Stamattina nel traffico del sabato mi è tornato in mente il martello rosso di mia madre.
Quando mamma ancora guidava e noi eravamo piccolette (io, perché le sorelle grandi sono sempre grandi), e incrociava i cosiddetti pirati-della-strada (gente imbecille tout simplement, ché pirata è una parola bella), a noi, per ridere, diceva che avrebbe tanto voluto uno di quei rostri che escono dalle ruote delle auto nelle spy story, e bucano le gomme o minacciano graffiettini, alla james bond, oppure oppure un martello da agitare, finto no?, da dietro il finestrino, così per far pigliar paura ai cafoni prepotenti. E noi, amiche di topolino e banda bassotti, prefiguravamo bene la scena e ridevamo.
Una lezione all’hybris dell’autista cafone, teatrale comica liberatoria.
Un giorno, dietro il lunotto della Renault 5, tra gli ombrelli e i cappelli, comparve davvero un martello: lungo, dal bastone rosso di plastica leggera, con la grande scure di gommapiuma, alto più o meno quanto me a sei anni. Quello dei clown insomma, ma senza il magone dei clown.
Lucente, nella sua totale opacità di giocattolo.
Stette per anni lì dietro, si scolorì pure, pronto all'uso. Non ricordo se mamma oltre a comprarlo l’ha mai preso minaccioso in mano, con occhi di bragia, in risposta a uno di quei clacson scemi altrui.
L’importante non era quella visione (da scompisciarsi) lì, ma che le parole sue non erano parole, che la fantasia non era una cosa e la realtà era un’altra. Che in qualche modo, ma col riso, la realtà la piegavi, rispondevi alla realtà, come il martello rosso di gomma dal manico rosso di gomma, che si piega appena lo stringi.
Il suo scherzo, la sua burla verso l'esterno arrivava fin in fondo, dominava quella realtà sgradevole/sgraziata che fosse, come un contrappunto musicale, con la leggerezza del riso e la profonda serietà della fantasia.
Il martello che sostava dietro la renault fino a scolorire era una specie di promemoria di superpotere (che tutt’ora, anche quando non m’accorgo, credo di evocare).
È una filosofia intraducibile ma visiva e identitaria di lei, come non mai.
C’è chi ha il mantello rosso, e chi il martello rosso. (lo cercherò in soffitta).