera”, perché questa sarebbe una semplificazione ingenua.
La realtà è molto più sofisticata: ogni struttura societaria dipende dalla residenza fiscale personale, dal tipo di attività; e soprattutto sai margini operativi; la possibilità di reinvestimento agevolato sicuramente ricopre un ruolo importante, anche se non di primaria importanza. Inoltre presenza internazionale; altrettanto cruciale è la raccolta di fondi presso gli investitori; parimenti la successione patrimoniale e la protezione degli asset; così come la snellezza della compliance regolatoria.
In alcuni casi il modello estone può essere estremamente efficiente. In altri la Svizzera rimane nettamente superiore. In futuro alcune EU Inc. potrebbero diventare strumenti molto interessanti per operazioni europee cross-border.
Il vero vantaggio competitivo, quindi, non sarà probabilmente scegliere “un Paese migliore”, ma costruire architetture internazionali intelligenti, legali e coerenti.
Ed è esattamente il tipo di tema che merita una discussione approfondita con fiscalisti internazionali, avvocati tributaristi e professionisti specializzati in strutture cross-border.
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Fonti:
European Commission – Commission presents proposal for EU Inc. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_614
European Commission – EU Inc.: A new harmonised corporate legal regime https://commission.europa.eu/topics/business-and-industry/doing-business-eu/company-law-and-corporate-governance/eu-inc-new-harmonised-corporate-legal-regime_en
European Parliament – The 28th regime https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2025/779233/EPRS_BRI%282025%29779233_EN.pdf
Financial Times – The EU's secret weapon for economic success https://www.ft.com/content/e5516e69-8251-4d4a-8b70-6a438ba701d9
Kluwer International Tax Blog – The EU 28th Regime for Innovative Companies Needs a Dual-Instrument Architecture https://legalblogs.wolterskluwer.com/international-tax-law-blog/the-eu-28th-regime-for-innovative-companies-needs-a-dual-instrument-architecture-to-stimulate-a-coherent-tax-treatment/
EY – European Commission publishes proposal on the 28th regime https://taxnews.ey.com/news/2026-0715-european-commission-publishes-proposal-on-the-28th-regime-eu-inc
KPMG – EU Tax Centre E-News 213 https://kpmg.com/xx/en/our-insights/eu-tax/e-news-213.html
Triniti – EU Inc.: What Does the 28th Regime Mean for Estonian Entrepreneurs https://triniti.eu/insights/eu-inc-what-does-the-28th-regime-in-company-law-mean-for-estonian-entrepreneurs-and-investors/
IMF – Options to Strengthen the Tax System in Estonia https://www.elibrary.imf.org/view/journals/018/2025/102/article-A001-en.xml
Tax Foundation – 2025 European Tax Policy Scorecard https://taxfoundation.org/research/all/eu/2025-european-tax-rankings/
Balt Partners – Corporate Tax Rates in Europe 2026 https://baltpartners.com/en/blog/corporate-tax-rates-europe
Wise – Europe Corporate Tax Guide https://wise.com/gb/blog/europe-corporate-tax
Iranian protesters who fled Iran say war has made the regime
Two Iranian brothers who joined the January protests told CBS News’ Imtiaz Tyab the situation inside Iran “became chaotic” after the war started and continued to deteriorate. “After the ceasefire, the regime became even more extreme to the people,” one of the brothers said. They fled Iran on May 13.
Source link
He wanted to share his opinion. About his surroundings and the extremity of their regime. He wanted to be sure within himself that no harm to the lives of others would be conducted via his opinion or life involvements.
Q) Do disabled people become dictators?
Dictatorships most usually harm disabled people, rather than disabled people becoming dictators. But disabled people can become dictators. Disability is not a predictor of authoritarian behaviour, and there is no evidence that disabled people will become dictators.
Authoritarianism arises from political structures, ideology, military power, and personal ambition — not from disability status.
Why the question matters
Historically, disabled people have been targets of dictatorships, not beneficiaries:
Nazi Germany systematically persecuted disabled people under Aktion T4.
Many authoritarian regimes restrict disabled people’s rights, political participation, and access to public life.
So the pattern is the opposite: dictatorships harm disabled people, rather than disabled people becoming dictators.