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Io come la Nave di Teseo.
Mentre la testa ti esplode sali su un ascensore
E torni a casa e fai l'amore
Con uno sconosciuto che non parla e non chiama
E non ti ama
...
Non mi dire una cazzata
Che penso al perché l'hai inventata
con uno sconosciuto
che non parla e non chiama
e non ti ama
io non ti aiuto
mentre la notte si accende
come le sigarette
che mi fumo
una coltellata
Quante volte non ti ricordavi neanche il mio nome
-GAZZELLE, "Coltellata"
“Coltellata” - Gazzelle feat. Tha Supreme
Avrei dovuto preparare il cuore. So che avrei dovuto, ma l'ho dimenticato. Troppo impegnata a farlo battere di nuovo, dopo la muta e inerme attesa a cui era stato costretto di recente, non mi sono preoccupata nemmeno di lasciarlo a casa, oggi pomeriggio. L'ho portato con me, a passeggiare con mamma, senza protezione di alcun genere; ed è lì che la sua sola voce lo ha trafitto. Uscivo dall'erboristeria, mamma mi teneva sottobraccio e mi stava chiedendo di fermarci per un caffè. Io guardavo dritta davanti a me, soppesando e valutando la lunghezza della fila al bar di fronte, e mi è parso di vedere sua sorella minore seduta ad un tavolinetto. Ho battuto le palpebre per accertarmene e spostato gli occhi sul ragazzo in piedi davanti a lei: il suo fidanzato; lo stesso di un anno e mezzo fa. Senza dubbio, nonostante entrambi avessero la mascherina indosso. Avrei voluto poter camminare via senza curarmene, ignorando la fitta percepita nel ripensare a tutti i momenti passati con quella che per 13 anni avevo considerato una sorella, ma lei ha incrociato il mio sguardo dietro le lenti tonde dei suoi occhiali e perciò mi sono sentita in dovere di alzare la mano in cenno di saluto, mentre dicevo a mamma di cambiare bar per la troppa fila. Avevo ancora le dita sollevate in aria, quando ho sentito la sua voce. O meglio, quando la sua voce mi ha trapassato il cuore da parte a parte. Ne avevo dimenticato il suono in ogni sfumatura, pensavo. Che sciocca... Certi suoni ti restano dentro, ti macchiano l'anima indelebilmente. Con la coda dell'occhio, senza rallentare il passo, mi sono resa conto che era uscito dal bar con delle bevande da asporto in mano e gli occhi puntati sulla sorella, affiancandomi per un istante senza accorgersene. Al fianco. Era stato al mio fianco il tempo di un respiro senza saperlo, senza notarmi, dopo un anno e mezzo di nulla assoluto. Se fossi uscita dall'erboristeria un secondo prima, lui sarebbe uscito dal bar dopo che io ne avevo superato l'entrata. Mi avrebbe riconosciuto, di spalle? Chiamato? Fermato? Salutato? Era lì con la sua famiglia o c'era anche la nuova fidanzata? Sua sorella, che aveva ricambiato con disagio il mio saluto, gli avrà detto di avermi vista? Ad ogni domanda, ho inferto a quel cuore già straziato altre ferite. Poi è risalita a galla la rabbia e la delusione cocente provata durante il funerale di mio nonno ed è sopraggiunta una strana tachicardia, come se il cuore non riuscisse a tenere il passo. Negli ultimi mesi, ogni volta che ero capitata in quel centro commerciale, lo avevo cercato nella folla, aspettandomi di vederlo passeggiare mano nella mano con la nuova ragazza. Era una visione che desideravo avere, quasi mi servisse essere schiaffeggiata dalla sua ritrovata serenità per poter andare avanti anch'io senza più risentimento. Oggi non lo avevo cercato, non avevo pensato minimamente a lui o alla possibilità di incontrarlo e non ero preparata. Oggi non volevo quello schiaffo, ma solo una carezza e ho ricevuto invece addirittura un pugno e poi una sequela di coltellate auto inflitte. La mia solita fortuna, insomma... Il problema è che sono quasi le 4 del mattino e io sono ancora qui a pensarci, invece di dormire. Sono qui a chiedermi perché ancora mi singhiozza il cuore in petto ogni volta che rievoco a mente il candore della maglia che indossava che contrastava fortemente il nero corvino dei suoi ricci. Non dormirò stanotte. In qualche modo cercherò di sopravvivere anche a questo. Arriva l'alba tra un po', canta Max Pezzali. Peccato solo che il sole non sappia guarire certe ferite.