Dice che è ufficiale: Rossi, Emiliano e Speranza lasciano il PD perché “Renzi non ci ha ascoltati”. Che tradotto sarebbe “Abbiamo capito di non avere alcuna speranza al congresso e dunque ce la diamo a gambe sperando così di contare qualcosina di più a livello di coalizione”. Quindi la massima aspirazione dei 3 moschettieri de no’atri è quella di fare i Bertinotti 2.0, strappare qualche poltrona, e tirare a campare in una comfort zone di rendita (pseudo)rivoluzionaria antisistema ma con qualche Ministero/Sottosegretario assicurato (in caso di vittoria di una eventuale coalizione di csx, s’intende).
Il tutto vorrebbero metterlo sotto il cappello dell’ottimo Pisapia, che invece da persona seria qual è, sta sviluppando un altro ragionamento, non basato sull’odio personale, il livore, la rivalsa nei confronti di Renzi - ma su un progetto concreto di proposte più o meno condivisibili ma con una loro dignità e fondatezza.
Inutile dire che i tre moschettieri hanno davvero la “faccia come il culo” parafrasando Giachetti: gettano da mesi odio e fango sopra il PD tutto, non solo sopra Renzi ma pure sui militanti/attivisti e elettori che meriterebbero grande rispetto; avanzano pretese surreali su tempi e modi di assemblee, congressi, direzioni, agende, salvo poi rovesciare il tavolo se messi alla prova democratica del voto; s’iscrivono a pieno titolo al partito della “post-verità” insieme a Salvini e Grillo, con le loro violente accuse alle politiche di Renzi, sostenute da dati strumentalmente manipolati o da opinioni personali spacciate per verbo oggettivo. Ma la faccia come il culo ce l'hanno soprattutto perché si riempiono la bocca quotidianamente del "Partito personale di Renzi", loro, incapaci di accettare votazioni assembleari democratiche, e ora si costruiscono, come un Civati qualsiasi, il proprio partitino iperpersonale.
Mi auguro davvero, per il bene della sinistra e del Paese, che Renzi trovi il punto di contatto con Pisapia e che lo stesso Pisapia lasci al proprio ineluttabile oblio questa accozzaglia di personaggi dal grosso ego, dal grande arrivismo, ma dal miserrimo spessore umano e politico.
Luigi Perri eletto nuovo segretario provinciale del Partito Democratico di Alessandria
Un nuovo capitolo per il PD alessandrino con la leadership di Luigi Perri, che guiderà il partito verso la fase congressuale del 2025.
Un nuovo capitolo per il PD alessandrino con la leadership di Luigi Perri, che guiderà il partito verso la fase congressuale del 2025.
Il Partito Democratico della provincia di Alessandria ha ufficialmente un nuovo segretario. Nel corso dell’assemblea federale che si è tenuta ieri sera, 10 ottobre 2024, presso la sede SOMS nel quartiere Cristo di Alessandria, Luigi Perri è stato eletto nuovo…
ROMA. LA RIFONDAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO E DELLA SINISTRA DEVE PENSARE A CHI STA PEGGIO.
ROMA. LA RIFONDAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO E DELLA SINISTRA DEVE PENSARE A CHI STA PEGGIO.
La rifondazione del Partito Democratico non può non passare da una scelta di campo, che deve ripensare ai compiti della sinistra: sussidarietà, solidarietà in difesa dei diritti delle persone, dei più poveri, per dare voce a chi non ha più voce.
La fine dei blocchi sociali e politici hanno favorito l’inaridimento della politica italiana insieme alla scomparsa di quelle forze politiche…
Pd verso il congresso/De Rebotti come Bartali: "Gli è tutto da rifare"
Pd verso il congresso/De Rebotti come Bartali: “Gli è tutto da rifare”
Francesco De Rebotti, sindaco Pd di Narni
Il sindaco di Narni: “Il mioo ultimo gesto d’affetto nei confronti del Partito Democratico umbro è occuparmene, intensamente, nella sua fase più difficile. Un partito che semplicemente non esiste più, non appassiona…
(Avvertenza: tutto ciò che leggerete in questa narrazione in modalità flusso-di-coscienza è stato scritto molto prima della chiusura dei seggi per le primarie del Piddì. E va un po’ oltre l’esperienza che ci siamo lasciati alle spalle domenica).
Istantanee da un seggio non-tanto-immaginario.
Le ho viste, coppie di anziani (magari maestri di scuola, così a naso mi son sembrati) ai seggi di Città, con in mano la tessera elettorale, tremolante, con facce perplesse all’ascolto delle modalità di voto. Già perché non sono proprio un bel risultato di chiarezza queste schede elettorali.
Certo che le ho viste le schede, una grigia ed una arancio. A colonne tripartite, come il numero dei candidati alla Segreteria nazionale, riportanti in ciascuna colonna il nome del segretario stampigliato più in alto di una striscia orizzontale e continua di loghi, quelli delle liste associate ad ogni candidato.
Brutta scelta grafica. I rettangoli dei loghi sono contigui e non danno minimamente né intuitivamente l’idea di caselle da barrare in scelta esclusiva. Fossero stati disposti in verticale, magari con un quadratino bianco a sinistra, avrebbero certamente reso l’idea di vaglio, di alternativa.
Molti votanti piazzeranno la loro croce direttamente sul nome del candidato. Sono più che convinta che ci sarà assai da dirimere (e su cui accapigliarsi malamente) durante lo scrutinio.
Ho sentito ai seggi gli scrutatori spiegare le modalità di voto a persone perplesse, contraddette tra ciò che sentiva, ciò che aveva letto (da Il Post: “Come si vota? È molto semplice: si vota tracciando un solo segno sulla scheda in corrispondenza del nome del candidato e della sua lista. In questo modo si vota sia per il candidato segretario che per la lista di candidati all’Assemblea Nazionale [...].”) e l’inefficace resa grafica sulla scheda.
Li ho visti, questi anziani, tanti anziani, probabilmente commossi dall’appello di Prodi (per il quale e per l’Ulivo, ci scommetto, fecero anni fa la fila ai gazebo). Fosse stata ancora viva mia madre, ci sarebbe tornata di sicuro al seggio per votare, pagando anche più del minimo (come faceva sempre).
Ho sentito, venerdì sera, volenterosissimi segretari del Piddì di piccoli Comuni delle fasce interne, incazzarsi a bestia contro le sezioni provinciali perché il materiale per i seggi non era pronto. Da sempre (e per via di pluriennale esperienza di militanza politico-sindacale) so che l’efficacia della politica nei territori alla fine si regge soprattutto sulla presenza continua, sulla salda organizzazione e sulla sollecitudine nei confronti delle persone. La superficialità organizzativa, il disattendere i volenterosi, i simpatizzanti ed i militanti è veleno mortale per il consenso. Grazie che poi tutti si buttano sugli slogan facili e gratuiti (sul sovranismo, sugli accessi portuali, contro i prossimi furbetti del Reddito di cittadinanza, e via proseguendo), agitati da movimentisti senza sedi né organizzazione, virtuali ed ondivaghi, come gli umori e l’inesperienza che dimostrano.
Ho sentito scrutatori che meravigliati dichiaravano di aver trovato votanti in attesa ancor prima dell’apertura dei seggi. Non è incolpevole l’ondata emotiva della marcia a Milano di sabato. La riuscita della manifestazione meneghina ha reso meno antipatico perfino il Sindaco Sala (il quale ho spesso considerato lontano dalla Sinistra, talvolta gratuitamente troppo settentrionalista). Ho capito, negli anni, che le svolte politiche iniziano sempre da Milano.
Gironzolando per Twitter (è un social molto immediato, in quanto a reazioni), si leggono florilegi di hate speech (quelli carichi d’odio) contro i candidati, assieme a dichiarazioni d’amore naïf nei confronti di una Sinistra che stenta ancora.
Indubbiamente, non contribuisce alla scelta l’improvviso ricordarsi delle serracchiani, delle morani, delle fedeli, dei lotti, degli orfini, ma anche dei veltroni (in minuscolo solo per indicare una tipologia di esponenti che ha contribuito alla decadenza della sinistra in generale e del Piddì in particolare). Non pochi gradirebbero non vederli, né sentirli più discettare, essendo i prodromi della politica come investimento sociale per sé stessi (attività resa una professione dai giovani pentastellari).
Ho visto ai seggi, taciturni e mesti, votanti pentiti del M5S. Volevano più popolo, più sinistra e più uguaglianza. Hanno ottenuto più confusione, ignoranza, incompetenza.
Ho sentito scrutatori fare il tifo per il bel tempo, “così la gente esce a passeggio e magari entra a votare”, dimenticando che la ‘gente che esce a passeggio’ non tiene abitualmente la scheda elettorale in borsa.
Ho visto i piccoli e grandi pescicane della politica locale incrociare davanti ai seggi, a debita distanza per non spaventare i romantici sognatori di una Sinistra migliore.
Vabbe’, sì, si sogna un altro cambiamento. Magari aiuta la speranza. E poi, sta arrivando la primavera e delle elezioni in Estonia sul fèisbuk pentastellare non ce ne cale una beneamata cippa.
#ILMONITO
“Goffredo Bettini e la sua storia meritano rispetto, non si possono strumentalizzare le sue parole ed estrapolare da esse concetti
L'articolo Congresso Pd, Sgambato invita Giachetti e Ascani a dare il buon esempio e a lavorare per la vera unità del Partito democratico di Redazione
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Pd, Minniti : “Mi candito, ma non sono lo sfidante renziano” Domenica 18 novembre, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, l’ex ministro dell’interno Marco Minniti ha ufficializzato la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico: “Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio, di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa”.