Io sono vichinga
vichinga è un nome che mi hanno dato il primo anno di università perché sono bionda, ho gli occhi azzurri, la pelle bianca, ma sopratutto perché sono alta e spietata. Si tratta proprio di un nome, non un appellativo simpatico, tant'è che ho anche i diminutivi vichi, vik e un nome desueto che è falbalà (non c'entra molto perché non sono galla e perché non si addice al mio essere spietata). Devo ammettere che, in fondo, tanto temibile non sono, sono solo spaventata; allora mi faccio le trecce, prendo la spada e combatto, vado a caccia e pesca, costruisco zattere. Mi comporto come se fossi sola al mondo (cosa che mi spaventa ancora di più e mi fa sembrare ancor più aggressiva. In definitiva, mi fa comodo) e prendo tutto e tutti come sfide e ostacoli alla mia sopravvivenza. Mi rendo conto che è una condotta macchinosa e stancante, ci sto lavorando, anzi, ci sto pensando perché per arrivare ai fatti la strada è lunga. A meno che non si consideri un'azione anche il pensiero, allora è un altro discorso. Vado a dare da bere a reginald.








