“Il mare è disponibile, non si nasconde, quando parli non interrompe. Col mare puoi piangere, urlare, bestemmiare, tirare pietre, lui non si spaventa. Continua ad andare avanti e indietro: ti cerca, non ti cerca, ti chiama, non ti chiama. Sarebbe bello imparare i segreti del mare. Il mare è immenso, è tutto. Al suo cospetto, non c’è pena che non sembri piccola. Davanti al mare ritrovi il tuo posto nel mondo e nel tempo, vedi quanto la vita è breve, col suo soffrire, e riesci a porti la domanda che ti fa piú paura. Il piú è fatto, poi si vedrà. Il mare ascolta le persone una per una e intanto continua ad andare e venire: ti tocca, non ti tocca, ti prende, non ti prende. Il mare aspetta, e appena il dolore ti è piú lieve ti distrae col vento freddo che si infila sotto al cappotto o col sole che brucia la pelle. E’ furbo. Inizia a dondolarti col ritmo dell’onda che s’infrange tra gli scogli e poi rigurgita, ora piú forte, ora piú piano. E, senza che tu te ne accorga, ti incanta, ti ipnotizza, e ti addormenta. Finalmente riposi. Quando è l’ora, ti dà una spruzzatina d’acqua sui piedi. Ti svegli. Ringrazi, saluti e te ne vai.”
― Paolo Milone, “L’arte di legare le persone”.











