Pozzanghere
Voluttà insinuosa
tra gli spalti di ceramica
in cui la Premurosa
si assicurò le proprie anime
Cadde pioggia come lacrime
Sul viso puerile di nostra figlia
Terra, di cui rabbia atavica
Dipingeva le porporate distese
Piccine mani di carne rosa
Rimasero impresse tese
Annuendo e tacendo
Altresì perdendo
Gli ostaggi del passato, ingoiarono una biglia
Per rendersi immortali, divennero roccia lavica
L'Usuraia li guardava divertita e la mano protese
Verso i figli della eterna e infernale giovinezza
I loro corpi erano semplice e lineare presenza
Vittime di ogni tipo di indecenza
Ogni violenza
Divenne storia, il veleno si fece gloria
Iniziarono a diventare vipere
Strisciarono nelle dolci di luna sere
Ridendo come iene, piangendo dalle vene
Ogni tipo di liquido potesse lasciare un segno
Senza più disdegno
Cercavano solo carne in cui affondare i denti
Il male avrebbe risanato le loro menti
O distrutto tutti i loro di condanna stenti
Persero i loro numerosi e riconoscibili accenti
Per diventare esseri morenti
Per non essere i digeriti ma essere i digerenti
Non parlarono per giustificare i propri assenti
Più volte le loro gambe diedero segni di cedimenti
Il riflesso che la luce forniva loro, in quella acqua cristallina
Dipingeva loro verità tragiche, addosso avevano coscienza finta
Sentivano le urla le due Streghe, ridevano, li guardavano dall'alto mentre incinta
era la sofferenza con la libertà
Quelle bestie perdettero qualsivoglia tipo di umanità.
Nulla fu più salvato
Sembrava accecato
L'occhio davanti a quella finestra
Il mondo ritraeva e sconvolgeva
Ogni ruggito ogni bestemmia
La realtà inseguì gli immortali
Nonostante cercassero di sfuggirla
Di scrivere di dolori fatali
Per essere divinità, per schernirla
Quella maledetta vicenda trascritta
Fu sempre dritta
La via che ci sembrò contorta
Il secondo irrimediabilmente slitta
Nelle mani della bella e della bestia
In lotta intestina per l'asfissia e l'agonia
In cerca di sangue con cui curar la sua fobia
Di rimaner sola
Non sufficienti furono le parole
Nero su bianco, ogni tipo di prole
Fu abortita da queste eterne langue
Voi figli delle lame e delle tregue
Siete inseguiti dai vostri detrattori
A cui avete tolto il loro cuore
Per cibarvene e rendere principale attore
il vostro animo contorto e disumano
Eppure chi vi ha amato non ha avuto mano
Da stringere, prima di un sorriso fingere
Promesse che avrebbero dovuto vincere
Rimangono nell'etere e cercano di infliggere
Nostalgia








