Il post-voto nella post-verità
A voler essere ottimisti, o quanto meno positivi, si potrebbe dire che anni, decenni, di politica e di politici mediocri hanno plasmato cittadini diffidenti e cinici, disillusi e apatici, insofferenti. E che questo esacerbarsi della famosa “lontananza dei palazzi dalla vita reale” ha prodotto una sorta di cecità, l’incapacità di riconoscere il cambiamento anche quando ti viene palesato davanti al naso.
A voler essere ottimisti, o quanto meno positivi. In realtà il risultato del Referendum Costituzionale, quel NO così largo e compiaciuto, si inserisce a pennello nell’epoca globale in cui viviamo: la oramai conclamata era della post-verità.
Farage ha convinto gli inglesi a votare per la Brexit raccontando bugie; Trump ha convinto gli americani a votare per lui raccontando bugie; Tsipras e Varoufakis, da sinistra, avevano convinto i greci raccontando loro bugie; l’accozzaglia del NO, con i grillini in testa, ha convinto gli italiani a respingere una buona riforma e soprattutto ad andare contro il Governo Renzi riempendo loro la testa di squallide falsità.
Perché l’elemento più grave che viene fuori dalle urne non è tanto la bocciatura della riforma costituzionale, quanto la fine del Governo Renzi: un governo che seppur con tanti singhiozzi, errori, passi falsi, ha generato un’inversione di tendenza seppur timida nell’occupazione, nello sviluppo; ha restituito credibilità internazionale al Paese rendendolo protagonista in Europa; ha ridato ossigeno a famiglie e imprese con detassazione, sblocco di finanziamenti e opere pubbliche, bonus e rottamazione cartelle esattoriali.
E ora? Ora ci attende probabilmente un annetto o forse qualcosa in più di governicchio tecnico, probabilmente una nuova Legge elettorale che avrà una matrice proporzionale con le preferenze (mamma mia, che orrore), e poi le elezioni. Che rischiano di diventare il trionfo della non-politica del non-partito con il non-statuto e soprattutto con la non-capacità di risolvere i problemi degli italiani.
La storia condannerà il fascismo settario dei grillini, il conservatorismo corporativista della sinistra perdente di Civati, Bersani, D’Alema e Fassina, l’opportunismo razzista di Salvini. Sono certo che la storia ricorderà questi personaggetti come i campioni del declino ultimo del Paese Italia. Di questo sono sicuro e felice. Ma intanto noi, i nostri figli, probabilmente anche i nostri nipoti, dovranno subire le conseguenze delle piccole politiche di questi piccoli politici.
Ma la storia condannerà anche il sonno della ragione dei cittadini: l’imbarazzante autolobotomizzazione che sta generando dei mostri che sarà davvero complicato abbattere.